Emigrazione sanitaria, alla Basilicata costa 52milioni di euro
Il segretario della Uil Fpl commenta i dati di Agenas e Ministero della Salute: “Urgente un piano straordinario per ridurre le liste d’attesa, rafforzare i servizi territoriali e recuperare attrattività”
I più recenti dati diffusi da Agenas e dal Ministero della Salute confermano un quadro fortemente critico per la Basilicata sul fronte della mobilità sanitaria. Nel 2023 la regione ha registrato un saldo negativo di oltre 52 milioni di euro, con un incremento del 13% rispetto al 2019. Nello stesso periodo i ricavi legati alla mobilità attiva hanno subito un calo del 14%, segnale di una progressiva perdita di attrattività anche nei confronti dei pazienti provenienti da altre regioni. A dirlo, in una nota il segretario della Uil Fpl Basilicata, Giuseppe Verrastro.
“I lucani-evidenzia Verrastro-sono i cittadini italiani che più di tutti spendono di tasca propria per curarsi fuori regione: circa 240 euro pro capite, il valore più alto a livello nazionale. L’analisi dei flussi evidenzia che gran parte degli spostamenti riguarda ricoveri ospedalieri per prestazioni ad alta complessità, ma non mancano importi significativi anche per cure di media o bassa complessità e perfino per prestazioni a rischio inappropriatezza, un fattore che amplifica il peso economico e sociale del fenomeno.
A rendere ancora più evidente la fragilità del sistema sanitario lucano sono i dati sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Nel 2023 la Basilicata è risultata inadempiente nell’area distrettuale, con un punteggio di 52 su 100, ben al di sotto della soglia minima di 60. Si tratta di un campanello d’allarme che si aggiunge ai ritardi già registrati negli anni precedenti, a conferma delle difficoltà nel garantire una rete territoriale solida, capace di assicurare servizi di base, assistenza domiciliare, prevenzione e cure di prossimità.
Le cause di questo scenario sono note: liste d’attesa lunghe e difficilmente gestibili, specialità poco sviluppate, carenze di personale sanitario, prevenzione debole, infrastrutture obsolete e una percezione di qualità insufficiente che spinge molti pazienti a rivolgersi a strutture di altre regioni. Le conseguenze sono pesanti: da un lato un aggravio enorme sui bilanci della sanità lucana, costretta a trasferire risorse altrove, dall’altro un ulteriore disagio per i cittadini, che devono affrontare viaggi costosi, stressanti e spesso con tempi di cura più lunghi”.
Per invertire questa tendenza -aggiunge il segretario della Uil Fpl-non bastano piccoli interventi, ma è necessario un piano straordinario. Occorre innanzitutto affrontare con decisione il problema delle liste d’attesa, investendo risorse aggiuntive, estendendo l’orario delle prestazioni anche a sera e nei fine settimana, potenziando il ruolo delle strutture pubbliche e integrando in maniera intelligente l’offerta privata accreditata. Un’organizzazione più efficiente del sistema CUP, anche con sportelli dedicati nei reparti, rappresenta un passaggio essenziale per rendere l’accesso alle cure più rapido e trasparente.
Parallelamente bisogna rafforzare in maniera significativa l’assistenza territoriale, accelerando l’apertura e la piena operatività delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, soprattutto nelle aree interne. È fondamentale sviluppare la presa in carico domiciliare per i pazienti cronici e fragili, ridurre i ricoveri evitabili e garantire una continuità assistenziale che oggi manca.
Un altro nodo centrale è la prevenzione. Servono campagne vaccinali più incisive, programmi di screening oncologici diffusi e accessibili, iniziative di educazione alla salute e promozione di stili di vita sani. Senza prevenzione, il sistema si trova a rincorrere le emergenze, con costi sempre maggiori e risultati sempre meno efficaci.
Non meno importante è l’investimento sulle risorse umane. La Basilicata deve attrarre e trattenere professionisti sanitari, garantendo nuove assunzioni, incentivi economici e di carriera, percorsi di formazione continua e migliori condizioni di lavoro, soprattutto nei territori più disagiati. L’ammodernamento delle strutture e delle tecnologie, insieme alla diffusione stabile della telemedicina e della digitalizzazione dei servizi, rappresenta un’altra leva imprescindibile per migliorare l’efficienza e ridurre il ricorso alla mobilità passiva.
Infine, serve un cambio di passo nella governance. È necessario istituire un Osservatorio regionale permanente su LEA, mobilità sanitaria e liste d’attesa, capace di monitorare costantemente la situazione e fornire dati trasparenti ai cittadini. La revisione del piano sanitario regionale deve essere partecipata, coinvolgendo professionisti, enti locali, associazioni e utenti, affinché le scelte non siano solo frutto di logiche amministrative, ma rispondano davvero ai bisogni della popolazione.
Ridurre la mobilità sanitaria passiva-conclude- non è solo una questione di bilanci pubblici, ma di equità e giustizia sociale. I lucani hanno diritto a ricevere cure tempestive e di qualità senza essere costretti a lasciare la propria terra. Investire nella sanità regionale significa restituire fiducia ai cittadini, ridare dignità al diritto alla salute e garantire un futuro sostenibile alla comunità


