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La Basilicata nella sala giochi del potere

Il racconto di un lungo pranzo all’osteria

Immagino di stare a pranzo in una specie di osteria delle utopie. A tavola con me alcuni politici: parlamentari, consiglieri regionali e sindaci. Il luogo è di fantasia, ma i contenuti della conversazione sono veri. Io c’ero, nel senso che ho ascoltato e letto alcune affermazioni seppure in luoghi diversi e in tempi distanti, diciamo dal 1992 al 2024. Si parla del più e del meno, soprattutto di cibo, di vino e della ospitalità dell’oste. Tuttavia, inevitabilmente qualcuno introduce argomenti “politici”. A proposito di giovani studenti fuori regione che giunti alla laurea non tornano in Basilicata, l’esponente politico più importante seduto al tavolo, e oggi ancora in circolazione, ha la sua tesi: “Quelli trovano la ragazza, per esempio a Pisa, e lì rimangono, si innamorano delle femmine”. Detta così il nostro statista si lascia andare a un’affermazione sessista e parziale. Vale anche il contrario o no? L’altro commensale ride e fa la battuta: Questa tesi la chiamerei “la via uterina all’emigrazione studentesca”. Risate, tante e un altro sorso di vino.

Prende la parola il consigliere regionale: siamo seri e onesti, ma perché un giovane dovrebbe vivere, per esempio, in val d’Agri, chessò a Montemurro? La risposta immediata di due sindaci: “perché l’aria è buona, c’è aria buona”. Io provo a stare zitto, ma non ci riesco. E così educatamente mi infilo nella discussione. “Scusate, ma non pensate che i problemi siano altri? Le strade, le ferrovie, il trasporto pubblico, la sanità, il lavoro, le clientele, gli appalti truccati, i concorsi manipolati…” Risponde immediatamente, alzando il tono della voce, il parlamentare: Caro mio, ti sfugge ciò che è stato fatto e tutti i lavori in corso, mi spiego: l’accordo quadro sull’acqua del 1999, il Piano Operativo Val d’Agri, gli accordi con Eni e Total per lo sviluppo dei territori, le risorse all’Università e quelle per lo sviluppo delle aree interne, gli incentivi alle imprese. E poi le misure Cittadinanza solidale e Copes, i Tirocini formativi, i Tirocini di inclusione…mi fermo qui, ma ce n’è di cose fatte. Dimenticavo gli accordi con Trenitalia, con Anas e poi con il Governo, per esempio per contenere il dissesto idrogeologico e per ammodernare la rete idrica e ridurre le perdite di acqua dalle condotte. Potrei aggiungere i lavori dello schema idrico Basento-Bradano che si concluderanno nel 2008.” Gli altri commensali applaudono goliardicamente: “Bravo! Bis! Un brindisi!”

Accipicchia, ma questi non sanno nulla delle condizioni della Basilicata. Allora, gli faccio vedere un film girato tra le fabbriche, tra le scuole, tra gli ospedali, tra le aree interne. E poi gli faccio vedere un documentario sulla val d’Agri, sulla valle del Sauro. E poi gli mostro le slides sui dati socio-demografici, sull’occupazione, sui licenziamenti, sulla fuga dei giovani, eccetera. Insomma gli faccio vedere la Basilicata nello specchio delle “cose che hanno fatto e che stanno facendo”.

Questo pranzo è durato a lungo. Siamo rimasti seduti dal 1992 al 2024. A un commensale che abbandonava la compagnia se ne aggiungevano di nuovi, tanti. Nell’osteria delle utopie non c’era più posto e così ci siamo trasferiti, nel 2025, in un’altra osteria, quella delle distopie. E qui in un batter d’occhio sono scomparsi tutti. Alcuni di loro li ho ritrovati, sempre su di giri e pieni di entusiasmo, nella sala giochi del potere: sono lì a premere su tasti colorati e sonori, altri soffiano nella trombetta di carta e altri ancora si fanno la guerra coi coriandoli. C’è persino chi saltella sul tappeto elastico e non cade mai. In fondo, nell’angolo buio, qualcuno gioca d’azzardo sulla pelle dei lucani.