Lettera da Gaza: la testimonianza della poetessa Samar Al Guhssain
“Basta che tu sia palestinese perché sia legittimo rubarti la terra, la casa, la tua anima e quella dei tuoi figli”
Samar Al Guhssain è una poetessa e scrittrice emergente di Gaza di seguito pubblichiamo la sua testimonianza.
“Quando avevo due anni, le forze d’occupazione imprigionarono mio padre perché sospettato di aderire ad Hamas. Cosa mai provata.
Fu condannato senza motivo per sette anni che appartenevano alla sua e alla mia vita. Nelle carceri israeliane, i prigionieri vivono in condizioni pietose e digiunano per avere i loro di diritti. Molti digiuni durano così a lungo da danneggiare la salute dei detenuti. Anche mio padre si impegnò in uno di questi scioperi della fame. Grazie a questo, gli accordarono una nostra visita. Il giorno previsto ci vennero a prendere con un convoglio di auto da cui scendemmo solo a destinazione. Da questo convoglio, vidi le strade della Palestina occupata, le case dei coloni. Un’ingiustizia incomprensibile era davanti ai miei occhi mentre venivamo condotti come pecore da una prigione ambulante verso un’altra prigione. Vidi inoltre delle gazzelle, ma vidi pure carri armati, aerei da guerra. Scelsi di tenere il ricordo delle gazzelle.
Arrivati, subimmo diverse perquisizioni fisiche condotte senza delicatezza; mia madre venne fatta spogliare; attraversammo diversi apparecchi radiografici; infine ci condussero in una stanza nel cui centro si trovava una gabbia di vetro. Anche qui, come in molti ambienti attraversati in precedenza, trovammo soldati armati con mitragliatrici e bombe a gas lacrimogeno.
I prigionieri arrivarono da una porta nella gabbia di vetro. Con loro mio padre, e questa era la prima volta che lo vedevo uomo che respira e non fotografia muta.
Permisero solo ai bambini della mia età di entrare nella gabbia e ricordo che mio padre mi abbracciò, ma durò una manciata di minuti. Il viaggio per arrivare lì era durato un giorno e più. Rividi mio padre il giorno della sua scarcerazione, cieco da un occhio e sordo da un orecchio. In carcere la salute non è una priorità e i prigionieri sono curati da medici senza esperienza che hanno la possibilità di fare pratica chirurgica sui corpi dei detenuti.
Segnalo anche che la gran parte delle detenzioni avviene senza processo; che la durata delle pene non è fissata; che la tortura fino alla morte è pratica consolidata.
L’occupazione ha trasformato le prigioni in campi di concentramento dai quali in pochi escono vivi. Chi ne esce vivo, vivrà sotto lo scacco del trauma. Così i suoi cari. Per condannare a tutto questo, non servono grandi motivi e neppure prove: basta che tu sia palestinese. Basta questo perché sia legittimo rubarti la terra, la casa, la tua anima e quella dei tuoi figli.
Samar Al Guhssain è una poetessa e scrittrice emergente di Gaza, nata il 4 settembre 2006. A causa delle operazioni militari israeliane successive al 7 ottobre 2023 non ha potuto completare gli studi liceali. Scrive poesia dall’età di undici anni, considerandola una forma di sopravvivenza all’oppressione dell’occupazione e delle restrizioni sociali. La sua poetica si concentra sui temi come guerra, trauma, resistenza, femminismo e sopravvivenza — non come esplorazioni astratte ma come esperienze attraversate nel quotidiano. Le poesie dell’autrice portano l’influenza del luogo e del suo spirito, le cicatrici e le ferite aperte del genocidio, aprendosi tuttavia all’universale dell’orizzonte umano. La sua poesia “Mihrab” è stata pubblica dalla rivista on line Modern Poetry in Translation (Regno Unito) nella sezione Shells of the Shore: Gaza.
Diverse sue poesie faranno parte dell’antologia cartacea Rosa di Gaza che uscirà quest’anno in Italia per l’editore Les Flaneurs.


