Piano Casa, modifiche alla Legge regionale. Presentate in Regione le proposte del Circolo La Scaletta
Ieri l’audizione nella Terza Commissione consiliare permanente
Una delegazione del Circolo La Scaletta di Matera è stata audita nella giornata di ieri dalla Terza Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale della Basilicata. Oggetto della seduta, la proposta di modifica della Legge Regionale 25/12 che disciplina gli interventi di riqualificazione edilizia in ambito urbano. All’incontro ha partecipato il vicepresidente de La Scaletta, l’architetto Paolo Emilio Stasi, che è anche coordinatore del gruppo di lavoro sulle politiche economiche e sociali del Circolo.
Stasi ha consegnato al Presidente e ai componenti della Commissione un documento che sintetizza il lavoro svolto dai soci del sodalizio nell’approfondire le tematiche relative alle storture del Piano Casa.
Nel rilevare che, di fatto, la Legge Urbanistica della Basilicata (L.R. 23/99) “non è mai stata completamente applicata per la mancanza di approvazione da parte della Regione della Carta dei suoli, del Documento preliminare, del Quadro strutturale e del Piano paesaggistico regionale”.
Una stortura che, a parere del Circolo La Scaletta, ha prodotto effetti che, a cascata, si sono rovesciati sui singoli territori provinciali e comunali.
“L’unico strumento urbanistico oggi vigente, in assenza di una pianificazione strategica regionale, – ha sottolineato Stasi – è, quindi, la Legge regionale 25/2012 che, ferma restando la validità e condivisione dell’obiettivo di consentire interventi di rigenerazione urbana, necessita di correttivi per evitare storture che, provocatoriamente, ricordando Antonio Cederna, potrebbero dar vita ad un nuovo ‘Sacco urbanistico’ ai danni delle città. La Legge regionale in vigore, se correttamente applicata, non produrrebbe le distorsioni e degenerazioni urbane che purtroppo si registrano ma ciò è avvenuto in assenza di vigilanza in sede di istruttoria delle pratiche riguardanti il piano casa ed anche nella mancata verifica finale degli interventi. È altrettanto palese, però, che vi siano anche delle evidenti distorsioni nel dispositivo di legge.
Due rilevanti – ha rimarcato il vicepresidente de La Scaletta – sono quelle contenute negli emendamenti presentati dai consiglieri regionali Cifarelli, Morea e Pittella a modifica ed integrazione della legge 25/2012, oggi in discussione nella III° Commissione Consiliare Regionale che condividiamo e che, a nostro parere, potrebbero ulteriormente essere emendati per ottenere una maggiore efficacia.
È essenziale che si ponga innanzitutto una stretta alle autorizzazioni concesse in varianti ad una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) in vigore; occorre inoltre una verifica obbligatoria da parte degli uffici tecnici comunali in seguito alla comunicazione di ultimazione dei lavori per accertare non solo la corrispondenza dei lavori eseguiti al progetto approvato ma anche la realizzazione delle opere e il rispetto degli obblighi che hanno permesso l’ottenimento della premialità di superficie. È necessario inoltre vietare il trasferimento delle superfici edificabili dalle zone rurali al perimetro urbano, e viceversa, e porre particolare attenzione a quegli interventi che, in ambito urbano, alterano significativamente gli standard urbanistici vigenti e confliggono con le norme tecniche di attuazione. In tali casi – ha concluso Stasi – si dovrebbero trasferire eventualmente le superficie edificabili (previa verifica urbanistica, edilizia e paesaggistica) in altre aree da individuare per consentire l’esercizio del diritto di edificazione. Si specifica che, al di là delle opportune e necessarie modifiche alla Legge regionale in vigore, i Comuni potrebbero comunque adottare misure e provvedimenti restrittivi per salvaguardare il tessuto urbanistico delle loro città”.


