Presentato il secondo volume di “Proverbi e detti balvanesi” di Francesco Di Carlo
La prof. Del Puente: in questo modo non si disperde la grande eredità culturale dei nostri territori. Poi, l’affondo alla Regione: a ottobre chiuderà il Centro Internazionale di Dialettologia
Il dialetto è un patrimonio culturale da tutelare, salvaguardare e tramandare alle future generazioni. Parlare anche il dialetto del proprio paese è tutt’altro che segno di ignoranza e bassa scolarizzazione, ma deve diventare un ulteriore stimolo per la salvaguardia dell’enorme patrimonio linguistico e culturale dei nostri piccoli paesi. La Basilicata dei 131 comuni è anche la regione degli altrettanti dialetti che, pur mutati, conservano il fascino proprio delle lingue permeabili ai nuovi costumi e mode, ma pur sempre ancorate alla storia e tradizioni locali. Una sorta di carta d’identità, uno scrigno che contiene tutta la storia, usi e costumi dei territori.
Francesco Di Carlo, allevatore e commerciante di Balvano, partendo da questi ultimi assunti, ha deciso di dare alle stampe -dopo ben 26 anni- il secondo volume sui “Proverbi e detti balvanesi”, una carrellata di modi di dire e massime locali trascritti in balvanese e spiegati in italiani. Nella sala della locale Protezione Civile -stimolato dalle domande del giornalista Mimmo Parrella- l’autore ha letto alla numerosa e attenta platea alcune pagine del lavoro, sottolineando come l’intento sia quello di evitare di disperdere una lingua tra le più caratteristiche del panorama meridionale. Un lavoro lungo anni che ha inteso raccogliere secoli di storia del centro del Marmo-Platano-Melandro recuperando -soprattutto a beneficio dei più giovani- le proprie origini e tradizioni in una ostinata e non scontata difesa della propria storia. Infatti, la raccolta dei proverbi (alcuni comuni anche in altri centri del comprensorio) è avvenuta nel corso di anni di paziente e costante lavoro sia con l’ausilio degli anziani del paese, sia sfruttando il lavoro di commerciante e allevatore con i tanti rapporti umani e professionali intrattenuti sul territorio.
“Anche nelle stalle e nei campi -ha dichiarato con orgoglio Francesco- si possono, come ho fatto negli ultimi anni, recuperare le genuine tradizioni della nostra terra che, senza un certosino lavoro di valorizzazione linguistica, rischiano la desolante e lenta estinzione”. Mettere per iscritto, quindi, l’enorme patrimonio è stato possibile soprattutto grazie al contributo della professoressa dell’Unibas, Patrizia del Puente, responsabile del Centro Internazionale di Dialettologia che ha trascritto la raccolta utilizzando la codifica dell’alfabeto dei dialetti lucani. Molti dei fonemi e grafemi sono simili alla lingua italiana, derivante dal latino, ma diversi appartengono solo al dialetto balvanese.
La professoressa -da anni impegnata in un lavoro di recupero in diversi centri lucani- ha ringraziato Francesco Di Carlo per “il dono che ha voluto fare ai balvanesi, perché solo così, la memoria di questa grande eredità culturale non andrà mai persa e sarà tramandata ai posteri”. Dopo aver allietato i presenti con un rapido excursus sulla storia dei dialetti lucani, con le contaminazioni con altre culture che nei secoli sono avvenute, favorite da dominazioni e migrazioni (comprese le influenze linguistiche di altre regioni italiane, Piemonte e Marche comprese), ha coinvolto i presenti invitandoli a riflettere sulle proprie origini e vocabolario utilizzato. Proprio grazie a Centro di dialettologia e al progetto A.L.Ba, l’Università di Basilicata -ha orgogliosamente ribadito la prof. Del Punte- rappresenta una vera e propria eccellenza non solo in Italia. Gli ultimi riconoscimenti ricevuti alla Camera dei Deputati e dalle Università degli Stati Uniti incoraggiano questo lavoro di ricerca e valorizzazione, movendo anche dai contributi proposti da associazioni, Comuni e singoli studiosi presenti sul territorio. “Spiace -ha concluso la Del Punte- che mentre in giro per il mondo gli attestati si susseguono per questi originali lavori, ad ottobre il Centro potrebbe chiudere definitivamente, lasciando senza lavoro decine di giovani studiosi e rischiando di disperdere questo immenso patrimonio culturale”. L’appello, l’ennesimo negli ultimi tempi, alla presentazione del volume di Di Carlo, è stato rivolto alle istituzioni regionali “che devono dimostrare -come non hanno fatto finora- di tenere a questo progetto che negli anni si è distinto a livello mondiale e che ha coinvolto la gran parte dei centri della Basilicata”. L’Atlante Linguistico della Basilicata, quindi, non diventi un progetto storico e superato, ma continui nel recupero della lingua e delle tradizioni di questa regione. E’ una questione di finanziamenti e volontà politica che finora pare sia mancata. La petizione lanciata dalla prof. Del Puente è rivolta alla Regione Basilicata per salvare il progetto ha trovato anche a Balvano, come in altri centri, tanti convinti estimatori e firmatari. La copertina del libro e un momento della presentazione



