Stellantis Melfi, l’appello di un’operaia: “Se non ci uniamo, faranno che vogliono”
Le parole di una lavoratrice al rientro dopo la pausa estiva: “Siamo ripartiti peggio di prima. Lavoriamo malissimo, nell’Indotto licenziano e per sapere del nostro futuro dobbiamo aspettare il Piano di gennaio. Uniamoci e protestiamo”
“Come ci eravamo fermati a luglio così siamo ripartiti la scorsa settimana, anzi in alcune Unità va anche peggio”. Questa la premessa nel lungo ragionamento con un’operaia di Melfi appena rientrata dopo le ferie estive. “C’è una sporcizia in fabbrica che non si era mai vista – osserva – operai che rincorrono auto e postazioni, auto che vanno avanti senza particolari montati e che poi devono essere recuperate”. E svela un retroscena. “Non appena si è saputo che non si sarebbe lavorato il giorno dopo per mancanza componenti, tanti colleghi urlavano di gioia: ma è chiaro, se lavori male, festeggi quando non vai al lavoro, anche se hai bisogno di fae qualche giornata in più per non prendere una busta paga irrisoria”. Questo per dire quanto stiano peggiorando le condizioni operative sull’unica linea rimasta.
A finire sotto attacco, ormai, è quello che già più volte è stato definito ‘il modello francesce’ ereditato da Stellantis. “Non so come fanno a operare così negli stabilimenti francesi, forse dicono che sono pochi ma ne sono di più in linea, perchè qui sinceramente la disorganizzazione è totale”. E sempre sul modello d’Oltralpe, aggiunge: “Lì probabilmente c’è una forza lavoro multietnica rispetto a noi, un reclutamento ogni 3 anni, lavorano a somministrazione, non riesco a spiegarmelo diversamente, perché a lavorare troppi anni in questo modo, con una continua sottrazione di forza lavoro dalla linea, mi sembra oggettivamente assurdo oltrechè impossibile nei tempi risicati che hanno previsto”.
Poi una considerzione sul futuro: “Senza500x e Renegade, tra qualche mese cosa produrremo? Davvero pensate che con le Ds8, con la nuova Compass Ibrida e con la promessa di nuovi modelli ci sarà da lavorare per tutti?” Eppure, come segnala la la lavoratrice, “qui per sentire qualcosa sul futuro bisogna aspettare i tavoli di gennaio 2026, quella la data in cui verrano svelati dettagli sul Piano indistriale del futuro, e noi viviamo legati sempre a questi ‘tavoli’ in cui probabilmente non decideranno nulla e sarà grande solo la delusione”. E poi, allargando lo sguardo, una considerazione su licenziamenti, giovani e futuro. “Ho letto di questi nuovi licenziamenti di giovani dell’Indotto, i ragazzi dei subappalti, che vengono scaricati e licenziati senza che nessuno faccia rumore. Senza che i sindacati alzino le barricate. Non è possibile che un intero sito industriale si stia smantellando pezzo per pezzo e non ci siano reazioni neanche da parte di quei politici che poi a ogni tornata elettorale chiedono voti e promettono”.
E infine un rilancio, che sa di invito a tutti i colleghi, non solo di Stellantis, evocando la marcia dei 40mila di Torino e chiamando in causa anche le gerarchie aziendali. “A questo punto dobbiamo unirci, noi forza lavoro, noi che teniamo ancora a questo lavoro e a questa terra – osserva – dobbiamo unirci, fare una mobilitazione, promuovere una marcia, fare qualcosa che arrivi nelle sedi dove si decide il nostro futuro. Invece qui ci stanno dividendo, non c’è più solidarietà. Tra Stellantis e Indotto, tra operai e operai, tra impiegati e impiegati. Ci vorrebbe qualcuno capace di unirci per protestare sul serio, prima che sia troppo tardi e che di questa realtà non restino poche macerie e pochissimi lavoratori, sempre più ricattabili”.


