Filcom Basilicata: Quando le autostrade si fermano per Gaza, ma non per il lavoro
Donato Rosa: “La solidarietà intermittente è la malattia morale del nostro tempo: ci si commuove per ciò che è lontano e si tace su ciò che ci riguarda”
Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dal segretario della Filcom Basilicata, Donato Rosa.
“La solidarietà intermittente è la malattia morale del nostro tempo: ci si commuove per ciò che è lontano e si tace su ciò che ci riguarda. Tra slogan, blocchi autostradali e indignazioni selettive, si è smarrito il senso del reale: la giustizia sociale non abita più nei luoghi della concretezza, ma nei palcoscenici dell’emozione collettiva.
L’Italia, ieri, si è fermata per Gaza
Una marea di coscienze accese, bandiere al vento, proclami di pace e di libertà. Tutto nobile, tutto legittimo. Eppure, osservando la scena, resta una domanda che graffia: dove sono queste stesse coscienze quando si tratta del lavoro che muore, della sanità che si sfarina, dei giovani che emigrano, dei pensionati che sopravvivono? La protesta si è trasformata in spettacolo di sé stessa, un rituale collettivo che consola più di quanto non cambi. Si scende in piazza per sentirsi nel giusto, non per cambiare davvero. Intanto, nelle mense scolastiche mancano i contratti, negli ospedali mancano i medici, nelle fabbriche mancano le garanzie, e nelle case manca la speranza. Ma nessuno blocca un’autostrada per loro.
La Flotilla e le coscienze a orologeria
Si è parlato, in questi giorni, della Flotilla per Gaza, di nuove iniziative per rompere l’assedio, per portare aiuti, per “testimoniare”.
Eppure, dietro l’onda emotiva e mediatica, resta l’ombra lunga di una geopolitica ambigua, di un mondo dove Davide e Golia cambiano nome a seconda dell’alleanza del giorno, e dove ogni conflitto diventa uno strumento di potere travestito da causa umanitaria. Sia chiaro: il genocidio del popolo palestinese è una tragedia storica che merita rispetto, compassione e verità. Ma la selettività dell’indignazione ne svuota il senso. Perché nessuna “flotilla” è mai salpata per il Sudan, per il Congo, per il Tigray, per lo Yemen, per il Myanmar. Nessuna autostrada è stata bloccata per i bambini-soldato del Sahel o per le donne stuprate come arma di guerra nelle foreste congolesi. La solidarietà si è fatta geometria variabile: si estende solo dove la telecamera si posa.
Il mondo in fiamme, nel silenzio mediatico
Ci sono guerre che non fanno rumore, e proprio per questo non esistono. In Sudan, due generali si contendono un Paese in rovina. Nel Sahel, la polvere delle strade copre i corpi dei bambini-soldato. In Congo, le miniere di coltan alimentano i nostri smartphone e i nostri silenzi.In Myanmar, un popolo intero vive sotto dittatura. Nel Mozambico, nel Tigray, nello Yemen, si muore nell’indifferenza universale. Il pianeta è una costellazione di conflitti spenti nei telegiornali e accesi nella carne degli uomini. Ma noi ci accendiamo solo quando ci viene detto di farlo.
Sindacati smarriti, politica muta
In questa confusione di emozioni e convenienze, anche la rappresentanza — politica e sindacale — deve interrogarsi. Troppo spesso si è lasciata trascinare dal flusso dell’opinione, dimenticando che la vocazione sindacale non è la ribalta morale, ma la difesa quotidiana dei diritti.
La FILCOM Basilicata non intende abdicare a questo compito
Noi crediamo in un sindacato che non naviga a vista sull’onda del consenso, ma che scava nella sostanza: lavoro, sanità, pensioni, giustizia contrattuale, sicurezza, dignità. Non ci interessa l’effimero delle piazze mediatiche, ma la verità silenziosa dei luoghi di lavoro. Non l’eco, ma la sostanza. Non il gesto simbolico, ma la contrattazione reale.
Una nazione di spettatori
Siamo diventati un popolo di indignati a tempo determinato. Scendiamo in piazza a giorni alterni: un giorno per Gaza, l’altro per i like. E mentre il Paese si consuma nell’attesa di un futuro che non arriva, nessuno ferma il traffico per la sanità che crolla, per i salari fermi, per i giovani precari, per gli anziani dimenticati. Abbiamo scambiato la visibilità per virtù, l’attivismo per coerenza, la solidarietà per posa scenica.
Ritrovare la bussola morale
La pace non si difende solo con le parole, ma con la giustizia sociale. La giustizia non si conquista nei cortei, ma nei contratti. E la solidarietà non si misura in slogan, ma nella capacità di stare accanto a chi soffre, ovunque — a Gaza come a Potenza, nel Congo come a Matera. La bussola morale di un Paese si misura nel modo in cui guarda chi ha vicino. Se le autostrade si fermano per Gaza ma non per un infermiere esausto o una madre senza stipendio, significa che qualcosa, nel nostro senso del reale, si è spezzato.
Conclusione
Non si tratta di scegliere chi merita più compassione. Si tratta di ritrovare la gerarchia dei valori. Di capire che ogni guerra negata, ogni diritto calpestato, ogni ingiustizia taciuta ci riguarda. E che la rappresentanza — politica e sindacale — deve tornare a essere voce autonoma e critica, non eco del mainstream. La FILCOM Basilicata sceglie questa strada. La più difficile, la meno spettacolare, ma l’unica onesta: quella del lavoro, dei diritti, della dignità. Perché la pace non è assenza di guerra: è giustizia che abita la vita quotidiana. E la giustizia sociale si costruisce solo restando, ogni giorno, dalla parte di chi non ha voce.” Donato Rosa Segretario Generale FILCOM Basilicata


