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Operaio licenziato: “Tocca andarcene dalla Lucania, quanta rabbia”
Immagine di repertorio

Melfi, la delusione di un lavoratore Lgs, Logistica Stellantis: “L’agonia è finita, siamo tutti licenziati, sarà difficile ricominciare. E per chi ha qualche anno in più sarà proprio impossibile. Il morale è a terra”

“Dopo tanti anni di lavoro in fabbrica a San Nicola di Melfi questo è il momento più duro da mandare giù”. Sospira e parla con voce bassa e compassata. E’ un lavoratore Lgs a parlare. Da due giorni ormai, insieme ad altri 50 colleghi che fanno capo alla Logistica (Lgs e Las) è fuori dal circuito produttivo. Operavano su commesse Stellantis, nella selva dei subappalti, ma già da marzo l’azienda (Lgs) li aveva messi in Cassa integrazione a zero ore. Preludio al peggio. Ad agosto la lettera di licenziamento, eppure si rimaneva appesi a quella flebile speranza di una Cassa integrazione almeno per altri 6 o 12 mesi. Ai primi di settembre gli ultimi disperati tentativi delle parti sociali di far tornare l’azienda sui suoi passi. Poi il no definitivo due giorni fa, con tanto di presidio sotto la Regione Basilicata.

Licenziamento definitivo e senza appello per 50 operai. “L’agonia è finita – ammette l’operaio con cui abbiamo parlato a lungo, anche in precedenza – lo sapevamo che sarebbe accaduto, ma vedere l’azienda rispondere picche e andarsene rifiutando ogni compromesso e qualsiasi transizione graduale, ci ha fatto ancora più male”. Molti di questi operai e operaie fanno capo alla generazione job act, entrati con la legge Renzi, altri, invece, sono già più in là con gli anni. “Il problema è proprio questo – chiarisce – bisogna ripartire, inventarsi qualcosa, ma questo è più facile per chi ha 40 anni, chi invece è più in là, con famiglie e figli, anni di mutui da pagare, è chiaro che ha tanta rabbia e il morale sotto i tacchi”.

Morale, forza e capacità di resistere agli urti della vita, questo ci vuole ora. “Già – confessa – se da un lato è stata una liberazione il licenziamento perché ha messo fine ad un’agonia, dall’altro lato invece ti ritrovi con la pressione psicologica di un non lavoro, con la rabbia dentro e l’obbligo di inventarti subito qualosa”. Valigie già pronte? “Personalmente ci stavo pensando da quando è arrivata la lettera di licenziamento in pieno agosto, è da allora che penso ad una partenza, fuori dalla Lucania, perchè tanto qui non c’è nulla”. Di concreto però, per questi lavoratori, restano i corsi di formazione messi a bando dalla Regione e che in molti hanno iniziato a seguire proprio perchè ‘lavoratori’ ricadenti in area di crisi complessa (San Nicola di Melfi). “Stiamo seguendo i corsi, da elettricista e da idraulico, speriamo che alla fine ci rilascino almeno un patentino, sempre meglio di niente”.

Ci si aggrappa a tutto, in momenti del genere, quando pare che tutte le certezze si siano dissolte come neve al sole. “Ho sentito che i sindacati hanno rilanciato il bacino di prelazione, che già c’era, il che vuol dire che se venisse qualcun altro a investire nella zona industriale di Melfi, noi licenziati saremmo i primi ad essere inseriti in un percorso lavorativo”. Ma è pur sempre un bicchiere mezzo vuoto. “Parliamoci chiaro – osserva il lavoratore neolicenziato – ma secondo voi chi viene a investire in una zona che un tempo era produttiva, ma che ora è depressa. Chiudono ogni giorno qualcosa. Tutti lasciano e nessuno arriva. Chi viene a investire qui?”. Già, “chi viene a investire qui” è proprio il dubbio che assale non solo i lavoratori che hanno appena perso il posto, ma ci pensano anche tutte le maestranze lucane sempre meno numerose che ogni giorno varcano i cancelli, a San Nicola, e non solo. “Tocca andarcene da qui”, conclude l’operaio con espressione e tono di chi “da qui”, in cuor suo, proprio non se ne vorrebbe andare.