Sanità, in Basilicata mentre i politici discutono il malato muore
L’assessore Cosimo Latronico, le buone intenzioni e la cruda realtà
A parte le contraddizioni che pure emergono nella relazione presentata in Consiglio regionale dall’assessore Latronico, bisogna ammettere che sul fronte sanità nessuno è stato con le mani in mano. Molte iniziative, condivisibili o non condivisibili, sono state messe in campo, alcune concluse altre in progress. Che l’impegno di Latronico abbia prodotto e produrrà esiti sostanziali di miglioramento complessivo della sanità pubblica regionale è tutto da verificare. E questo soprattutto sulla trincea delle liste di attesa e della sanità territoriale.
La narrazione dell’assessore è soprattutto politica, legittimamente. Tuttavia non manca di sottolineare le azioni “concrete”, messe in campo. Detto questo, non possiamo evitare di osservare che esiste, al momento, una distanza significativa tra il racconto e la realtà vissuta dai cittadini. Una realtà a macchia di leopardo da cui emergono esperienze positive ed altre negative. E spesso nelle piccole cose si nascondono gravi disagi: il cibo scadente per i pazienti, la relazione tra personale medico e malati, i disagi nelle prenotazioni, eccetera. Perciò, a volte, ragionare sui “grandi sistemi” può apparire come un modo per rinviare le scelte più semplici.
Il cittadino oggi in Basilicata, dobbiamo dirlo, è vittima centrale nell’arena delle battaglie di interessi economici tra gruppi politici e imprenditoriali contrapposti e tra un “privato” agguerrito e un “pubblico” indebolito. Tant’è che il dibattito spesso scivola su questioni che nulla hanno a che fare con la qualità dei servizi per la salute, ma sulla quantità di risorse e prestazioni. La questione delle liste di attesa, per esempio, è centrata sulla quantità di prestazioni fornite o da fornire in relazione al tempo necessario per assicurarle. La qualità sembra scomparsa dai radar. Al momento, continua a mancare una visione di insieme delle carenze e delle potenzialità del sistema sanitario regionale e un approccio sistemico alle cose da fare. E manca perché sono ancora troppi gli “appetiti” di imprenditori della salute, di medici “imprenditori”, e dei politici con loro compiacenti. Perciò assistiamo a inutili sovrapposizioni di offerte sanitarie tra poliambulatori, cliniche, ospedali, alla duplicazione di reparti e a scelte autoreferenziali. In tal modo, è evidente, non si costruisce una sanità qualificata a beneficio dei cittadini. Al contrario si continua a trattare la salute come campo di coltivazione di interessi. E come in ogni campo di interesse, ciascuno prova a tracciare confini e muri a tutela del proprio.
Detto questo, le opposizioni alla maggioranza Bardi fanno legittimamente il loro mestiere. Tuttavia, sarebbe il caso che una volta per tutte facciano sapere ai cittadini, loro che cosa avrebbero fatto se avessero governato la regione. In breve, qual è la loro proposta complessiva, la loro visione intorno a cui si sostanzia la sfida all’attuale Giunta regionale. E questo perché non basta esprimere la “rabbia per le tante lucane e i tanti lucani che vedono tradito il proprio sacrosanto diritto alla cura.” E’ importante farlo sapere, sempre che siano d’accordo tra di loro. Naturalmente, i programmi elettorali non fanno fede. Aspettiamo con ansia la seduta programmata del Consiglio regionale, il 14 ottobre, in cui si discuterà di sanità.
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