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Stellantis Melfi: “Faremo solo 70 auto al giorno”
Lavoratori Stellantis Melfi (immagine di repertorio)

La previsione di un operaio del Montaggio vista l’uscita di scena a novembre di 500x e Renegade. “Un tempo ne facevamo 1500 al giorno su 3 turni”. E in attesa di tempi migliori chi può scappa in trasferta. “Molti in provincia di Torino”

“Si prevede che faremo una brutta fine”, ironizza, tra serio e faceto, un operaio del Montaggio che la scorsa settimana è sceso in fabbrica e ha fatto la mattina. Il tema di cui si parla tanto negli ultimi tempi tra colleghi, è “quanto” diminuirà il numero di auto prodotte di qui a un mese. “La 500 x – chiarisce – è in fase di conclusione, ne mancano poche ancora da fare, stessa cosa per la Renegade, che sta per andare fuori produzione”. Ragion per cui, osserva “al massimo tra un mese rimarremo soltanto con la Ds e la Nuova Compass sulla linea, che sono le prime auto nuove a essere prodotte”. Troppo poco per dare lavoro a 4500 operai diretti di Stellantis ancora rimasti a Melfi. E allora?

“Se oggi produciamo 175 auto sull’unico turno – precisa – tra un mese rischiamo di farne 70 e non di più, anche perchè si evita di fare troppe scorte e si produce rispetto a ciò che richiede il mercato, per non stare con i piazzali troppo pieni”. Se il ragionamento è corretto, ecco il grande tracollo degli ultimi anni, sintetizzato in soldoni. “Siamo passati dalle 1500 auto prodotte in tre turni nei tempi d’oro, a forse 70 auto a turno che potrebbero essere realizzate tra novembre e dicembre prossimi”. Bisognerà aspettare i nuovi modelli, due sono già in produzione (ds8 e Compass) e altri 5 dovrebbero vedere la luce a partire dal 2026. Ma resta la grande incognita dell’elettrico, che non convince, almeno per ora. E pesa anche l’assenza di una ‘utilitaria’ a basso costo. E così, chi può, scappa.

“Negli ultimi mesi – svela il lavoratore del Montaggio – molti colleghi non li ho visti più, si dice che siano andati in trasferta in provincia di Torino”. Avrebbero preferito la trasferta piemontese “piuttosto che rimanere qui dove tutto sembra girare male e dove quei pochi che lavorano si massacrano su e giù per la linea”. Non solo. C’è un’altra considerazione legata all’uscita dal mercato di Renegade e 500x. “Se oggi solo una piccola percentuale di noi lavora e gli altri sono in Cassa, tra un mese, visto che si dimezzerà ancor di più la produzione, in quanti ne rimarremo effettivi sulla linea?”. Tutti pensieri che turbano il sonno e non fanno ben sperare, specie a breve termine. “E’ questa la fase più dura e pericolosa che abbiamo vissuto in 30 anni di lavoro a Melfi, non si vede il futuro, l’indotto è in via di smantellamento e anche gli operai diretti di Stellantis non possono stare affatto tranquilli”. C’è odore di ancora più massiccia Cassa integrazione e snellimento delle buste paga. Concorrenza cinese e delocalizzazioni fanno il resto. Risultano più appetibili Serbia e Marocco, agli occhi di Stellantis, per contrastare il Dragone asiatico. Con Melfi che rischia davvero di diventare una nuova cattedrale nel grande deserto del Mezzogiorno. “Si prevede che faremo una brutta fine”, aveva scherzato l’operaio all’inizio dell’intervista. E speriamo sia solo scaramanzia, solo un modo per esorcizzare il peggio.