Basilicata: il fumo dietro l’idrogeno in val Basento
Propaganda politica, illusionisti, progetti fumosi, soldi privati invisibili e soldi pubblici veri che finiscono altrove
C’era una volta la Mythen, finanziata con 45 miliardi di vecchie lire, attraverso la legge 488/92, per svolgere un’attività industriale finalizzata al recupero di oli esausti e di prodotti chimici. Ma tutto inizia con la scoperta dei giacimenti di metano tra i calanchi di Pisticci e Ferrandina, provincia di Matera. Nel corso del 1960 il Governo di Roma annuncia che “grossi complessi industriali” hanno chiesto di insediarsi in Basilicata. Perché? Due motivi: denaro pubblico a fondo perduto; prezzo di favore, stracciato, del gas. Il 29 luglio 1961 la Val Basento è protagonista della “svolta storica”. Si celebra la posa delle prime pietre su cui realizzare tre industrie chimiche e farmaceutiche: Eni, Montecatini, Ceramica Pozzi e quelli che verranno. Investimenti, nel tempo di 10 anni per circa 200 miliardi di vecchie lire. Tra cessioni, cambi di nome, debiti, giochi finanziari tutte le aziende nate a partire dal quel contesto industriale, a metà degli anni 70 registrano il declino definitivo. In eredità lasciano macerie, inquinamento, terreni da bonificare e morti. Era il sogno dell’industrializzazione e dello sviluppo che si sarebbe trasformato nel peggiore degli incubi. Oggi sappiamo che il sogno apparteneva a chi puntava esclusivamente sul denaro pubblico a fondo perduto, per fare profitti facili e debiti mai onorati. Questo, in estrema sintesi, lo sfondo che dipinge all’origine il disastro della val Basento. Ma torniamo alla Mythen, detta anche “fabbrica dei veleni” perché è da qui che ricominciamo con questa nostra inchiesta per provare a capire che cosa sta accadendo oggi tra economy green, valle dell’idrogeno e affari sul settore energetico.
LA FABBRICA DEI VELENI
La “fabbrica dei veleni” chiude nel 2014. “Una storia controversa caratterizzata da inquinamento, autorizzazioni concesse e revocate e, sullo sfondo, il sogno dei posti di lavoro ancora una volta andati in fumo. La parabola della Mythen, azienda che dal 2003 nell’area industriale di Ferrandina ha impiegato, tra manodopera diretta ed indotto, circa 100 addetti per la produzione di biodiesel, olio di soia, epossidato, glicerina pura e fosfato monopotassico, sembra giunta al termine. Il fallimento della «fabbrica dei veleni» ha messo una pietra tombale su un progetto iniziato nel 2003 e mantenuto in vita sempre in modo precario. Sbarcata in Basilicata, l’azienda milanese acquistò un sito chimico di circa 40mila metri quadrati che aveva ospitato un’altra fabbrica chimica tristemente famosa in zona: la Irs. (La Gazzetta del Mezzogiorno)
Nel 2009, Maurizio Bolognetti, giornalista e leader dei Radicali lucani scrive : “Sembra incredibile, ma l’impianto Mythen, oltre ad essere stato ubicato all’interno di un sito di bonifica non bonificato, non dispone di una rete fognaria, né di un impianto di depurazione.” E aveva ragione anche col dimostrare in un video inchiesta shock, la presenza di un tubo riconducibile alla Mythen, che liberava acqua, visibilmente inquinata, nel Basento. Solo a settembre 2011, partono le analisi del fiume da parte dell’Arpab, nell’ambito di un’indagine della Procura di Matera: riscontrati valori anomali con presenza di metanolo e un tasso di tossicità del fiume superiore alla norma. In definitiva, gli agenti chimici riscontrati sono gli stessi contenuti nello scarico della Mythen.
ARRIVA LA GREENSWITCH S.R.L.
Deceduta la storia produttiva della Mythen, il 24 luglio 2015 la Greenswitch S.r.l. registra un contratto di fitto con opzione di acquisto dell’area in cui insiste l’impianto dell’azienda fallita. La Greenswitch S.r.l prevede la riattivazione del sito a seguito di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di bonifica. Il progetto di riattivazione, candidato ad un finanziamento regionale, ottiene un cospicuo contributo in conto capitale, circa 6 milioni di euro. La Società Greenswitch Srl ha, come detto, dapprima affittato dalla curatela fallimentare di Mythen spa il complesso aziendale che includeva lo stabilimento industriale e ha poi proceduto al suo acquisto il 28 giugno 2017. Nell’ottobre 2015 il comune di Ferrandina avrebbe concesso a Greenswitch srl il permesso a costruire finalizzato all’esecuzione di lavori di riattivazione dell’impianto. Ma c’è un problema ambientale, quell’area è contaminata.
Nel 2015 l’azienda presenta un piano industriale, con i relativi aspetti di ordine economico, occupazionale, ambientale e sociale. Tuttavia, questo piano industriale non sembra aver prodotto grandi risultati, nonostante un finanziamento pubblico di 12 milioni di euro, di cui il 50% a fondo perduto e 50% in cofinanziamento, poi ridotto a 6 milioni di cui 3 milioni a fondo perduto. Insomma, passano gli anni, ma nulla di concreto si muove.
Soltanto il 3 novembre 2025 il ministro si esprime sull’Analisi di Rischio Sanitario e Ambientale per il complesso industriale situato nell’area produttiva del Materano, uno dei principali siti in attesa di bonifica di interesse nazionale (Sin). L’analisi era stata presentata nel marzo 2023. “Il decreto ministeriale non lascia però spazio a interpretazioni ottimistiche” – scrive Mariolina Notargiacomo sul quotidiano La Nuova. Nelle motivazioni si legge che, “considerata la contaminazione riscontrata in falda e i valori di concentrazione rilevati nelle campagne di monitoraggio dei gas interstiziali e del suolo, devono essere effettuati quanto prima idonei interventi per minimizzare la contaminazione”. La decisione del ministero non chiude la vicenda ambientale legata al sito lucano, sorto sulle macerie della ex Mythen… il decreto specifica che il complesso Greenswitch resta formalmente contaminato, e che le misure adottate servono solo a “minimizzare i rischi”. Ora, lasciamo stare tutte le vicende legate alle questioni e alle autorizzazioni ambientali. Vicende che richiederebbero un’inchiesta a parte. Qui ci concentriamo sull’opacità di tutte le operazioni societarie e finanziarie di passaggio dalla Greenswitch Srl all’ultima Public Limited Company che ne ha preso il controllo e che nel 2025 dichiarerà: “L’impianto di Greenswitch, pienamente autorizzato”.
I DIECI MILIONI RIFIUTATI
Nel frattempo la Greenswitch risulta destinataria, nel 2023, di 10 milioni di euro assegnati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sui progetti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse. Ad un certo punto salta fuori una rinuncia della società a quei fondi.
“VISTA la nota prot. 115123, del 21 giugno 2024, con cui la Regione Basilicata, secondo quanto previsto dall’articolo 18, comma 3 dello schema di Bando Tipo di cui all’Avviso pubblico, ha comunicato la decadenza del contributo per il progetto presentato da GREENSWITCH Srl, a cui erano stati concessi € 10.000.000,00, in conseguenza della conferma della rinuncia da parte del Soggetto proponente del 25 marzo 2024, già in precedenza comunicata alla Regione stessa il 20 febbraio 2024;
VISTA la nota prot. 147240 del 6 agosto 2024 con cui la Regione Basilicata ha trasmesso la determina 23BE.2024/D.01077 di annullamento della revoca dell’agevolazione per il progetto GREENSWITCH Srl;
CONSIDERATO che detta nota è stata trasmessa successivamente alla pubblicazione del decreto del ex-Direttore della DGIE del MASE del 27 giugno 2024, n. 102, che si intende rettificare per mero errore materiale con il presente provvedimento; CONSIDERATO pertanto che deve intendersi: a) confermato il riutilizzo delle risorse rinvenienti dalla rinuncia del progetto GREENSWITCH Srl ai fini della ridistribuzione delle stesse, secondo quanto previsto dall’articolo 4, comma 5 del decreto del Ministro della transizione ecologica 21 ottobre 2022, n. 463; b) confermata la ripartizione delle risorse disponibili secondo l’ordine attribuito ai progetti di cui all’Allegato 1 al decreto del ex-Direttore della DGIE del MASE del 27 giugno 2024, n. 102 (decreto ministeriale agosto 2024)
Nella ridistribuzione delle risorse rientra la PRE srl di Giuseppe Grippo, con l’assegnazione di circa 3 milioni di euro su 6,3 milioni richiesti. Un progetto questo di Grippo, in partnership con Ansaldo, che, in prima battuta, finisce nella graduatoria dei progetti ammessi e non finanziabili con un punteggio piuttosto scarso: 49.04. In quella graduatoria la Greenswitch srl risulta al secondo posto dei progetti ammissibili e finanziabili con un punteggio di 88.92.
Tuttavia, nel febbraio 2025 sul sito di Quifinanza.it la Greenswitch risulta tra le 52 aziende Hydrogen Valley che stanno nascendo in Italia finanziate con il Pnrr. In Basilicata, oltre la Greenswitch, ci sono la MER MEC Spa di Matera, Patrone e Mongiello a Tito.
Una Hydrogen Valley altro non è che un’area geografica – una città, una regione, un’isola o un polo industriale – in cui diverse applicazioni dell’idrogeno sono combinate insieme in un ecosistema integrato dell’idrogeno che consuma una quantità significativa di idrogeno stesso, migliorando l’economia alla base del progetto.
Insomma, la Greenswitch srl quei 10 milioni li avrebbe messi in conto finanziamenti o li avrebbe rifiutati? Dalla Greenswitch, smentiscono, sono stati rifiutati e al momento non recuperati.
LA RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE E LA VENDITA OPACA
Certo è che la rinuncia a quel finanziamento coincide con la riduzione di capitale della Greenswitch da 2milioni a 100mila euro probabilmente in vista del passaggio della società sotto il controllo di un’altra società, la Hydrogen Valley Ltd. E sarà a questo punto che i 10milioni di euro prima rifiutati torneranno alla Greenswitch? Un’operazione che avrebbe consentito, almeno formalmente, il pagamento di un prezzo di soli 100mila euro, valore dell’acquisto dell’intero capitale, mentre la Greenswitch varrebbe almeno 12 milioni di euro. La vendita avviene estero su estero con un atto in lingua inglese che appare mancante di dati e informazioni fondamentali. Non è chiaro il prezzo di vendita, salvo il fatto che la Hydrogen Valley paga 100mila euro alla Greendom Holdings di Pasquale Tremamunno versando la somma su un conto canadese. La Greendom Holdings, secondo la narrazione ufficiale che descrive Tremamunno come un eroe, sarebbe la società che avrebbe investito nel capitale della Greenswitch per consentirle l’acquisizione della Mythen. In sostanza la faccenda sta tutta in altri termini, ma non la affrontiamo in questa inchiesta anche perché ci sono processi in corso.
La Greenswitch srl, dunque, passa sotto il controllo della Hydrogen Valley Ltd . Siamo a ottobre 2024, la Hydrogen Valley Ltd, società inglese nel settore dell’idrogeno è appena nata, giugno 2024. Il mese successivo la nuova società, nella sala consiliare del Comune di Ferrandina presenta il suo piano industriale da 60 milioni.
“Il progetto, ambizioso, punta a un futuro a basse emissioni, focalizzandosi su tre linee e cioè Produzione di SAF (Sustainable Aviation Fuel) con l’obiettivo di ampliare e realizzare nuovi impianti per la produzione di carburante per aerei sostenibile; Produzione di epossidati attraverso processi innovativi; Biocarburanti di nuova generazione, per i quali sono stati avviati studi e test su tre diverse tipologie di piante oleose adatte a terreni marginali, in collaborazione con il Crea. L’obiettivo è superare l’era dei tradizionali oli vegetali e sviluppare biocarburanti più sostenibili. Relativamente all’impatto sul territorio, si stima che, tra tre anni, il progetto sarà a regime, creando circa 100 posti di lavoro tra diretti e indotto. Questo investimento rappresenta un’opportunità unica per lo sviluppo economico e sociale della Val Basento”.
Siamo nuovamente in presenza degli entusiasmi della politica . Progetti, soldi pubblici e nulla di eclatante si vede. Al momento pare che siano stati assunti alla fine dell’anno scorso altri operai che sarebbero ancora incartonati in attesa di mettersi al lavoro. Insomma, non sarebbe partito alcun progetto o piano industriale. E dobbiamo aggiungere che tra il 2016 e il 2018 vennero assunte, dai fondatori della Greenswitch, in quanto start-up innovativa, 12 persone. Successivamente, già nel 2019, vanno in cassa integrazione e fino al 2024.
La Hydrogen Valley Ltd nasce guarda caso, nel giugno 2024, pochi mesi prima dell’operazione di acquisizione della Greenswitch, registrata a Londra con un capitale di 150 sterline: il 45% di proprietà di ROBERT BROOKS PRICE, 45% di proprietà di STEVEN MARK FRASCOGNA, il 10% di proprietà di GIROLAMO MAZZIOTTA, già consigliere comunale di Ferrandina.
MA ANCHE LA HYDROGEN VALLEY LTD PASSA DI MANO
A distanza di un anno dalla presentazione in pompa magna del piano strategico da 60 milioni di euro, la Hydrogen Valley Ltd passa sotto il pieno controllo della 80 Mile PLC, la Public Limited Company che è quotata sul mercato AIM di Londra e sulla Borsa di Francoforte, le sue azioni sono inoltre negoziate sul mercato OTC Pink negli Stati Uniti. Il pieno controllo di Hydrogen Valley è sancito in un accordo basato su azioni e punta all’espansione dei biocarburanti in Italia. Non a caso una PLC (Public Limited Company) è una società a responsabilità limitata che raccoglie capitali offrendo le proprie azioni al pubblico. I titoli di una PLC sono negoziati in borsa, quindi possono essere acquistati e venduti. E chi sono gli azionisti della 80 Mile Plc? Sul sito ufficiale di analisi MarcketScreener risulta che il 96% degli azionisti è sconosciuto. Tuttavia sul sito della 80 Mile Plc sono indicati come azionisti principali Miton Asset Management Limited / Premier Miton UK Smaller Companies e Roderick Mc McIlree. Altri azionisti includono Premier Miton Group plc (con una partecipazione significativa ma distinta da quella menzionata sopra), e una vasta gamma di investitori istituzionali e retail.
L’acquisizione attraverso l’emissione di azioni. La notizia è del 28 ottobre 2025.
“80 Mile PLC ha annunciato martedì di aver acquisito la proprietà esclusiva di Hydrogen Valley Ltd, oltre ad aver siglato tre accordi per la fornitura di materie prime.
Le azioni dell’esploratore di metalli e gas sono salite del 7,4% a 0,73 penny martedì pomeriggio a Londra, più che raddoppiando il loro valore negli ultimi dodici mesi.
80 Mile ha concordato nuovi termini per l’acquisizione di Hydrogen Valley, società registrata a Londra che ha riportato un utile ante imposte di 1,9 milioni di sterline nell’esercizio 2025. (Non vi pare strano? n.d.r.). Hydrogen Valley opera presso il sito di biocarburanti di Ferrandina, in Italia, tramite la sua controllata al 100% Greenswitch Srl Hydrogen Valley.
Lo scorso dicembre, 80 Mile aveva annunciato una raccolta fondi per acquistare fino al 49% di Hydrogen Valley per 2 milioni di sterline in contanti e nuove azioni pari al 29% del capitale di 80 Mile, con l’opzione di salire al 100% per un totale di 6,05 milioni di sterline tra contanti e azioni.
Martedì, 80 Mile ha dichiarato che acquisirà la totalità di Hydrogen Valley secondo termini rivisti. Nell’ambito dell’accordo, 80 Mile emetterà ulteriori 10 milioni di azioni a favore di Hydrogen Valley. Ha inoltre versato 100.000 euro in contanti a Greendome Holdings Inc e emetterà 220 milioni di nuove azioni a Greendome.
Sono previsti ulteriori pagamenti salvo che il valore delle azioni di 80 Mile triplichi entro il 30 giugno. I pagamenti differiti includono 750.000 euro in contanti entro il 30 giugno 2027 e un ulteriore potenziale pagamento di 1,5 milioni di euro, da corrispondere per metà in contanti e per metà in azioni entro il 31 marzo 2028.
Sempre martedì, 80 Mile ha reso noto che Greenswitch Srl, la sua nuova controllata, ha firmato un memorandum d’intesa con una società Fortune 500 non nominata, definita da 80 Mile come “una delle maggiori compagnie energetiche integrate al mondo”. A partire da novembre, questa società fornirà allo stabilimento di Ferrandina 80.000 tonnellate annue di materie prime rinnovabili come metilestere di olio di palma e olio da cucina riciclato.
Separatamente, Greenswitch ha siglato un accordo di lavorazione con la compagnia petrolifera italiana Ludoil Energia Srl, che fornirà a breve termine 80.000 tonnellate di materie prime per biodiesel all’anno, riducendosi a 40.000 tonnellate annue nel lungo periodo.
L’accordo con Ludoil coprirà la metà della capacità annua di 150.000 tonnellate dello stabilimento di Ferrandina e, secondo 80 Mile, dovrebbe generare circa 8 milioni di euro di utile netto annuo per Hydrogen Valley. Si prevede che il restante 50% della capacità possa generare ulteriori 16 milioni di euro, portando il profitto netto annuale a 24 milioni di euro a pieno regime produttivo.
Nel frattempo, Hydrogen Valley ha firmato un memorandum con la romana JEnergy Spa. L’accordo prevede la fornitura a breve termine di biodiesel e bioliquidi a partire da gennaio, con un volume annuo di 10.000 tonnellate. Sono inoltre in corso trattative a lungo termine per la fornitura di carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) e olio vegetale idrotrattato (HVO) dal 2027.
“Il calibro delle controparti ora coinvolte con Ferrandina sottolinea la sua importanza strategica nella catena di fornitura di carburanti rinnovabili in Europa”, ha dichiarato Eric Sondergaard, amministratore delegato di 80 Mile. “Collaborando con leader riconosciuti nel panorama energetico italiano e globale, stiamo consolidando Ferrandina come hub chiave per la lavorazione del biodiesel oggi e gettando le basi per una crescita a lungo termine nel SAF e HVO.”
Sono informazioni unilaterali rivolte agli azionisti e ai potenziali investitori. Informazioni che rendono necessario, oltre che legittimo, un dubbio: nell’informativa si parla di milioni di sterline per l’operazione Hydrogen Valley Ltd e Greenswitch srl e tuttavia Tremamunno vende la Greenswitch srl a soli 100mila euro? Nell’operazione anche la Greendom è destinataria di potenziali guadagni.
SCAVIAMO NELLA 80 MILE PLC
Intanto, questa Public Company nel corso degli anni ha cambiato diverse denominazioni. Dall’11 marzo 2005 al 24 marzo 2005, si chiama SWEET CHINA TRADING LIMITED; dal 24 marzo 2005 all’11 maggio 2010 si chiama SWEET CHINA PLC; dall’11 maggio 2010 al 2 dicembre 2011 si chiama CHARLES STREET CAPITAL PLC; dal 2 dicembre 2011 al 29 novembre 2013 si chiama CENTURION RESOURCES PLC; dal 29 novembre 2013 al 10 marzo 2017 si chiama FINNAUST MINING PLC; dal 10 marzo 2017 al 28 agosto 2024 si chiama BLUEJAY MINING PLC. Oggi è la 80MILE PLC.
Lasciamo da parte le considerazioni degli analisti sulle attività della Public Company nel resto del mondo e registriamo quelle relative all’operazione in Basilicata.
Le dichiarazioni e le acquisizioni di 80 Mile Plc hanno suscitato scetticismo tra osservatori del settore a causa della mancanza di evidenze concrete e della giovane età delle società coinvolte. Inoltre, le sfide strutturali del mercato dell’idrogeno aggiungono ulteriori incertezze sulla fattibilità e sulla sostenibilità a lungo termine dei progetti annunciati. 80 Mile ha acquisito una partecipazione in Hydrogen Valley Ltd, una società costituita nel 2024 con un capitale sociale di £150. Questa giovane società non ha una comprovata esperienza nel settore dell’idrogeno, il che solleva dubbi sulla sua capacità di gestire progetti complessi in un settore altamente competitivo. La controllata di Hydrogen Valley, Greenswitch Srl, è un impianto di produzione di biocarburanti e prodotti chimici situato in Italia. 80 Mile ha dichiarato di essere fiduciosa in un riavvio dell’impianto nelle prossime settimane, con piena produzione prevista per il terzo trimestre del 2025. Tuttavia, la società ha preso atto degli sforzi di finanziamento della filiale per l’impianto, indicando che il progetto è ancora in fase di sviluppo e potrebbe affrontare sfide finanziarie e operative. Il mercato dell’idrogeno sta affrontando sfide significative. Secondo un rapporto dell’Osservatorio sul Mercato Internazionale dell’Idrogeno di Agici, solo un quarto dei progetti di produzione di idrogeno è in fase avanzata di realizzazione, e in Italia nessuna delle 143 iniziative finanziate con il PNRR è ancora entrata in funzione. Le principali barriere includono costi elevati, incertezze normative e mancanza di domanda consolidata”.
Sulla Hydrogen Valley Ltd, le perplessità riguardano la dipendenza da finanziamenti esterni, tutto dipende dalla capacità di attrarre investimenti e sovvenzioni. Inoltre, i rischi operativi sono alti, inclusi i costi imprevisti e i ritardi. Un’altra perplessità riguarda la mancanza di informazioni pubbliche, ossia la difficoltà nel valutare la solidità finanziaria e la trasparenza dell’azienda. Scavando su questa Public Company, abbiamo la sensazione che gli investitori possano essere attratti solo se la narrativa di progetto genera trazione, non perché l’azienda sia solida.
L’attuale amministratore delegato della 80 MILE PLC è Eric Sondergaard. In tale ruolo, ha partecipato a un aumento di capitale della società, acquistando azioni a £0,003127 ciascuna. Inoltre, ha ricevuto opzioni per l’acquisto di 50 milioni di azioni a £0,00350 ciascuna. La sua partecipazione azionaria in 80 Mile Plc è dello 0,68%, pari a circa 14,17 milioni di azioni. Il track record di Sondergaard sembra più legato alla fase iniziale dei progetti: idee, concessioni minerarie, acquisizioni, rebranding aziendali – ma non alla fase di consolidamento o monetizzazione. Questa dinamica è tipica di ambienti da venture capital ad alto rischio e di operazioni “shell” o junior mining con finalità di raccolta fondi più che di sviluppo industriale concreto (almeno nel breve termine). Chiariamo. Le junior mining companies (società minerarie junior) sono piccole società di esplorazione. Si concentrano principalmente sulla scoperta e lo sviluppo iniziale di nuovi giacimenti minerari, anziché sull’estrazione su larga scala. Con operazioni shell (guscio, scatola vuota) ci si riferisce a una società che esiste legalmente ma non ha attività operative significative, beni sostanziali o dipendenti propri. Queste considerazioni appaiono coerenti con i diversi annunci della 80 Mile sull’operazione Hydrogen Valley Ltd, da ultimo quella del 28 ottobre scorso.
Insomma, al momento, la sensazione è che ci troviamo di fronte a operazioni di esclusiva natura finanziaria che la propaganda locale fa passare come grandi investimenti nello sviluppo del territorio e nella svolta green. Film già visti che non vorremmo si ripetano.
ALTRI ATTORI FONDAMENTALI DELL’OPERAZIONE 80 MILE PLC
Andiamo per ordine e cominciamo dalla Greendoom Holdings, la società canadese che nel 2017 avrebbe investito nel capitale sociale di Greenswitch Srl per consentire alla società l’acquisto dell’ex stabilimento chimico Mythen SpA di Ferrandina. Della Greendom Holdings in capo all’imprenditore italo-canadese, di origini di Ferrandina, non abbiamo grandi notizie. Sappiamo, invece, che Pasquale Tremamunno è presidente della INOX Industries Inc. con sede in Canada.
L’imprenditore lo ritroviamo in Basilicata nel maggio 2024 pochi mesi prima dell’annuncio del famoso progetto Hydrogen Valley da 60 milioni. Tremamunno è tra i dirigenti della Basilicata Cultural Society ed è golden sponsor in diverse iniziative dell’arcidiocesi di Toronto, tra cui le iniziative di promozione vocazionale. Sarebbe stato lui l’artefice delle controverse vicende societarie della Greenswitch Srl su cui pendono attualmente alcune cause intentate dai fondatori della stessa società.
Steven Mark Frascogna, di nazionalità americana, residente negli Usa, socio al 45% della Hydrogen Valley LTD. Director e azionista della LNENERGY LIMITED, già UNITED HYDROGEN LIMITED, registrata a Londra. Società di cui Girolamo Mazziotta è stato director dal settembre 2021 a novembre 2022. Frascogna è stato direttore e responsabile delle operazioni europee della PureWave Hydrogen Corp., società con sede a Vancouver, in Canada. Amministratore unico di CMI Energia Srl. Da anni Frascogna sta provando a trivellare a ridosso del lago di Bomba in Abruzzo . Maria Rita d’Orsogna definisce Frascogna “un trivellatore specializzato in cose italiane” .
Girolamo Mazziotta, ex consigliere comunale a Ferrandina. Amministratore unico della Greenswitch Srl, socio azionista della Hydrogen Valley Ltd insieme a Frascogna. Già director e azionista della LNENERGY LIMITED insieme a Frascogna. Dobbiamo immaginare che in tutte le operazioni fin qui narrate un ruolo diretto e indiretto è stato svolto da Pasquale Tremamunno e dalla sua Greendom Holdings.
LE DOMANDE
I fondi Pia (Programmi integrati di agevolazioni) ottenuti dalla Greenswitch Srl sono stati utilizzati secondo le regole dell’Avviso Pubblico? Per quale ragione la Greenswitch Srl rinuncia a 10 milioni di euro di risorse pubbliche? E’ possibile vendere estero su estero un impianto sostenuto da fondi pubblici? Gli investitori stranieri attuali sono reali o fittizi? I soldi esteri ci sono o no? Possibile che la Hydrogen Valley LTD/80 MILEplc con sede all’estero gestisca poi fondi PNRR in Italia usando la Greenswitch Srl di Ferrandina? Qual è il ruolo della 80Mile plc? Si tratta di società vere o scatole cinesi? E’ speculazione o impresa per il territorio? Quali sono i loro progetti vincenti fino ad oggi? L’impianto della Greenswitch Srl realmente in che condizioni versa? Gli operai cosa fanno? Quali progetti promessi sono stati depositati in Regione? Perché il Comune di Ferrandina non inserisce una sezione di informazioni ambientali sul sito web dove pubblicare tutti i verbali delle conferenze di servizi e gli allegati tecnici? Gli operai attualmente presenti nello stabilimento della Greenswitch Srl come sono stati assunti ed individuati? E che stanno facendo?
Non vorremmo trovarci nella situazione già sperimentata in Basilicata che mette insieme propaganda politica, illusioni imprenditoriali, progetti fumosi, soldi privati invisibili, e soldi pubblici veri che finiscono altrove. Ma questa volta siamo ottimisti la regione eldorado dell’energia green decollerà verso un futuro meraviglioso. Arrivederci alla prossima puntata.
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