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Basilicata, una regione in vendita a chi sta in paradiso a dispetto dei santi

26 novembre 2025 | 14:00
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Basilicata, una regione in vendita a chi sta in paradiso a dispetto dei santi
Immagine di repertorio

Dal turismo delle radici al turismo religioso nessuno scherza coi fanti. Cresce la devozione per il denaro

In questi giorni scopriamo che san Giustino de Jacobis è il santo protettore dei lucani nel mondo. Ci scusiamo per l’ignoranza in materia. Non lo sapevamo. A quanto pare Giustino è l’ennesimo santo a diventare icona del turismo. Una forma di marketing turistico chiamato “delle radici” e poi all’occorrenza rinominato “turismo religioso e delle radici”. Non si perde occasione per inventarsi un “totem” intorno al quale spendere tempo e denaro, viaggi e convegni dai quali ci aspettiamo un’impennata dell’economia turistica in Basilicata. Scopriamo che san Giustino è nato a san Fele, nel 1800 e in quel paese il 30 e 31 luglio si festeggia in suo onore. Dunque, il santo del paese del sindaco Donato Sperduto è diventato patrono dei lucani nel mondo. La promozione avvenuta grazie anche a un progetto celebrativo in collaborazione con la Federazione dei Lucani in Svizzera, l’amministrazione Comunale e la parrocchia Santa Maria della Quercia di San Fele. A dichiarare ufficialmente san Giustino Patrono e protettore dei lucani nel mondo è stata la Conferenza Episcopale della Basilicata nel febbraio del 2021.

In questi giorni di fine novembre alcune iniziative di “promozione del turismo religioso e delle radici” sono pubblicizzate attraverso locandine su cui primeggia la foto del santo. Lunedì 24 novembre, convegno a Melfi per sostenere la candidatura del Comune di San Fele al concorso Rai “borgo dei borghi”. Tra i relatori Luigi Scaglione, Donato Sperduto, qualificato sia come sindaco sia come delegato della Regione alle aree interne, e la direttrice dell’Apt.  Il 30 novembre è la volta del convegno a Torino e tra i relatori, giustamente, ritroviamo Donato Sperduto, questa volta qualificato soltanto come sindaco. Il tutto con il sostegno dell’Ufficio Internazionalizzazione della Regione Basilicata. L’obiettivo dichiarato, dunque, è promuovere il turismo e ottenere per San Fele il marchio “borgo dei borghi” della Rai. Ora, è da apprezzare l’impegno di chi fatica per affermare nuove idee di sviluppo e nuove forme di attrazione turistica, magari per frenare l’antica piaga dello spopolamento. Tuttavia, una riflessione, seppure breve, ma con l’ambizione di fornire una traccia di discussione pubblica, è necessaria.

Dapprima, dobbiamo registrare un incremento della spesa pubblica per “investimenti” sulla figura dei santi ad uso e consumo del marketing turistico. Dalla Madonna nera di Viggiano, alla Madonna della Bruna di Matera fino a San Rocco di Tolve, solo per citarne alcuni. Questi “investimenti” non spostano di una virgola sia il trend turistico sia il trend dello spopolamento. A Viggiano la popolazione residente ha ripreso a calare dal 2019. A Tolve cala verticalmente da sempre, nel 2024 ha raggiunto il minimo storico. A Matera il calo è ricominciato a partire dal 2019. A San Fele stendiamo un velo pietoso. Non parliamo dell’intera regione: un disastro. Non si sposta nulla, anzi. Però consente al presidente Bardi e ad altri politici locali di appellarsi ai santi e di affidare loro il futuro, la speranza e la prosperità del “popolo lucano”. Comunque, bisogna dirlo, “manteniamo vive le nostre tradizioni popolari e religiose, facciamo manutenzione dei legami comunitari, legami indispensabili alla coesione sociale a al mantenimento del senso di appartenenza a un popolo”. Ed ecco che entrano in campo le “radici”.

L’altro punto di riflessione riguarda appunto le radici. Per gli inventori lucani del turismo alternativo, le radici sarebbero i paesi della diaspora e la religiosità popolare. Nei paesi abbandonati ci sono le radici di chi è stato costretto a “fuggire” oppure ha scelto di emigrare. Il tentativo dunque è attrarre gli emigrati e i loro discendenti verso l’origine di tutto. Peccato che in quei paesi molto è cambiato, è cambiata la cultura, sono cambiati gli stili di vita. E sono cambiati anche gli emigrati e i loro discendenti. C’è stata una vera mutazione antropologica. Se un tempo quei paesi erano piazze e vicoli popolati da bambini che giocavano e urlavano, oggi restano spazi urbani vuoti e desolati, riempiti una volta l’anno con la baldoria dei giorni di festa.

Insomma, le radici sono state recise dalla storia economica e politica dei luoghi. Sono state “violentate” da una modernità economica fasulla, da un’industrializzazione selvaggia e dolorosa. Anche i riti sacri sono stati trasformati in fest-party in costume. Ora, gli stessi che hanno aderito e aderiscono a quel pensiero economico, che hanno inseguito e inseguono quel modello di sotto sviluppo, invocano le radici, i valori, la cultura che hanno distrutto. Un’invocazione, però, che si sostanzia in una dimensione economica, calcolistica, nell’orizzonte del marketing. Quindi viziata dall’idea per cui tutto è commerciabile. Tuttavia i dati e l’esperienza ci raccontano che non commerciamo nulla, siamo soltanto in vendita, e spesso vendiamo fuffa, senza risultati. Anzi, ci hanno già comprato, in offerta speciale, governi, petrolieri, mercati finanziari, faccendieri e affaristi di ogni spessore. E ci hanno comprato con lo scarto: mandando al macero gran parte dei valori, della cultura, delle radici e delle tradizioni.

E siccome questa regione è destinata a diventare sempre più il servo energetico del Paese e dei padroni dell’energia e dell’acqua, quel poco di radici e di religiosità popolare che resta sarà sacrificato sull’altare del profitto di pochi e del guadagno di qualcuno. Eppure, ci sono dirigenti ed esponenti politici in Basilicata che pensano di ricavare fette di mercato turistico offrendo radici taroccate e utilizzando come totem le facce dei santi. Persone ammirevoli. Anche se, al pari di chi ci ha comprati in offerta speciale, anche loro, i dirigenti e politici locali “stanno in paradiso a dispetto dei santi”.

san Giustinosan Giustino