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Carenza medici, “non basta un tratto di penna per ridisegnare l’assistenza territoriale”

Fp Cgil: “Valorizzare la professione per garantire una sanità più sicura, equa e sostenibile ai lucani”

La carenza di medici del ruolo unico a quota oraria e a quota capitaria è un dato di fatto, come lo sono le difficoltà che vivono ogni giorno i pazienti e gli stessi medici, sui quali, tuttavia, non possono ricadere tutti gli oneri di una situazione che deriva da scelte organizzative a livello nazionale, ma anche da difficoltà e ritardi della nostra Regione nel mettere in atto una riorganizzazione complessiva della medicina territoriale, a partire dalle case di comunità, passando per il numero unico di continuità assistenziale sino ai servizi di telemedicina e al potenziamento dell’assistenza domiciliare, senza mai dimenticare la carenza effettiva di medici. A drilo in una nota sono la Segretaria Generale Fp Cgil Potenza, Giuliana Scarano, e la  Segretaria Fp Cgil Potenza Medici Medicina Generale, Stefania Lamanna che aggiungono: “Perché i medici non presentano domanda per le zone carenti? Perché in tanti, già in servizio, hanno rifiutato il completamento orario che avrebbe comportato una novazione contrattuale per quanti già in servizio?”

“Il ruolo unico a 38 ore rappresenta una scelta sbagliata volta ad opprimere ulteriormente i medici di medicina generale, già soffocati da burocrazia crescente, caricandoli sempre più con altri compiti, fermo restando che il medico deve ottimizzare la gestione del paziente nella sua complessità (criterio imprescindibile per qualsiasi medico). I medici-spiegano Scarano e Lamanna- non hanno accettato gli incarichi vacanti in quanto resterebbero intrappolati in un ruolo unico che, non solo non lascia margine all’autonomia del medico, ma lo rende orfano delle tutele del contratto nazionale della dirigenza medica. L ‘accordo collettivo nazionale, che non abbiamo sottoscritto, peggiora, infatti, tutte le criticità del precedente, andando in una direzione imprenditoriale che non appartiene a questa professione che ha, invece, il cuore valoriale nell’impegno sociale a garanzia della salute dei cittadini. Un danno per gli stessi professionisti che, al contrario, chiedono più tutele, più supporto e più risorse per svolgere al meglio il proprio lavoro. Confermare la remunerazione a quota capitaria e non il compenso fisso mensile che un medico di base riceve dal Servizio Sanitario Nazionale per ogni assistito iscritto nella sua lista, significa perseverare nell’errore di trasformare il rapporto medico-paziente in professionista-cliente. Tutto questo per un aumento economico, che, come per tutti i dipendenti pubblici, è al di sotto di ben 10 punti percentuali rispetto all’inflazione registrata nel triennio di riferimento”.

“Se a livello nazionale la situazione è drammatica,-aggiungono- a livello locale nessun segnale va nella direzione di una effettiva valorizzazione. Basti solo pensare che a tutt’oggi non sono stati erogati ai medici convenzionati i riconoscimenti economici previsti da precedenti accordi aziendali per le maggiori prestazioni effettuate. Non dimentichiamo che la scadenza del Pnrr è alle porte e le opere di edilizia sanitaria (Case di comunità e Ospedali di comunità) manifestano conclamati e preoccupanti ritardi: dei progetti monitorati ne risultano completati il 38,2% del totale a livello nazionale – in Basilicata il dato aggiornato a settembre evidenzia che i pagamenti effettuati sui progetti previsti sono appena superiori al 6% dei fondi di finanziamento disponibili. Evidentemente anche l’operatività delle forme organizzative, previste dal decreto ninisteriale 77/22 e dal Piano operativo regionale approvato con delibera di giunta 948 del dicembre 2022, e costituite con la delibera dell’ottobre 2024, è ancora in embrione. Ambiti territoriali Ottimali ridefiniti su base distrettuale, aggregazioni funzionali territoriali e Unità complesse di cure primarie non hanno ancora gambe, vivono solo nella proliferazione dei deliberati regionali e delle aziende sanitarie”.

“Non si può pensare di ridisegnare la rete di assistenza sanitaria territoriale scaricandone l’attuazione sullo spirito collaborativo dei singoli professionisti che hanno maggior carico di lavoro e di responsabilità senza la giusta remunerazione. Probabilmente, come da tempo abbiamo denunciato, il tutto è stato concepito senza la dovuta e necessaria condivisione a monte con gli operatori e con chi li rappresenta. Non è pensabile risolvere le carenze assistenziali con un tratto di penna su una cartina geografica, trasformando la medicina generale, che era considerata un fiore all’occhiello della sanità lucana, in una zavorra da ottimizzare! E, intanto, nonostante richieste di incontro, a tutt’oggi non è stato convocato il comitato aziendale, sede fondamentale di coinvolgimento dei medici. Ridisegnare la rete di assistenza territoriale per rendere una sanità che sia vicina e prossima alle persone, -concludono le sue segretarie-significa rendere i medici di medicina generale, che eserciteranno la loro attività nelle case della comunità e nelle altre sedi dei servizi distrettuali, parte attiva e non terminale del processo di rafforzamento della sanità territoriale per restituire alla comunità lucana una sanità più sicura, equa e sostenibile.