Discarica della Caivano Calcestruzzi srl a Pignataro Maggiore: non si placano le opposizioni nella “Svizzera della camorra”
“La terra è di Dio non della camorra”. Il giornalista Vincenzo Palmesano scrive, tra gli altri, ai Comandanti provinciali dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza di Caserta e di Potenza e alla Direzione distrettuale antimafia di Potenza e Napoli
“Nella mia qualità di portavoce dell’opposizione nella “Svizzera della camorra”, ho più volte fatto riferimento con esposti e con dichiarazioni pubbliche alla “Caivano Calcestruzzi srl”, con sede legale a Tito (PZ), che per realizzare un impianto di rifiuti ha pensato bene di sbarcare proprio a Pignataro Maggiore (CE), famigerato paese tristemente conosciuto appunto quale “Svizzera dei clan”, dove impera la cosca mafiosa Lubrano-Nuvoletta, punto di riferimento dei “corleonesi”, da Luciano Liggio e Totò Riina in poi.”
E’ questo l’incipit della lettera che il giornalista anticamorra avrebbe inviato alle autorità giudiziarie e politiche locali e nazionali. A parte le questioni politiche interne al Comune di Pignataro Maggiore, Palmesano riaccende i riflettori sulla discarica autorizzata alla Caivano Calcestruzzi srl di Tito, vicenda da noi raccontata nell’inchiesta pubblicata il 24 settembre scorso:
La famiglia Lubrano-Nuvoletta (tutti parenti dei capimafia, defunti ergastolani, Vincenzo Lubrano e Lorenzo Nuvoletta) ha venduto alla “Caivano calcestruzzi srl” il terreno per un impianto della monnezza a Pignataro Maggiore. Nel decreto di autorizzazione della Regione Campania numero 94 del 27 maggio 2025 (stralcio allegato) si legge tra l’altro: “Il titolo di disponibilità dell’area è costituito da un contratto di compravendita stipulato con i sigg. Aleman Pena Maria Evangelista, Lubrano Felicia, Lubrano Caterina, Lubrano Gaetano, Lubrano Giuseppe, Lubrano Rossella, Lubrano Valentina, Lubrano Lorenzo, Lubrano Vincenzo, Lubrano Veronica, Lubrano Rosetta, Nuvoletta Rosa, regolarmente registrato”. Soggetti aventi, a vario titolo, legami di parentela con la moglie del sindaco Giovan Giuseppe Palumbo; inoltre, come si è detto, Valentina Lubrano è la moglie del dimissionario consigliere comunale di maggioranza Antonio Magliocca. Tra i venditori del terreno in questione, figurano i fratelli Gaetano e Giuseppe Lubrano (pregiudicato, già sottoposto a sorveglianza speciale), condannati in primo grado e in appello per violenza privata con l’aggravante camorristica ai danni del giornalista e scrittore Salvatore Minieri, quest’ultimo assai noto per l’impegno contro gli impianti dei rifiuti. Il sindaco Giovan Giuseppe Palumbo (la cui vecchia Amministrazione comunale fu sciolta nel 2000 per “collegamenti diretti e indiretti con la criminalità organizzata”, decreto qui allegato) è stato socio d’affari in una impresa edile del boss mafioso Raffaele Lubrano detto “Lello” (padre di Valentina Lubrano), ucciso in un agguato il 14 novembre 2002 a Pignataro Maggiore; una vendetta del “clan dei casalesi” per un duplice omicidio in precedenza portato a termine dallo stesso Lello Lubrano. Quando Giovan Giuseppe Palumbo – dopo vari anni – lasciò la società edile dei Lubrano, vendette la sua quota a Giuseppe Lubrano, fratello di Lello Lubrano. Tutto in famiglia, sempre. Giuseppe Lubrano (attuale capoclan) è indicato in una informativa dei carabinieri di Pignataro Maggiore quale personaggio pericolosissimo, capace di commettere qualsiasi tipo di reato.
In sostanza questa è la risposta di Palmesano ai chiarimenti forniti da Vincenzo Lubrano sui social in relazione alla vicenda della vendita del terreno alla Caivano Calcestruzzi. Scrive Lubrano:
È doveroso chiarire, per l’ennesima volta, che la famiglia Lubrano agito nel pieno rispetto delle leggi, con atti pubblici regolari e trasparenti. Il terreno a cui lei fa riferimento è stato ceduto con procedura legittima, e, come ogni persona dotata di un minimo di competenza giuridica sa, la responsabilità dell’alienante si estingue nel momento in cui il bene viene trasferito. Nessuna correlazione, né diretta né indiretta, lega la nostra famiglia alla società Caivano Calcestruzzi per quanto riguarda le operazioni di smaltimento rifiuti. Ogni sua allusione è priva di fondamento, di prove, e basata esclusivamente sul sospetto come strumento di delegittimazione. Lei cerca intrecci, legami, ombre che non esistono, nel vano tentativo di creare uno scandalo artificiale, finalizzato unicamente a destabilizzare, calunniare e attirare un briciolo di attenzione da parte di una platea che, peraltro, si è ormai ridotta a pochi nostalgici della Sua credibilità perduta”.
La novità, però, emersa in questi giorni, e riportata nella lettera del giornalista, riguarda la Conferenza dei servizi del 15 ottobre 2024 dedicata all’impianto dei rifiuti contestato dalle opposizioni e dalle associazioni ambientaliste. In quella Conferenza la Caivano Calcestruzzi srl di Tito sarebbe stata rappresentata da Marcello Monaco, già “preposto alla gestione” nella Ce.pi. Ambiente sas di Celestino Pino, società sciolta e posta in liquidazione nel 2006. Secondo il giornalista la “Ce.pi ambiente sas di Celestino Pino” farebbe capo a Giuseppe Buttone, cognato del capoclan di Marcianise, Domenico Belforte (cosca camorristica cosiddetta dei “Mazzacane”). In effetti, dalla visura camerale Giuseppe Buttone risulta dal 2000 al 2006 socio accomandante della Ce.pi. sas.
Giuseppe Burtone, in carcere per alcuni reati, finisce in libertà vigilata nel marzo 2025, misura emessa dal tribunale di Milano ed eseguita dagli agenti del commissariato di Marcianise in seguito alla sua scarcerazione. Il provvedimento impone, per due anni, obblighi di condotta idonei ad evitare o limitare le occasioni di commissione di nuovi reati, tra cui la presentazione, presso gli Uffici di pubblica sicurezza, in giorni e orari determinati. Buttone è, infatti, ritenuto esponente del clan dello storico boss Domenico Belforte di cui è cognato. A Marcianise, il controllo del territorio sarebbe tradizionalmente esercitato dal clan Belforte (chiamato anche Mazzacane), un’organizzazione camorristica che opera anche nei comuni limitrofi di San Nicola la Strada e Caserta.
Insomma, fin qui le novità emerse in questi giorni dall’acceso dibattito sul territorio di Pignataro Maggiore. C’è da dire in fine che la discarica della Caivano Calcestruzzi srl è stata ampiamente autorizzata dalla Regione Campania il 27 maggio scorso. Circostanza non gradita da molti cittadini e associazioni ambientaliste e anticamorra.
Non c’è alcun legame, perché non ci sono fatti sostanziali a dimostrazione, tra la criminalità organizzata e la discarica della Caivano Calcestruzzi. Per quanto ci riguarda le circostanze richiamate dal giornalista Palmesano sono finalizzate a sollevare l’attenzione su possibili rischi di contaminazione tra l’attività imprenditoriale dell’azienda di Tito e soggetti legati alla camorra.
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