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I laghi di Monticchio hanno bisogno di un attento monitoraggio ambientale
Il laghi di Monticchio

Rischio Pfas. L’appello al Parco Regionale Naturale del Vulture: “sarebbe importante aggiornare lo stato delle acque, chiarire la situazione e promuovere le verifiche necessarie”

Vi scrivo perché, durante alcune ricerche personali, ho consultato la mappa europea del progetto Forever Pollution, un’inchiesta giornalistica coordinata da Le Monde e realizzata da 17 testate europee, che segnala la presenza di PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) in numerosi corpi idrici del continente europeo. (LINK)

I PFAS sono sostanze chimiche prodotte da vari settori industriali, tra cui quello chimico, tessile, conciario, galvanico e impiantistico. Sono composti artificiali, non presenti in natura. Alcuni di essi sono tossici e diversi sono classificati come possibili cancerogeni da enti internazionali. Si tratta inoltre di inquinanti estremamente persistenti: si degradano molto lentamente nell’ambiente e per questo vengono definiti “inquinanti eterni”.

Tra i siti analizzati compaiono anche i Laghi di Monticchio. Nei campioni raccolti nel 2019 e nel 2020 sono stati rilevati valori significativi di PFAS, e uno di essi supera la soglia utilizzata nella mappa per classificare gli “hotspot”. In particolare, nel campione del Lago Grande del 2020 è riportato un valore di 102 nanogrammi/litro, livelli che difficilmente si riscontrano anche in aree industriali e che certamente non rappresentano un buon indicatore dello stato ecologico del corpo idrico.

È importante ricordare che i Laghi di Monticchio sono una Riserva Naturale all’interno del Parco Naturale Regionale del Vulture e si inseriscono in un sistema idrogeologico complesso, noto per la qualità delle sue acque sotterranee. I laghi costituiscono infatti un bacino di raccolta delle falde alimentate dalle zone più alte del vecchio vulcano; da qui le acque si diramano radialmente verso quote inferiori, alimentando falde di grande pregio e manifestandosi in varie sorgenti basali. Mappa

Per questo esiste un potenziale rischio che eventuali contaminazioni possano migrare nelle falde a valle, utilizzate da pozzi irrigui e da alcune sorgenti locali.
Non significa che tali falde siano contaminate, ma è corretto verificarlo tramite indagini e monitoraggi per ottenere una conoscenza approfondita del fenomeno.

Rivolgo quindi un appello all’Ente Parco Regionale del Vulture: sarebbe importante aggiornare lo stato delle acque, chiarire la situazione e promuovere le verifiche necessarie per tutelare un’area così preziosa dal punto di vista naturalistico e idrogeologico. Sono convinto che la protezione del Vulture passi innanzitutto dalla conoscenza del territorio e dalla corretta informazione scientifica. Cordiali saluti,  Geologo Francesco Tucci