Idrogeno in Val Basento: rischio fuffa industriale?
Dalla Greenswitch Srl alla Hydrogen Valley LTD, operazioni finanziarie e di bilancio tutte da chiarire. Al centro il mercato finanziario? La Basilicata a rischio miraggio nel deserto
La nostra inchiesta sulla produzione dell’idrogeno in Val Basento continua con questa nuova puntata. Per non perdere il filo consigliamo ai nostri lettori di leggere o rileggere la prima puntata. Oggi entriamo nei dettagli di alcune domande che possono apparire inquietanti alla luce delle promesse degli imprenditori circa l’avvio delle attività e la creazione di nuova occupazione, e circa le promesse politiche della Regione Basilicata. Abbiamo analizzato, con l’aiuto di esperti, operazioni societarie, finanziarie e di bilancio che hanno interessato la Greenswitch Srl, la società che ha promesso investimenti per 60 milioni di euro e 100 occupati entro i prossimi tre anni. Ma il dubbio che la società sia entrata nel giro del mercato finanziario è legittimo. Altrettanto legittimo il dubbio che l’obiettivo della produzione industriale, ancora una volta, resti un miraggio.
Dalla Greenswitch Srl alla londinese Hydrogen Valley LTD
Riepiloghiamo, ripartendo dal 2024
Il 27 giugno 2024, viene costituita a Londra La Hydrogen ValleyLTD. Soci Robert Brooks Price, Steven Mark Frascogna, Girolamo Mazziotta. Capitale sociale 150 sterline.
Tre mesi dopo, ottobre 2024 registriamo diverse movimentazioni nel giro di pochi giorni:
Girolamo Mazziotta è nominato amministratore unico della Greenswitch, mentre Pasquale Tremamunno cessa dalla carica di consigliere di amministrazione.
La canadese Greendom Holdings srl di Pasquale Tremamunno cessa dalla qualifica di socio unico della Greenswitch srl. La Greendoom Holdings, è la società canadese che nel 2017 avrebbe investito nel capitale sociale di Greenswitch Srl per consentire alla società l’acquisto dell’ex stabilimento chimico Mythen SpA di Ferrandina. Circostanza questa che, ripetiamo, non è ancora chiarita. Poiché sarebbe legata a forzature societarie finalizzate ad estromettere i fondatori della Greenswitch Srl che avevano acquisito la ex Mythen. Insomma, la Greendom Holdings è proprietaria della Greenswitch.
La Hydrogen Valley LTD acquisisce l’intero capitale della Greenswitch, 100mila euro. L’atto viene registrato a Milano, con un trasferimento di denaro estero su estero. A vendere la Greenswitch è la Greendom Holdings di Pasquale Tremamunno. L’oggetto dell’atto è “Sale of shares” vendita di azioni. Prima della vendita il capitale sociale della Greenswitch viene ridotto da 2milioni a 100mila euro. Mentre, dopo la vendita si registra un aumento del capitale a 3 milioni di euro, conferito dalla Hydrogen Valley LTD nel dicembre 2024. Da dove arrivano i soldi? Lo vedremo dopo.
Dal verbale dell’assemblea del 23 dicembre 2024:
A tal fine, il presidente propone di eseguire l’aumento di capitale utilizzando, per un importo pari a euro 2.900.00,00, la “Riserva di capitale per la copertura di Perdite” pari ad euro 3.460.613,63, come risulta dalla situazione contabile al 20 dicembre 2024, messa a disposizione prima d’ora del socio, che il presidente illustra e che rimane conservata agli atti della Società.
l’assemblea delibera: di aumentare il capitale sociale a titolo gratuito da nominali euro 100.000,00 a nominali euro 3.000.000,00, e quindi per nominali euro 2.900.000,00, con assegnazione delle nuove partecipazioni all’unico socio, utilizzando, per un importo pari ad euro 2.900.000,00, come risulta dalla situazione contabile al 20 dicembre 2024, illustrata dal presidente, che si riduce corrispondentemente;
Ad ogni modo l’atto di vendita presenta alcune curiosità. Intanto non è logico che un’azienda che vale nella sostanza circa 12 milioni di euro, venga ceduta con il rimborso del capitale di 100mila euro. Nell’atto è evidente che l’unica transazione finanziaria, estero su estero, riguarda questa cifra. Per il resto non si sa come e quando avverranno i trasferimenti di denaro.
Nell’atto è scritto:
…Le parti dichiarano che il prezzo complessivo convenuto per la cessione che la parte acquirente deve corrispondere alla parte venditrice è pari alla somma tra: (a) una componente fissa pari all’importo di Euro 2.600.000,00 (il “Prezzo Fisso”); (b) una eventuale componente variabile (l’Earn Out“) di ulteriori massimi Euro 1.500.000,00, determinata sulla base dei meccanismi tra le parti convenuti e alle stesse noti, che dovrà essere corrisposta con le modalità e nei termini separatamente convenuti, subordinatamente al soddisfacimento delle condizioni previste da tali separati accordi tra le parti. Parte del suddetto Prezzo Fisso, pari ad Euro 100.000,00, è stata corrisposta precedentemente a quest’atto dalla parte acquirente alla venditrice, che ne rilascia quietanza, mediante bonifico bancario di pari importo disposto in data 11 ottobre 2024, con accredito sul conto corrente n. … canadian $ intestato alla parte venditrice, Transaction Number: 56499772068. La residua parte del Prezzo Fisso, pari ad Euro 2.500.000,00, così come l’Earn Out, se dovuto, saranno corrisposte dalla parte acquirente alla venditrice con le modalità e nei termini convenuti ai sensi di separati accordi tra le parti… Le parti dichiarano che non esistono impedimenti alla cessione essendo la società “GREENDOME HOLDINGS INC.” unica socia della “GREENSWITCH S.R.L.”
Non è dato sapere quali siano gli accordi tra le parti e qual è in sostanza il prezzo della vendita.
Nel novembre 2024 la Hydrogen Valley LTD nella sala consiliare del Comune di Ferrandina presenta il suo piano industriale, per la Greenswitch, da 60 milioni.
Dalla Hydrogen Valley LTD alla 80 MILE PLC
La 80 Mile Plc, è una Public Limited Company quotata sul mercato AIM di Londra e sulla Borsa di Francoforte, le sue azioni sono inoltre negoziate sul mercato OTC Pink negli Stati Uniti.
Il 28 ottobre 2025 la 80 Mile Plc annuncia di aver acquisito la proprietà esclusiva di Hydrogen Valley Ltd, oltre ad aver siglato tre accordi per la fornitura di materie prime. Le azioni della PLC nel pomeriggio dell’annuncio salgono del 7,4% a Londra, più che raddoppiando il loro valore negli ultimi dodici mesi. L’annuncio è rivolto al mercato azionario e ai potenziali investitori.
80 Mile ha concordato nuovi termini per l’acquisizione di Hydrogen Valley, società registrata a Londra che ha riportato un utile ante imposte di 1,9 milioni di sterline nell’esercizio 2025. Hydrogen Valley opera presso il sito di biocarburanti di Ferrandina, in Italia, tramite la sua controllata al 100% Greenswitch Srl Hydrogen Valley.
Lo scorso dicembre, 80 Mile aveva annunciato una raccolta fondi per acquistare fino al 49% di Hydrogen Valley per 2 milioni di sterline in contanti e nuove azioni pari al 29% del capitale di 80 Mile, con l’opzione di salire al 100% per un totale di 6,05 milioni di sterline tra contanti e azioni.
Martedì, 80 Mile ha dichiarato che acquisirà la totalità di Hydrogen Valley secondo termini rivisti. Nell’ambito dell’accordo, 80 Mile emetterà ulteriori 10 milioni di azioni a favore di Hydrogen Valley. Ha inoltre versato 100.000 euro in contanti a Greendome Holdings Inc e emetterà 220 milioni di nuove azioni a Greendome.
Sono previsti ulteriori pagamenti salvo che il valore delle azioni di 80 Mile triplichi entro il 30 giugno. I pagamenti differiti includono 750.000 euro in contanti entro il 30 giugno 2027 e un ulteriore potenziale pagamento di 1,5 milioni di euro, da corrispondere per metà in contanti e per metà in azioni entro il 31 marzo 2028.
Sempre martedì, 80 Mile ha reso noto che Greenswitch Srl, la sua nuova controllata, ha firmato un memorandum d’intesa con una società Fortune 500 non nominata, definita da 80 Mile come “una delle maggiori compagnie energetiche integrate al mondo”. A partire da novembre, questa società fornirà allo stabilimento di Ferrandina 80.000 tonnellate annue di materie prime rinnovabili come metilestere di olio di palma e olio da cucina riciclato.
Separatamente, Greenswitch ha siglato un accordo di lavorazione con la compagnia petrolifera italiana Ludoil Energia Srl, che fornirà a breve termine 80.000 tonnellate di materie prime per biodiesel all’anno, riducendosi a 40.000 tonnellate annue nel lungo periodo.
Di tutta questa roba al momento non si vede nulla.
Chi è la 80 Mile PLC e chi sono i suoi protagonisti lo abbiamo raccontato nella prima puntata. In questa, invece, abbiamo provato ad analizzare due aspetti della vicenda: l’aumento di capitale a 3 milioni della Greenswitch Srl conferito dalla Hydrogen Valley srl, e l’affermazione per cui la Hydrogen Valley srl avrebbe registrato un utile di 1,9 milioni di sterline nel 2025. Utile che, secondo Girolamo Mazziotta, sarebbe derivato da ricavi da commesse interne per interventi di revamping.
E’ tutto oro quello che luccica?
L’aumento di capitale per 3 milioni di euro appare realizzato senza alcun versamento di mezzi propri, ma tramite utilizzo di riserve patrimoniali “riemerse” dopo la cessione societaria della Greenswitch Srl alla Hydrogen Valley srl.
L’iscrizione a bilancio di ricavi derivanti da “commesse interne”, pari a circa 1,9 milioni, appare in un contesto che sarebbe privo di attività industriali reali, di clienti e di produzione.
Ma entriamo nei dettagli dei dubbi sollevati dall’analisi dei documenti
Dopo la cessione della società a una LTD estera, ossia la Hydrogen Valley srl, viene deliberato un aumento del capitale sociale di 3 milioni apparentemente per rafforzare il patrimonio, coprire le perdite, stabilizzare la struttura societaria. Tuttavia, sembra che non ci sia stato alcun conferimento reale in denaro, né in natura, Né tramite strumenti finanziari partecipativi. L’aumento sarebbe stato effettuato solo tramite riclassificazione interna delle riserve, ricomparse in bilancio nonostante fossero state “azzerate” o non valorizzate durante precedenti operazioni.
Dunque le riserve sarebbero “scomparse” e poi ricomparse. Nelle fasi precedenti all’aumento di capitale la Greenswitch Srl non avrebbe indicato riserve disponibili che, tra l’altro, non erano state valorizzate nel patrimonio netto. Dopo la vendita ricompaiono e vengono utilizzate per l’aumento di capitale. Questa modalità ci incuriosisce e appare anomala, perché? Perché le riserve non possono apparire e scomparire senza eventi giustificativi. Inoltre, la rappresentazione patrimoniale deve essere continua e verificabile e la mancata valorizzazione delle riserve prima della cessione potrebbe aver alterato il valore percepito dell’azienda.
Siamo di fronte a un aumento di capitale senza mezzi propri?
Ci sarebbe il rischio di un aumento solo formale che perciò non comporta alcuna immissione di liquidità. Dal punto di vista tecnico-contabile, ci dicono gli esperti, si tratterebbe di un aumento nominale e non sostanziale e perciò non si modifica la capacità finanziaria della Greenswitch, né rafforza i mezzi propri e servirebbe a coprire le perdite pregresse. Non spetta a noi stabilire se si tratta di alterazione della rappresentazione del patrimonio netto o anche di un miglioramento artificiale dei ratios patrimoniali, ossia degli indici finanziari che valutano la solidità e la struttura di un’azienda in relazione allo stato patrimoniale.
Un altro aspetto su cui ci interroghiamo riguarda la copertura di perdite, tramite aumento di capitale, che non ci sembrano giustificate da costi industriali, investimenti, ammortamenti coerenti, attività produttive. L’origine delle perdite, infatti, appare come un punto critico che merita alcune domande: si tratta di svalutazioni arbitrarie? Di passività non documentate? Di trasferimenti infragruppo? Di costi di gestione non correlati all’attività industriale?
Le commesse interne: ricavi senza produzione?
Nel bilancio più recente risultano ricavi per circa 1,9 milioni di euro (La 80 Mile PLC parla di 1,9 milioni di sterline), derivanti quasi esclusivamente da “commesse interne” relative a lavori di revamping dell’impianto. Non risulterebbero invece: vendite di prodotti, clienti esterni, linee produttive attive, contratti di fornitura, output industriali verificabili. Per quanto ne sappiamo, in contabilità industriale le commesse interne rappresentano lavori svolti dall’impresa per se stessa e consistono nella capitalizzazione di costi. Sono normali, ossia lecite, se correlate a investimenti reali e devono essere documentate, quantificate in modo oggettivo e collegate a beni capitalizzabili. E’ così?
Lo chiediamo perché nel contesto analizzato non ci sembra esista evidenza di investimenti industriali reali nello stesso periodo. Non abbiamo colto l’esistenza di nuove installazioni tecnologiche anche perché non abbiamo trovato riscontri circa incrementi di valore dell’impianto. Sappiamo che le commesse interne generano ricavi senza generare valore economico. In tal senso appaiono come ricavi “autoreferenziali”, privi di mercato, domanda, clienti, sostanza economica. E quindi, sono legittime altre domande: c’è il rischio che nei bilanci le commesse interne possano gonfiare i ricavi senza produrre cassa o valore reale? C’è il rischio che generino ricavi fittizi che compensano costi del personale e altri costi operativi? C’è il rischio che vengano utilizzate per dimostrare l’esistenza di attività industriali allo scopo di accedere a contributi e finanziamenti pubblici? C’è il rischio che servano a mantenere occupazione formale per evitare la revoca di contributi pubblici? Non siamo esperti, facciamo solo domande.
L’uso di commesse interne era già presente nella gestione canadese, quella di Tremamunno, per intenderci. Adesso pare che la gestione attuale faccia ricorso allo stesso metodo ma con volumi più elevati. Scelte imprenditoriali che non discutiamo, ma che ci obbligano a domandare. Sembra dunque che ci sia una continuità operativa tra la vecchia e la nuova proprietà della Greenswitch. E dunque ci potrebbe essere il rischio che in una fase precedente si sarebbe fatto ricorso a una speculazione edilizia (finti lavori, revamping minimale) e nella fase successiva si sia affacciata una speculazione finanziaria con la narrazione sull’idrogeno, sui ricavi e sull’aumento di capitale, narrazione ripresa sostenuta e rilanciata dalla 80 Mile PLC?
Riepilogo in sintesi
Dalla nostra modesta analisi dell’aumento di capitale della Greenswitch a 3 milioni di euro e delle commesse interne da 1,9 milioni di euro (o sterline) emergono domande legittime e necessarie.
L’aumento di capitale è puramente nominale, privo di conferimenti e basato su riserve riclassificate in modo anomalo? Le commesse interne sono utilizzate in modo improprio per creare ricavi non sostenuti da attività industriali. Le due operazioni sono correlate? Cioè servono a mantenere in piedi formalmente l’azienda e giustificare costi e occupazione, senza produzione reale? Esiste un rischio concreto di alterazione della rappresentazione economico-patrimoniale? Siamo in presenza di attività non industriale, ma contabile-speculativa con possibili implicazioni per finanziamenti pubblici, creditori, soci, autorità di controllo? Insomma, tutta questa roba è una pila di fiche sul poker del mercato finanziario ad uso e consumo di Corporation come la 80 Mile PLC? Vedremo mai l’investimento di 60 milioni in Val Basento con l’occupazione a regime di 100 lavoratori?
Il commento
Queste domande le giriamo anche alla politica che a quanto pare è incapace di farle. Una politica che sempre esulta, quasi a prendersi il merito, quando un imprenditore o un uomo-donna d’affari promettono mari e monti e diventano l’eroe del giorno con selfie e abbracci di chi decide sui finanziamenti pubblici. Finanziamenti pubblici che spesso vanno a rotoli come dimostra la crisi industriale e occupazionale che la Basilicata sta attraversando. Un travaso continuo di risorse pubbliche nelle casse di aziende in crisi e senza risultati. Forse, la situazione lucana è conseguenza anche del fatto che la politica non si fa domande o non sa fare domande, o preferisce non farle. In fondo, vendere miraggi ai cittadini paga, nel breve periodo, ma paga. Arrivederci alla prossima puntata.
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