Il cantiere dell’ex palestra Coni di Potenza: quando il potere dimentica i cittadini. La lezione di Machiavelli
Negli ultimi giorni i residenti del rione Montereale stanno vivendo sulla propria pelle una lezione pratica su come non si dovrebbe amministrare una città
Negli ultimi giorni i residenti del rione Montereale stanno vivendo sulla propria pelle una lezione pratica su come non si dovrebbe amministrare una città. La vicenda del cantiere allestito per la demolizione dell’ex palestra Coni offre infatti uno spaccato inquietante di un certo modo di intendere il potere: verticistico, sordo, impermeabile al dialogo con chi subisce le conseguenze delle relative decisioni.
I fatti sono noti. Il provvedimento dirigenziale n. 562/2025 del Comune ha istituito, con comunicazione tardiva e senza alcun confronto preventivo, un divieto di sosta di via della Pineta, sottraendo numerosi posti auto ad un quartiere già cronicamente congestionato. La riorganizzazione della viabilità è stata comunicata ai cittadini solo a ridosso dell’allestimento del cantiere, senza preavviso adeguato e, soprattutto, senza l’indicazione di soluzioni alternative per chi in quella zona vive quotidianamente. Ma la questione dei parcheggi è solo la punta dell’iceberg.
Parliamo di un’area ad altissima densità edilizia, priva di pertinenze per il parcheggio, dove vivono centinaia di persone. Un quartiere posto in quota, raggiungibile oggi attraverso un’unica via d’accesso caratterizzata da forte pendenza, carreggiata ristretta e fondo stradale scivoloso – particolarmente pericoloso durante i frequenti episodi di ghiaccio e neve, che interessano Potenza nei mesi invernali. L’area del cantiere ha di fatto bloccato le vie d’uscita alternative, lasciando ai residenti un solo percorso insufficiente e rischioso. Le barriere architettoniche diffuse rendono molti anziani e persone con disabilità motoria – oltre a carrozzini e passeggini – di fatto “sequestrati” nelle proprie abitazioni. E in caso di emergenza – un incendio, una crisi sanitaria – come potrebbero intervenire tempestivamente i mezzi di soccorso con la viabilità parzialmente o totalmente bloccata?
Di fronte a questo quadro viene naturale chiedersi quale concezione del governo della cosa pubblica stia alla base di decisioni così unilaterali e indifferenti alle conseguenze per i cittadini amministrati.
Niccolò Machiavelli nel suo Principe dedica pagine memorabili al tema del rapporto tra chi governa e chi è governato. Nel capitolo XVII il Segretario fiorentino ammonisce: “debbe el principe farsi amare in modo che, se non acquista l’amore, che fugga l’odio“. E l’odio, avverte, nasce quando il principe “è rapace de’ beni e delle donne de’ sudditi” – intendendo con questo non solo l’espropriazione materiale, ma ogni arbitrio, che leda gli interessi legittimi dei cittadini senza necessità o senza adeguata compensazione.
Nel capitolo XIX Machiavelli è ancora più esplicito: il principe deve “vivere in modo che alcuno accidente o di male o di bene non lo facci variare”, ma soprattutto deve evitare “quelle cose che lo fanno odioso e disprezzato”. E che cosa rende un governante odioso? La prevaricazione, l’arbitrio, l’indifferenza verso le conseguenze delle proprie decisioni sulla vita quotidiana della gente.
Nel nostro caso l’Amministrazione comunale ha calato dall’alto un provvedimento, che impatta pesantemente sulla vita dei cittadini di quel quartiere – di cui anch’io faccio parte -, senza alcuna consultazione preventiva, senza un piano organico di gestione dei disagi, senza neppure la cortesia di un preavviso adeguato. Ha agito, potremmo dire con Machiavelli, “sanza pietà” – dove la pietà non è debolezza sentimentale, ma quella virtù politica, che consiste nel considerare gli effetti delle proprie azioni sul popolo che si governa.
Sulla vicenda sono intervenuti i consiglieri di opposizione Alessandro Galella ed Alfonso Nardella, che hanno posto domande, che meritano risposte chiare, non il silenzio o le giustificazioni burocratiche. La proposta di Nardella – una deroga al divieto di sosta dalle 17:00 alle 06:00, quando il cantiere è fermo – è di buonsenso elementare. Quale logica amministrativa giustifica il mantenimento di un divieto totale anche nelle ore in cui non vi è alcuna attività di cantiere?
Quello che emerge dal comportamento dell’Autorità comunale è una interpretazione molto discutibile del concetto di “amministrazione pubblica”, che scambia l’efficienza con l’autoritarismo, la decisione rapida con l’arbitrio, la semplificazione procedurale con il disprezzo del contraddittorio.
È il metodo di chi ritiene che consultare i cittadini sia una perdita di tempo, che ascoltare le loro preoccupazioni sia un segno di debolezza, che rispondere alle loro domande sia un fastidio burocratico. Questo approccio non è solo politicamente discutibile: è anche, paradossalmente, inefficiente. Perché decisioni calate dall’alto, senza confronto con chi ne subirà le conseguenze, sono decisioni fragili, contestate, destinate a generare conflitti, che avrebbero potuto essere evitati con un po’ di dialogo preventivo.
Eppure basterebbe tornare a Machiavelli, per comprendere quanto sia miope questa impostazione. Il Segretario fiorentino non era un teorico della democrazia partecipativa, ovviamente, ma era un acuto osservatore della realtà politica, ed aveva capito una cosa fondamentale: un governo che si aliena il consenso popolare è un governo debole, esposto, fragile. Nel capitolo IX del Principe, trattando del principato civile, scrive che chi governa “col favore del popolo” si trova in posizione più solida di chi governa “col favore de’ grandi”, perché “chi ha per nimico el popolo, non è mai securo”.
L’Amministrazione comunale di Potenza farebbe bene a meditare su queste parole. Non si tratta di populismo o di demagogia: si tratta di elementare saggezza politica.
I cittadini di Montereale non chiedono l’impossibile. Chiedono di essere informati per tempo, di essere consultati sulle decisioni che impattano sulla loro vita quotidiana, di vedere riconosciute le loro esigenze legittime, di ottenere risposte chiare su questioni amministrative, che li riguardano direttamente. E le richieste avanzate dai consiglieri di opposizione e dai cittadini residenti sono concrete e ragionevoli. Anzitutto occorre trasparenza sulle tempistiche effettive dell’intervento; serve poi una spiegazione delle motivazioni, che hanno portato ad una comunicazione tardiva ai residenti ed alla mancanza di un piano preventivo di gestione dei disagi. È necessaria una modulazione intelligente del divieto di sosta, con deroga nelle ore serali e notturne, quando il cantiere non è operativo. Bisogna individuare soluzioni alternative concrete per parcheggi e viabilità: permessi per i residenti, navette per gli utenti delle strutture sportive, accesso agevolato agli stalli a pagamento nelle zone limitrofe.
A giudizio di chi scrive e sentiti altri abitanti del quartiere, si impone una riduzione progressiva dell’area di cantiere con riprogettazione del layout, per liberare spazi di circolazione e parcheggio compatibilmente con le fasi dei lavori. Sono urgenti interventi per eliminare le barriere architettoniche e garantire la mobilità di anziani e persone con disabilità. Serve un piano neve e gestione emergenze, con presidio operativo e mezzi per garantire la percorribilità in sicurezza durante i mesi invernali. Infine è indispensabile un presidio costante della Polizia Municipale per il controllo degli accessi e la verifica del rispetto dei provvedimenti emanati.
Non si tratta, sia chiaro, di fare opposizione pregiudiziale o di ostacolare interventi necessari per la città. La riqualificazione dell’area dell’ex palestra Coni può essere un’opportunità importante per Potenza. Ma deve essere condotta con metodo, con trasparenza, con rispetto per chi abita in quei luoghi e ne subirà le conseguenze durante i lavori. La questione di Montereale è, in fondo, una questione di metodo democratico. O meglio: di civiltà amministrativa. In una città che si vuole moderna ed efficiente, non c’è spazio per l’arroganza burocratica mascherata da efficienza decisionale.
C’è bisogno di amministratori che sappiano ascoltare, prima di decidere, che considerino l’impatto delle loro scelte sulla vita reale delle persone, che rendano conto delle loro decisioni in modo trasparente. Machiavelli lo aveva capito cinquecento anni fa. Sarebbe tempo che lo capissero anche a Palazzo di Città. *Antonio Santoro, ingegnere


