Indotto Stellantis, Fdm: “Noi, licenziati senza pietà nel silenzio generale”
Tra poco più di due mesi tutti a casa i 53 lavoratori dell’area industriale di Melfi. Lettere di licenziamento recapitate le scorse settimane. Istituzioni non pervenute. E infine ieri il titolare ha anche disertato l’incontro in fabbrica. Al suo posto l’amministratore delegato. “E’ finita”
Il 9 febbraio tutti a casa i 53 lavoratori dell’area industriale di Melfi. Lettere di licenziamento recapitate le scorse settimane. Istituzioni non pervenute. E infine ieri il titolare ha anche disertato l’incontro in fabbrica. Al suo posto l’amministratore delegato. “E’ finita”.
“Il rapporto di lavoro dovrà intendersi risolto ad ogni effetto dal 9 febbraio 2026”. Questo si legge nelle lettere di licenziameno fatte pervenire nelle scorse settimane ai 53 lavoratori della Fdm, azienda della Logistica Stellantis, che già a gennaio 2024 aveva comunicato “via email” ai dipendenti la sua intenzione di abbandonare l’area industriale di San Nicola di Melfi. E’ seguito un iter lungo, presìdi davanti alla fabbrica e alla Regione, e poi un continuo tentativo sindacale di persuadere l’azienda a rimanere. Cassa integrazione straordinaria. Ieri, infine, si è consumato quello che parrebbe davvero l’ultimo atto, il più desolante, proprio dentro i cancelli dell’azienda. Ripartiamo da qui.
“Il titolare ha fatto marcia indietro”. “Eravamo in attesa della proprietà, ieri mattina, davanti l’azienda – ci dice Michele, lavoratore Fdm – il proprietario vedendo un gruppo di operai ha fatto marcia indietro e se ne è andato”. All’interno dei cancelli, a rappresentarlo, c’era l’amministratore delegato. Il quale non avrebbe fatto altro che notificare quanto già si sapeva, ovvero l’intenzione di chiudere definitivamente i battenti e i contratti il 9 febbraio del prossimo anno. “Se fino a ieri c’era un lumicino di speranza – confessa Michele – speranza magari anche di rientrare nel rilancio futuro di Stellantis a Melfi, oggi non c’è più neanche quella. Fa male però essere stati scaricati così, il titolare ha fatto capire che non ha alcuna volontà di tenerci”. Abbandonati definitivamente, e senza appello, quindi.
“Un licenzimento passato in sordina”. Ciò che fa più male, oltretutto, in questo momento, è “vedersi il vuoto intorno”. Oltre la Fdm, la casa madre, la Sit, si è lasciata dietro una pletora di operai licenziati nell’ultimo anno, forse 200 o anche più, tra addetti Las, ma non solo, e compresi anche quelli della Fdm, che sono 53. “Oggi ci troviamo delle lettere di licenziamento e nessuno ne ha parlato – ci dice l’ormai “ex” addetto Fdm – Non abbiamo visto politici, come quelli che nei giorni scorsi erano davanti ai cancelli della Pmc, su di noi non hanno nulla da dire, nessuno si è stracciato le vesti”. Si sentono non solo esclusi e scaricati, ma tutto ciò, ritengono, sia avvenuto anche “nel silenzio più assordante” della collettività. Molti di questi lavoratori stanno già facendo corsi di riqualificazione destinati agli operai rientranti in area di crisi complessa, come lo è San Nicola di Melfi.
Un silenzio che non assolve. “Per noi è giunta la parola fine e sembra che a nessuno gliene importi”, confessa, amareggiato, Michele. “Tanti anni di lavoro spesi qui a San Nicola di Melfi, tanti sacrifici, spese, mutui, una famiglia messa su, e poi il baratro, la fine improvvisa”. Già, una fine improvvisa. Senza infamia nè lode. E senza nenche bandierine che supportino in un momento così traumatico. C’è un pezzo di Indotto e di Logistica che è già morto. Senza encomio. Un film senza i titoli di coda. Si spera in un sussulto di orgoglio finale, e di buon senso, da parte dei ‘rappresentanti istituzionali’ che conoscono bene la vertenza, anzi “le” vertenze. Gli stessi che in questo momento “ignorano” così tante lettere di licenziamento, neanche fossero piovute, improvvise, dal cielo. Non è così. Le lettere sono state fatte recapitare il 31 ottobre ai lavoratori Fdm. In molti lo sanno. In questa indifferenza collettiva, invece, affondiamo tutti. “E’ un silenzio che fa male”, per dirla con le parole di Michele. La lettera di licenziamento ricevuta dai lavoratori 


