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La Banca del Mezzogiorno ha le ore contate? A rischio chiusure di sportelli

13 novembre 2025 | 13:11
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La Banca del Mezzogiorno ha le ore contate? A rischio chiusure di sportelli

Le dichiarazioni del ministro Giorgetti e la narrazione della dirigenza aziendale: cronaca di una fine annunciata

Chi ha salvato da quel fatidico 2019 la Banca Popolare Bari, oggi BdM Banca, è stato quel decreto del Governo che ha messo in sicurezza i risparmiatori, i posti di lavoro e un territorio già martoriato dalla disoccupazione e dallo spopolamento. La speranza era di dare una nuova opportunità al Mezzogiorno d’Italia e affidare al Medio Credito Centrale (MCC) il compito di trainare e di sostenere l’economia meridionale. In questi anni non possiamo dire che le cose siano andate come molti si aspettavano, ossia non esiste ancora una Banca che punti al rilancio di del Sud attraverso politiche di finanziamento e che interloquisca con un sistema economico in difficoltà. Il corso inaugurato da MCC si pensava avesse potuto segnare una discontinuità sostanziale rispetto alla vecchia gestione.

Se si va fino in fondo, però, di innovativo in quel che è stato fatto e si sta facendo non c’è proprio nulla. Anzi, la sensazione è che siamo in presenza dei peggiori residui del passato che richiamano metodi, criteri e stili di gestione del credito, dei clienti, dei soci e del personale, molto discutibili.

Sin dal suo insediamento l’attuale management non sembra abbia avuto una visione strategica e non sembra abbia dato segnali di impegno nel costruire programmatiche prospettive di rilancio.

Anziché pensare a nuovi modelli di business per ricercare una maggiore efficienza e nuove fonti di ricavi – ci dicono fonti interne – avrebbe preferito adottare prassi commerciali mirate esclusivamente alla riduzione dei costi del Personale e al conseguimento di consistenti provvigioni commissionali. Una politica creditizia che ha comportato la perdita di importanti quote di mercato, a tutto vantaggio dei vari competitors.

Infatti, mentre altre banche hanno raggiunto risultati mai registrati nel panorama bancario, non solo per l’ innalzamento dei tassi di interesse ma anche grazie ad una sana, attenta ed evoluta politica creditizia,  i risultati conseguiti da BdM, al netto della ingiustificata enfasi con la quale sono stati presentati, non appaiono certamente esaltanti per un’ azienda che aveva dichiarato di voler  diventare, nel giro di pochi anni, quella Banca d’ investimento che avrebbe dovuto contribuire allo sviluppo del Mezzogiorno.

Tra l’ altro, quei risultati non sarebbero certo il frutto di una spiccata capacità commerciale/strategica di questo management, ma rivengono, in buona parte, dalla fortunata combinazione tra i fattori di un contesto  monetario straordinariamente favorevole (gli alti tassi di interesse), con i rilevanti risparmi conseguiti con il taglio delle retribuzioni e del welfare dei dipendenti, con il drastico ridimensionamento  degli organici, con la mancata risposta in termini di turn over e con il distacco di centinaia di dipendenti presso la Capogruppo.

Tuttavia, nonostante gli utili dichiarati, la banca resta ancora dipendente dal sostegno pubblico, tant’è che per poter rispettare alcuni parametri fissati da Bankitalia è dovuta ricorrere a due prestiti erogatile da MCC: il primo di 60 mln nel 2023 ed il secondo di 200 mln (con due tranches da 100 mln cadauna) nel corso del 2025.

Ebbene, oggi, nonostante l’aiuto dello Stato, si può tranquillamente affermare che il progetto di Banca del Mezzogiorno è morto. A seppellirlo ci ha pensato il ministro Giorgetti che, nel corso di una conferenza stampa, ha ufficialmente dichiarato che il Governo metterà sul mercato BdM Banca. Sembra che per l’occasione sia già in corso un piano di ottimizzazione, da parte della Capogruppo, che prevede, prima della vendita, il taglio di oltre il 20% del personale della Banca.

Notizie a dir poco destabilizzanti che hanno indotto le organizzazioni sindacali a chiedere all’ azienda un incontro urgente, per avere i doverosi chiarimenti al riguardo.

Nel corso dell’incontro, la Delegazione aziendale, ha dichiarato di non avere notizia di alcuna manifestazione di interesse da parte di ipotetici acquirenti, pur non escludendo che questo possa avvenire in futuro, e contestualmente ha smentito l’apertura di un “fondo esodi”, per mancanza delle risorse necessarie.

Una smentita di conferma, in sostanza, che avvalora ancora di più le perentorie ed inequivocabili dichiarazioni del ministro, rilasciate stranamente a ridosso di due fatti importanti: la conclusione della visita ispettiva di Bankitalia e l’audizione, parzialmente secretata, dell’Amministratore Delegato di BdM in Commissione di inchiesta sul sistema bancario. Insomma, BdM Banca è sul mercato ed è solo questione di tempo per conoscere gli sviluppi di questa preoccupante vicenda e sapere chi sarà il fortunato vincitore che riuscirà ad accaparrarsela.

Intanto, nella giornata dell’11 novembre, la Delegazione aziendale di BdM ha presentato ai sindacati il progetto di riorganizzazione delle filiali illustrando le linee guida che accompagneranno il processo nei prossimi mesi. Dalla presentazione è emerso che entro la primavera 2026 è prevista la chiusura di 10 sportelli individuati attraverso criteri funzionali (assenza di tesoreria, comuni multi sportello) e di prossimità.

Nella stessa riunione, l’Azienda ha illustrato un piano di 15 nuove aperture, da realizzarsi in un orizzonte temporale di circa 2 anni (a babbo morto) con l’obiettivo di presidiare aree ritenute strategiche per il bacino potenziale di clientela, masse prospettiche, sviluppo residenziale e sinergie con MCC.  Ma nel frattempo la BdM non è in vendita? Appare evidente, oltre all’ assenza di una benché minima logica industriale, l’asimmetria tra le chiusure già programmate e le aperture solo prospettate in un quadro temporale futuro ed incerto.  Staremo a vedere.