Economia lucana
|Mega (Cgil): “La Basilicata è ormai una vertenza a cielo aperto, chiediamo un Consiglio regionale straordinario”
“I dati di Banca d’Italia sull’economia lucana non sorprendono. È ora di rompere l’omertà e il racconto negazionista del governo Bardi rispetto a una crisi epocale”
“Il quadro dell’economia lucana emerso oggi dalla Banca d’Italia purtroppo non sorprende, confermando ciò che da tempo denunciamo. Ecco perché come Cgil Basilicata abbiamo lanciato la vertenza Basilicata, un vero e proprio allarme per il governo regionale ma anche un appello a intervenire con urgenza su alcuni asset fondamentali in particolare sofferenza, come il lavoro, l’industria, i trasporti e l’emigrazione, specie dei nostri giovani, spostando a Roma le vertenze che coinvolgono grandi player nazionali e internazionali”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega. “Alla luce della drammaticità dell’economia lucana emersa oggi dai dati diffusi dalla Banca d’Italia – prosegue – chiediamo al Consiglio regionale della Basilicata una seduta straordinaria sulla grave crisi del sistema produttivo lucano che ha portato la Basilicata al primo posto per la crescita esponenziale degli ammortizzatori sociali (dati Inps), a partire dalle grandi vertenze di Stellantis e dall’automotive fino alla SmartPaper e al salottificio Natuzzi”.
Per Mega “i dati della Banca d’Italia parlano chiaro. L’andamento dell’economia regionale ha risentito soprattutto di quello negativo dell’industria. Le rilevazioni campionarie relative ai primi nove mesi dell’anno indicano infatti una contrazione del fatturato e delle quantità vendute tra le imprese del settore. Le difficoltà dello stabilimento Stellantis di Melfi hanno continuato a incidere sull’intero comparto degli autoveicoli, che ha segnato ancora un forte calo della produzione e delle vendite in Italia e all’estero. Con una incidenza sul Pil che continua a contrarsi, in controtendenza rispetto alla moderata crescita osservata in Italia e nel Mezzogiorno. Una decrescita destinata ad aumentare se non si interviene subito e con urgenza, così come abbiamo ampiamente anticipato con il nostro rapporto sul Pil lucano e la crisi dell’automotive e dell’area industriale di Melfi. Così come abbiamo lanciato l’allarme e chiesto politiche di reindustrializzazione e riconversione rispetto ai siti di estrazione petrolifera tenuto conto del graduale declino della produzione, con in investimenti nel no oil. E infatti la Banca d’Italia ha certificato che nei primi sei mesi di quest’anno il valore della produzione del comparto estrattivo – da cui dipende l’ammontare delle royalties erogate a favore degli enti locali lucani – sarebbe sceso rispetto al primo semestre del 2024. Le esportazioni sono rimaste stazionarie in termini nominali, su livelli molto contenuti nel confronto storico.
Se a ciò si aggiunge la crisi idrica con l’agricoltura in ginocchio e perfino le utenze di tantissimi comuni lucani, il calo demografico (la Basilicata è prima in Italia secondo i dati Istat), il saldo migratorio negativo (oltre 3mila persone nel 2023, ovvero -6,1 per mille), è evidente – conclude – che non si può più negare che siamo di fronte a una crisi senza precedenti. È ora di rompere l’omertà e il racconto negazionista del governo Bardi rispetto a una crisi epocale. Come ieri ha detto una lavoratrice lucana e delegata Cgil, la Basilicata è ormai una vertenza a cielo aperto: presidi e tende ovunque. Il simbolo di una terra dimenticata che affonda nel silenzio e nella rabbia di chi non si rassegna”.


