Migranti: ogni anno in Basilicata lavorano in 50 mila
23.000 sono badanti, che nella stragrande maggioranza lavorano in nero e non godono nessuna attenzione delle parti sociali e delle istituzioni
I dati diffusi a livello nazionale e locale da Idos rappresentano solo alcuni aspetti della condizione dei migranti tenuto conto dei dati 2024 prodotti dall’Istat. Tra due mesi avremo quelli del 2025 che in realtà saranno sempre parziali, in particolare per quanto riguarda l’effettiva consistenza della popolazione migrante residente, che lavora o studia in Italia, o che viene sfruttata in particolare nel lavoro di cura, in agricoltura, nel ciclo delle costruzioni e gestiti dai caporali e dalle coop finte.
La situazione lucana indicata dai dati Istat del 2024 consiste in 27.359 residenti,dei quali 3707 studenti. Sono anche i risultati delle politiche connesse alle intese ed programmi dei 2016.
In realtà in Basilicata ogni anno lavorano, per effetto anche della mobilità territoriale, oltre 50.000 migrati. Di questi almeno 23.000 sono badanti, che nella stragrande maggioranza lavorano in nero e non godono nessuna attenzione delle parti sociali e delle istituzioni.
Negli ultimi anni è scemata anche l’iniziativa di contrasto al caporalato per la totale disapplicazione della legge regionale 13 de 2016 e per la mancata attuazione de Piano nazionale anticaporalato, che ha previsto importati risorse finanziare di circa 25 milioni, oltre alle altre decine per i centri dei richiedenti asilo che danno lavoro a circa 500 giovani lucani.
Oltre 15 milioni destinati alla realizzazione de nuovi centri di accoglienza stagionali di Boreano, Gaudiano, il completamento della Città della Pace di Scanzano in costruzione da oltre un decennio.
I progetti approvati anche dalla Giunta Bardi sono fermi da 4 anni e gli appalti integrati non vengono attuati dagli uffici e dai Rup.
Quest’anno nessuna ha riaperto con ritardo il Centro di Palazzo che ha ospitato 350 migrati mentre da due anni nessuna accoglienza è stata effettuata nel Metapontino nonostante le risorse disponibili e gli avvisi prodotti. Neanche la grave strage dei quattro migrati avvenuta nell’area ionica ha determinato una reazione delle istituzioni preposte e delle parti sociali che si sono limitate al cordoglio e alle rituali prese di posizione.
Di questa situazione risentono le stesse politiche regionali ormai diventate residuali verso i circa 2700 richiedenti asilo ospitati in Basilicata in termini di integrazione, formazione ed inclusione, per non parlare della cattiva gestione del CPR di Palazzo e della mancata utilizzazione del Centro antiviolenza e tratta completato e mai aperto. Con la nomina dei nuovi dirigenti dopo la pessima gestione Busciolano e Nova accadrà qualcosa di diverso? Pietro Simonetti Cseres


