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Politica Agricola Comune, si profilano tagli a danno degli agricoltori

Altra norma da rivedere sono i contributi dello Sviluppo Rurale (FEASR – Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale). Ci sono troppi beneficiari non agricoli, a cominciare dai GAL

Tagli PAC si Tagli PAC no, e il tormentone del 2025, si profilano grossi tagli il 20% circa, guarda caso sempre all’anello debole della catena cioè l’agricoltore, a prescindere che debbono essere respinti con forza, ma a mio avviso i fondi che attualmente la UE elargisce dovrebbero essere REDISTRIBUITI e RIEQUILIBRATI e MIRATI verso chi produce e chi effettivamente sta nei campi, svolge l’attività agricola e realizza una produzione per il mercato, operando in modo professionale e come fonte di reddito per la propria famiglia.

Una prima operazione di selezione mirata dei beneficiari dovrebbe partire dai vari attori a monte dell’agricoltore, ad iniziare dalle OP che percepiscono lauti contributi, quando un agricoltore fa gli investimenti (attraverso i programmi operativi della cosiddetta OCM).

L’Op di riferimento prende il 50% secco sulla somma a lui spettante, e con il restante 50% (faccio un esempio) l’agricoltore deve pagare un ingegnere o un tecnico per il progetto dell’opificio, poi deve pagare un commercialista che gli fa il business plan, che sarebbe uno studio di fattibilità economica, per accedere ai fondi pubblici ed affrontare altre spese generali.

Quando si considerano l’insieme di tali spese, all’agricoltore per il costruendo opificio gli resterà un 25/30% (se va bene).

Si deve considerare che se l’agricoltore potesse andare da un libero professionista pagherebbe la relativa parcella che non arriverebbe al 10% IVA compresa, così all’agricoltore rimarrebbe un 40% sul contributo netto. Perché non si modificano queste norme? Perché non si trova una via diretta ed immediata per veicolare fondi a favore dell’agricoltore?

Spero che gli ordini professionali promuovano una campagna, analoga a quella realizzata quando AGEA ha tolto i fascicoli aziendali per darli solo ai CAA, per favorire uno snellimento delle procedure per la concessione dei contributi agli investimenti a favore delle imprese.

Altra norma da rivedere sono i contributi dello Sviluppo Rurale (FEASR – Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale). Si tratta di uno strumento finanziario dell’Unione Europea che promuove lo sviluppo delle aree rurali, sostenendo la competitività del settore agricolo e forestale, la gestione delle risorse naturali e la diversificazione dell’economia rurale.

Attraverso i suoi programmi, cofinanziati anche dai bilanci nazionali, il FEASR mira a migliorare la qualità della vita nelle zone rurali con aiuti agli investimenti e strumenti finanziari. Come principio è giusto, ma nei fatti una parte delle risorse vanno a favore dei soggetti non agricoli e non raggiungono le imprese.

Ci sono troppi beneficiari non agricoli, a cominciare dai GAL, per passare dai Comuni e da altri enti pubblici e privati. In alcuni casi i fondi vengono spesi con dubbia efficacia, come nel caso delle sagre e dei convegni. Operazioni spesso che nulla hanno a che vedere con le attitudini e le aspirazioni di un AZIENDA AGRICOLA mortificando il lavoro e le aspettative degli imprenditori agricoli.

Forse qualcuno non sa che rabbia prova un agricoltore vedere i soldi a lui destinati e spesi male, ed oggi anche poi si aggiungerebbe la beffa di un taglio PAC del 20% e dal 2032 i pensionati subirebbero anche l’esclusione dai pagamenti diretti, mentre l’INPS oggi per gli agricoltori attivi anche se pensionati pretende il pagamento dei contributi personali, più paradosso di così non c’è. Giuseppe Corrado, agricoltore di Nova Siri