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“Ponte del Diavolo” di Tolve, “con il restauro danno irreversibile al patrimonio storico”
Il Ponte del Diavolo prima e dopo gli interventi di restauro

“Secondo cittadini ed esperti, ha compromesso in modo irreversibile un bene storico di enorme valore identitario”

Europa Verde–Avs esprime forte preoccupazione per quanto accaduto a Tolve, dove il restauro del Ponte Vecchio – il cosiddetto “Ponte del Diavolo” – si è trasformato in un intervento che, secondo cittadini ed esperti, ha compromesso in modo irreversibile un bene storico di enorme valore identitario.

Il patrimonio culturale -si legge in una nota-non è solo una struttura da “mettere in sicurezza”, ma un organismo vivo, intreccio di memoria, tradizioni, credenze e simboli. Le Convenzioni internazionali – a partire da quella di Faro del 2005 – riconoscono il diritto delle comunità a partecipare liberamente alla tutela e alla gestione dei propri beni culturali. A Tolve, invece, questo diritto è stato completamente ignorato.

Il progetto, finanziato con 120 mila euro e approvato durante l’amministrazione precedente è stato affidato senza confronto pubblico, senza un concorso di idee e soprattutto senza coinvolgere le realtà locali che da anni si occupano della salvaguardia del territorio.

Il risultato è oggi evidente: ciò che è stato restituito alla comunità non è una valorizzazione del ponte storico, ma una sua radicale trasformazione, che molti considerano una vera e propria cancellazione del valore storico e del legame affettivo del luogo.

Nonostante i lavori siano terminati da oltre un anno, l’opera non è mai stata inaugurata: un silenzio che appare come un tacito riconoscimento della gravità dell’intervento realizzato. Il Ponte del Diavolo – monumento di origine romana, rimaneggiato in epoca medievale e carico di memorie e leggende – non è più riconoscibile. E ciò che viene presentato oggi come “restauro” ha di fatto azzerato un pezzo di storia.

Europa Verde–Avs ritiene che l’amministrazione comunale e gli enti preposti avrebbero dovuto esercitare un ruolo molto più attento e responsabile, andando oltre il mero rispetto delle procedure tecniche e ponendo al centro la tutela del valore culturale e immateriale dell’opera. In casi come questo, non esiste la possibilità di “rifare da capo”: il danno è definitivo.

A questo punto serve un confronto pubblico immediato con esperti, progettisti, Soprintendenza e amministratori; la trasparenza totale di tutti gli atti progettuali e delle autorizzazioni; una verifica istituzionale a livello regionale e nazionale per accertare eventuali responsabilità politiche e amministrative.

Il caso del Ponte del Diavolo non riguarda solo Tolve, ma l’intero tema della gestione e tutela dei beni storici in Basilicata. Sul punto partirà una campagna di sensibilizzazione e di invito ai cittadini lucani a segnalare episodi e opere che siano in radicale contrasto con la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. All’esito della campagna sarà assegnato da parte dei cittadini stessi e delle associazioni un “premio” alle opere fatte in violazione dell’articolo 9 della costituzione

Europa Verde–AVS continuerà a seguire la vicenda affinché simili episodi non si ripetano e affinché i cittadini tornino ad avere un ruolo centrale nella cura della propria storia e degli ecosistemi.