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Potenza, storie di “burrocrazia”
Foto di repertorio

La “guerra dei manifesti”: Spazi pubblicitari e monopolio del mercato tra ricorsi, contro ricorsi e l’avvocato Capo di Gabinetto

Il sistema delle affissioni, a Potenza, fino al 2021 era regolato da un sistema autorizzatorio, che vedeva Ispe titolare di più di un terzo degli spazi destinati alla pubblicità. A fatica la Lucana Servizi, si era guadagnato una piccola porzione di mercato, assieme ad altri operatori, a fronte del predominio di mercato, consolidato nel tempo, di Ispe.

Il fatto

Con avviso ormai di più di qualche anno orsono, però, il Comune, dando attuazione al regolamento vigente, decide di trasformare il regime autorizzatorio in regime concessorio. Divide il mercato in 12 lotti e li mette a gara.

Dei dodici lotti ne vengono assegnati solo 4 (che poi diventeranno 3, perché un vincitore viene meno). Ispe non partecipa al bando, ma impugna la delibera che, annullando le autorizzazioni modifica ed equilibra l’assetto di mercato.

Mentre alla Lucana Servizi (e agli altri vincitori) viene ordinato di eliminare i vecchi impianti per occupare, con nuove strutture, le zone assegnate a seguito della firma della concessione (nel frattempo intervenuta), con termine perentorio ad adempiere, il Tar annulla il provvedimento che Ispe aveva impugnato. Lucana Servizi aveva già eseguito gli adempimenti previsti nel contratto di concessione quando il Comune decide di tornare al regime autorizzatorio, a seguito della decisione del Tar. E questo nonostante Lucana Servizi avesse eliminato i vecchi impianti e stipulato già numerosi contratti per gli spazi ottenuti con la concessione.

Da qui l’azione risarcitoria di Lucana Servizi contro il Comune. Il Tar della Basilicata, però, ritiene l’azione risarcitoria infondata. Lucana Servizi propone ricorso al Consiglio di Stato e questo, con la sentenza n. 1067/24 dell’1/2/24, in riforma della sentenza del Tar Basilicata, riconosce a Lucana il risarcimento del danno, secondo precisi criteri che detta nella decisione, pur non quantificando l’importo dovuto ma rimandando alle parti la quantificazione secondo i precisati criteri. Il Comune non adempie alla sentenza del CdS e conserva il restaurato regime autorizzatorio.

Lucana Servizi chiede la nomina di un Commissario ad Acta. Il CdS nomina il commissario ad Acta, superando ogni eccezione, mossa dal Comune, con la sentenza n. 10518/24.

Il Commissario ad Acta viene individuato nella figura del Prefetto di Potenza o di un suo delegato. Viene così nominato Commissario un funzionario della Prefettura. Il Commissario, però, anziché dare esecuzione alla sentenza del Cds, interpreta (attività non consentita, anche perché già valutata) la sentenza e l’eccezione del Comune, e chiede chiarimenti al Consiglio di Stato sulla circostanza.

Il CdS a questo punto cambia completamente orientamento e decide che la sentenza non può essere eseguita e lo decide in sede di richiesta di chiarimenti del Commissario ad Acta che si è appropriato di un ruolo non suo e cioè quello di interpretare in luogo di eseguire. Il CdS passa sopra, come un treno, al principio dell’inattaccabilità del giudicato, senza, peraltro, offrire motivazione alcuna a riguardo e cosa più inverosimile, cambia la sua opinione in sede di esecuzione del giudicato.

A questo punto inevitabile il ricorso per revocazione, da parte di Lucana Servizi che tuttora è in corso e che verrà deciso a dicembre.

Esposto alla Procura e alla Corte dei Conti

Sta di fatto – scrivono i titolari di Lucana Servizi nella denuncia alla Procura di Potenza e alla Corte dei Conti datata 1° ottobre 2025 – che, ad oggi, cioè a distanza di oltre un anno dalla pubblicazione della sentenza, gli autorizzati continuano a lavorare nel precedente regime, ormai inattuabile, e gli esponenti non si vedono ripristinato il contratto concessorio. Ispe copre, oggi, circa la metà delle superfici disponibili e continua a lavorare in un regime di mercato predominante, il Comune non dà corso alle concessioni, né provvede sui lotti che non risultarono assegnati, sebbene avesse previsto anche un affidamento ulteriore ai vincitori del bando e sebbene gli esponenti abbiano dichiarato la disponibilità a vedersi concedere anche gli altri lotti.”

E aggiungono:

“La situazione che si protrae senza sussulti crea un danno oggettivo al Comune che in regime concessorio incasserebbe cifre molto più importanti di quelle imposte in regime autorizzatorio, crea un danno persistente e ingiusto agli esponenti e consente che un operatore agisca sul mercato in regime di assoluto predominio sugli altri concorrenti. Eppure non esiste un motivo che sia uno che impedisca al Comune di riportare la situazione in un ambito di legalità, dopo aver sostenuto una battaglia giudiziaria che è stata coronata con una sentenza che ha sancito la assoluta legittimità del suo operato.

È da sottolineare come la situazione di predominio del mercato di Ispe sia ormai consolidata da circa un ventennio, nell’arco del quale gli altri operatori, a fatica, hanno conquistato e difeso coi denti piccole parti del mercato disponibile e oggi, titolari di concessione, devono subire una situazione assolutamente illegale permanente.

Sul Comune grava l’obbligo di vigilanza e repressione dell’abusivismo pubblicitario che costituisce esercizio di attività autoritativa avente contenuto eminentemente doveroso e vincolato, preordinato al soddisfacimento dell’interesse pubblico. La persistente inerzia dell’amministrazione, che non dà esecuzione al giudicato rendendo esecutivi i propri atti amministrativi potrebbe quindi configurare anche un’ipotesi di omissione di atti d’ufficio.”

Quello che a noi pare curioso riguarda due circostanze. La prima è che l’avvocato di Ispe nei giudizi celebrati, è l’attuale Capo di Gabinetto del sindaco, la seconda è che in qualità di Capo di gabinetto riceve, con un altro dirigente del Comune e con l’avvocato del Comune di Potenza, il Commissario ad Acta al momento del suo insediamento, occasione nella quale non viene convocata Lucana Servizi che sa dell’incontro solo indirettamente.