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Stellantis, Melfi: “Speriamo di lavorare almeno altri 5 anni”
Uno scorcio dell'area industriale di Melfi

Calcoli e proiezioni di chi ha più di 50 anni e spera di ‘avvicinarsi’ alla pensione. “Chissà se ce la faremo”. Ancora brutte notizie dall’Indotto. Ora tremano anche gli operai della Mossucca s.p.a.

Mentre tra Indotto e Logistica prosegue l’emorragia senza fine, resta bassa la produzione anche all’interno della fabbrica madre (Stellantis) di S. Nicola di Melfi. Quello che infatti era l’obiettivo annunciato lo scorso 21 ottobre dal ceo Antonio Filosa, cioè la famigerata “risalita produttiva”, grazie al lancio ufficiale della Nuova Compass ibrida, sembra ancora un lontano miraggio. “Stiamo producendo non oltre 85 auto al giorno”, ci fa sapere chi la scorsa settimana ha operato sulla linea.

“Siamo in una fase calma – aggiunge la fonte – e se è vero che per la maggior parte passano Compass nuove, molto poche sono le altre, cioè dS7 e dS8”. Poco o niente, invece, “se pensiamo alla Lancia Gamma, che è l’atra macchina che dovremmo fare nei prossimi anni”. Ancora troppo poco per immaginare un futuro da “150 mila auto l’anno”, come si rilanciava solo un mese fa, in fase di presentazione del nuovo astro nascente (la Compass ibrida). Stando sempre agli spifferi che circolano sulla linea nell’ultima settimana, a dicembre o comunque prima di Natale, potrebbe registrarsi una prima leggera risalita, fino a “130 auto al giorno”, sommando tutti i nuovi modelli.

Si punta invece a febbraio 2026 per un passaggio “a 2 turni e 280 auto a turno”. Ma è ancora presto per verificare questa voce, e tutto appare come sospeso. Pochi gli operai al lavoro. Domina la Cassa Integrazione. In questo clima di stasi, intanto, chi può inizia a fare due conti. Specie chi è vicino ai 55 anni. “Chi di noi ha iniziato a lavorare presto – sottolinea il lavoratore con cui abbiamo parlato – e aveva qualche anno di contributi già prima di entrare negli anni ’90 a S. Nicola, inizia a fare dei calcoli e a pensare quanti anni ancora durerà il lavoro ‘giù in fabbrica’”. Ci si interroga, e non c’è grande aspettativa sul futuro a trazione “elettrica”. “Molti di noi pensano che altri 5 anni di lavoro qui sono sicuri e a qualcuno già potrebbero bastare per agganciare gli anni di contributi necessari a maturare una pensione”. Alla domanda quindi su quanto durerà ancora il lavoro nel sito Stellantis di Melfi, la risposta pare più o meno condivisa, e non lascia ben sperare. “Lavoreremo almeno altri 5 anni, è questo il calcolo che facciamo tra noi operai, quando ci capita di parlarne”. Un lustro quindi, e riflette un forte pessimismo di fondo. “Immaginare 10 anni è troppo, non ci pare che ci siano le condizioni, visto che la multinazionale sta investendo su siti dove il lavoro costa di meno, vedi la Tunisia o la Serbia”.

E così, dentro una platea di operai che si è assottigliata drasticamente solo negli ultimi 4 anni (da 7200 a 4500 operai), è il momento di calcolare quanti sforzi ancora ci vorranno, sempre che non salti tutto prima. “No, non salterà – scommette la nostra fonte – altri 5 anni lavoreremo sicuro”. Dietro questa proiezione, però, c’è anche la consapevolezza che “non tutti lavoreranno”. E c’è anche la convinzione che “per molti ci sarà solo Cassa integrazione, e la rotazione non sarà equa, ma dettata dai capi Ute e dalla convenienza per l’azienda”. Per niente entusiasmante come futuro, ma tant’è. Si attende la risalita e “il ritorno ai due turni, che ci dicono potrebbe avvenire a febbraio”, ma è una prospettiva che non consola e non dà alcuna certezza. Resiste la speranza, però, in chi ha tra 50 e 55 anni, almeno di ‘avvicinarsi’ alla pensione. Poco più. Se questo è il quadro, a tinte scure, a pagare il prezzo più alto, però, potrebbero essere i lavoratori under 50, e ancor di più quelli entrati col job act dal 2014 in poi.

Per non parlare dei tanti operai “fantasma” che gravitano intorno a Stellantis. Parliamo di Indotto, Logistica, e ditte esterne. Ogni settimana si perde un pezzo. Gli ultimi della lunga lista, a tremare, sono i lavoratori del Gruppo Mossucca Spa. Fanno capo alla Logistica, e stamani erano sotto la Regione Basilicata per far sentire la propria voce e per sentirsi meno “fantasmi”, visto che a dicembre scade anche per loro la Cassa Integrazione. E per il dopo nessuno lo sa, cosa accadrà.