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Stellantis: Mirafiori assume, ma è lavoro interinale

Al via selezioni per 400 operai da parte di quattro agenzie. Il controcanto: “Hanno favorito licenziamenti dei vecchi, per lavoro a termine tra i giovani”. E intanto, a Melfi, cura dimagrante. Licenziamenti all’Indotto e presidi Pmc e Tiberina per “salvare il lavoro”

La montagna ha finalmente partorito il topolino. La montagna (Stellantis) ha infatti dato seguito agli annunci fatti il 20 ottobre ai sindacati, a Torino, e così sono partite le assunzioni di 400 operai, a Mirafiori, per la messa in produzione della nuova 500 ibrida e per rinforzare gli organici su quella elettrica. Le selezioni sono affidate a 4 agenzie: Gi Group, Adecco, Manpower e Randstad. Si tratterà per lo più di lavoro interinale, “a somministraione”, quindi di contratti a termine. Da ieri la notizia dell’avvio delle seleioni tiene banco sulle maggiori testate economiche e di settore. Le assunzioni rientravano nel Piano Italia della multinazionale, con 2 miliardi investiti nel 2025 e 6 miliardi il prossimo anno, per dare respiro alla componentistica nazionale.

LAVORO PRECARIO Il punto è che si tratterà di lavoro precario. La transizione all’elettrico non dà certezze e Stellantis non punta davvero su un futuro stabile. Immediato, si è sollevato il disappunto di operai proprio di Mirafiori che sui social notano come “hanno incentivato noi anziani a licenziarci per prendere sulle linee giovani e forza lavoro a termine e senza alcuna certezza. E quanti stanno ancora in cassa integrazione?”. Questo il senso della vulgata che accomuna molti e che in parte si leva anche tra i sindacati di categoria. Via quindi i lavoratori tutelati coi vecchi contratti da oltre 30 anni e dentro maestranze fantasma la cui permanenza sulla linea dipenderà dalla risposta del mercato ai nuovi modelli Stellantis. E così il “Piano Italia” rilanciato dal Gruppo del ceo Filosa appare già come una ‘vittoria di Pirro’, nella migliore delle ipotesi.

IN FRANCIA ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO Confrontiamo per un attimo le uniche nuove assunzioni annunciate qui in Italia (le 400 a Torino) con quelle prospettate invece per gli stabilimenti francesi. Sempre Filosa, infatti, in un incontro al Green Campus di Poissy, solo qualche settimana fa, il 3 novembre, rassicurava i sindacati francesi, preoccupati per un presunto asse Detroit-Torino che potesse tagliare fuori Parigi. In quell’occasione non solo il ceo napoletano innalzava la Francia a seconda potenza del Gruppo dopo gli States, ma annunciava addirittura 1400 assunzioni “a tempo indeterminato” entro il 2026, delle quali 700 tra le tute blu e l’altra metà tra i colletti bianchi. Ecco, quindi, emergere le vere forze in campo. Da una parte, stando agli annunci, in Francia sono previste 1400 assunzioni a tempo indeterminato, in Italia invece bisognerà accontentarsi di 400 assunzioni “a somministrazione” previste a Mirafiori.

LA CURA DIMAGRANTE DI MELFI Scendiamo ora lo Stivale e giungiamo a Melfi, dove lo scorso 21 ottobre, salutato dagli onori delle cronanche a da scroscianti applausi, Filosa annunciava “la ripartenza” grazie alla nuova Compass ibrida, corroborata dai modelli del futuro, tra cui ds7, ds8, Lancia Gamma e (forse) Tonale. L’obiettivo, prospettato nell’area industriale di San Nicola di Melfi, è quello di giungere a 150mila auto prodotte all’anno. Ma al di là dei piani ipotetici del futuro, c’è un dato su Melfi che rende bene il senso. E cioè una forza lavoro che si è ridotta dalla fusione in Stellantis ad oggi, da 7200 a 4500 unità. Oltre 2500 operai diretti in meno in 4 anni. E questo grazie ad un piano di incentivi all’esodo (licenziamenti con incentivo) partito a novembre 2021, cioè meno di un anno dopo la fusione di Fca con Psa. I primi a mollare furono, per paradosso, proprio i giovani del job act. Poi piano piano anche tanti altri, vicini alla pensione o semplicemente esasperati da condizioni di lavoro sempre più snervanti. Allarghiamo, infine, lo sguardo a quello che c’è intorno a Stellantis, a Melfi. Logistica e Indotto. Solo nell’ultimo anno sono piovute centinaia di lettere di licenziamento operate da Gruppi industriali, come Sit, ma non solo, che si sono visti negare le commesse dalla fabbrica madre, la quale ha spostato all’interno le produzioni.

PRESIDIO PERMANENTE Altre centinaia di lettere di licenziamento potrebbero piovere a breve nell’Indotto. Già, un centinaio e oltre lavoratori provano a resistere da 40 giorni, con presidi permanenti e tende da campo anche di notte, al freddo e all’umido autunnale. Parliamo di Pmc e nelle ultime settimane anche di Tiberina, il cui futuro delle maestranze è appeso a un filo prossimo alla rottura. Chiedono di essere “internalizzati” insieme alle produzioni che sono state negate alle aziende per cui hanno sin qui operato. Oppure si cercano nuovi acquirenti (alla Pmc), per una reindustrializzazione che appare complicata. Vista da Melfi è questa la situazione, e i licenziamenti sin qui inoltrati, potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Il peggio potrebbe ancora venire, stando alle proiezioni nel breve periodo. Come si fa allora ad essere ottimisti e positivi sul futuro? Le 400 nuove assunzioni di Mirafiori ci raccontano bene proprio cosa sarà il futuro. Dismissioni, dumping, altri licenziamenti. Con Serbia, Marocco e Brasile sempre più in pole position per far azzerare i costi. E i diritti, maturati in Italia grazie a un passato di epiche lotte, metalmeccaniche e sindacali.