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Tumori: ogni paziente spende, di tasca propria, 1800 euro l’anno per curarsi

Vizziello (Bacc): Una cifra enorme, che al Sud è senza dubbio maggiore a causa della consistente migrazione dei pazienti oncologici delle regioni meridionali

“Oltre agli effetti, pesantissimi, sulla salute fisica e psichica, chi riceve una diagnosi di tumore è costretto a spendere, di tasca propria, 1800 euro l’anno per curarsi. Una cifra enorme, che al Sud è senza dubbio maggiore a causa della consistente migrazione dei pazienti oncologici delle Regioni meridionali e che non può lasciare indifferenti le Istituzioni regionali, chiamate a garantire migliori condizioni di vita a quanti sono impegnati nel percorso di cura delle patologie oncologiche.” Ad affermarlo, in una nota, è il Capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune Giovanni Vizziello che così commenta i risultati dello studio presentato ieri al XXVII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica tenutosi a Roma.

“Spese per i trasporti, per l’acquisto di farmaci supplementari e integratori, per visite specialistiche successive alla diagnosi e per l’assistenza psicologica rappresentano in dettaglio quella che gli analisti definiscono la tossicità finanziaria conseguente alla diagnosi di cancro” -spiega Vizziello- “e che comprende anche i cosiddetti costi indiretti, come la perdita di giornate lavorative e i mancati guadagni, particolarmente gravosi per i malati di cancro che sono lavoratori autonomi”.

“I numeri ci dicono che oggi in Italia, grazie ai progressi nelle terapie, quasi 4 milioni di persone vivono dopo una diagnosi di cancro -aggiunge l’esponente di Basilicata Casa Comune- e che il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per alcuni tumori, come quello della mammella, si attesta al 90%, ponendo ai decisori istituzionali una nuova sfida, rappresentata dalla qualità di vita che siamo in grado di assicurare a questi pazienti”.

“Con la legge sull’oblio dei malati oncologici e con quella che estende a 24 mesi il periodo di tempo durante il quale questi malati possono assentarsi dal lavoro senza correre il rischio di essere licenziati lo Stato ha dimostrato di voler affrontare il problema della sostenibilità economica degli effetti derivanti da una diagnosi di tumore-conclude Vizziello-ma spetta anche alle Regioni fare la propria parte, garantendo effettività al principio di umanizzazione delle cure, al diritto di preservazione della fertilità o alla presa in carico globale da parte della rete oncologica regionale, perché chi è chiamato ad affrontare sfide importanti deve poterle sostenere con maggiore serenità anche sotto il profilo economico”.