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Turismo, “operazione verità sui dati APT”

27 novembre 2025 | 15:26
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Turismo, “operazione verità sui dati APT”
Scorcio di Matera

Pietro Simonetti: “Spreco di risorse pubbliche e vulnerabilità competitiva. Ecco i rischi”

Mentre la politica regionale celebra le percentuali in aumento di presenze, un’analisi approfondita dei dati ISTAT e APT svela una realtàà strutturale ben diversa: il turismo lucano è un gigante dai piedi d’argilla, con una capacità ricettiva enorme che opera con un’efficienza drammaticamente bassa e una redditivitàà insostenibile. La Basilicata non ha un problema di crescita, ma di saturazione e modello economico.

La crisi dellefficienza: una fabbrica che lavora 57 giorni 

La Basilicata possiede una dotazione ricettiva imponente, composta da ≈44.500 posti letto (PL). Il primo allarme arriva rapportando questa capacità alla popolazione: c’è 1 PL ogni 12 abitanti, un onere di capitale immobilizzato stimato in oltre €6.200 per ogni residente.

Il dato più impietoso è il Tasso di saturazione medio annuale (l’effettivo riempimento dei posti letto disponibili): “Il settore in Basilicata raggiunge appena il 15,6% di saturazione media annua. Questo significa che l’enorme capitale immobilizzato e il suo indotto lavorano, in termini di utilizzo, per soli 1,87 mesi full (circa 57 giorni) all’anno.”

Il Contesto impietoso: Per dare una misura di questo spreco, la Costiera Amalfitana opera con un tasso di occupazione camere stimato intorno al 72%, e la media nazionale è circa il 32%. La Basilicata, di fatto, opera a meno della metà della media italiana. Al di là dell’illusione degli incrementi percentuali, un incremento del 5-15% annuale, si traduce in in termini assoluti in un mero aumento dello 0,7-2%, cioè nell’ordine del tasso di interesse. La performance è sostanzialmente al punto del 2019 ma con spinta notevolmente inferiore e prospettive ridimensionate.

La Vulnerabilità e scarsa performance

L’inefficienza è aggravata dalla qualità dei flussi, svelando una profonda vulnerabilità socio-economica:

  1. Bassa internazionalizzazione: Circa l’83% delle presenze totali è classificato come “domestico” (italiano). All’interno di questa quota, il 7% è costituito da residenti in Basilicata che usufruiscono della propria offerta regionale. Questo flusso non contribuisce all’economia di esportazione (non apporta denaro fresco alla regione), ma è mera circolazione di reddito interno a basso yield (basso rendimento).
  2. Crisi del prodotto di uunta Matera: il brand internazionale della regione, non riesce a trattenere gli ospiti. La Permanenza Media è di soli 1,61giorni, confermando il modello del turismo “mordi e fuggi” e limitando drasticamente la spesa sull’indotto. Ciò rende il modello vulnerabile in quanto fondato su contributo esogeno del turismo Pugliese anche internazionale (alla stregua di Stellantis a Melfi).
  3. Bassa performance culturale: solo il 30% dei turisti che visita Matera accede ai musei statali (si va prevalentemente per l’esperienza nei Sassi) contro il 190% della spinta culturale del Lazio o dei soli Uffizi che attraggono il 37% dei turisti dell’intera Toscana. In sostanza Matera 2019 ha prodotto una piccolissima fetta di “abitanti culturali” che pernottano una sola notte e riescono a visitare un solo museo prima di rientrare in Puglia.
  4. Vulnerabilità Competitiva: Il 48% della capacità ricettiva è concentrato sulla Costa Ionica, che si rivolge proprio al segmento domestico più fragile (famiglie a basso-medio reddito). Questo segmento è esposto senza filtri alla concorrenza aggressiva e a minor costo di Salento, o Grecia e Albania, spingendo il mercato lucano a un’insostenibile guerra dei prezzi.

La Dipendenza dal contributo pubblico e il fallimento delle politiche di coesione

L’aspetto più grave risiede nell’origine di questa sovracapacità:

L’eccessiva immobilizzazione è stata massicciamente favorita da fondi pubblici (FESR, FSC, forse anche in collegamento a royalties petrolifere). I finanziamenti, nati per colmare i divari di sviluppo, sono stati usati per sovvenzionare la creazione di capacità (nuovi B&B, alberghi) che non trova domanda (15,6% di saturazione).

Il risultato finanziario è drammatico: il fatturato turistico annuo stimato (€380,6 milioni) copre solo l’11,43% del valore del capitale immobilizzato totale. Quindi un ROI di rientro sull’investimento addirittura ben oltre i 30 anni conteggiando spese, tasse e ammortamenti.

“Abbiamo utilizzato risorse pubbliche cruciali per finanziare una ‘fabbrica’ che lavora per meno di due mesi all’anno. Questo è un fallimento delle politiche di coesione che si traduce in un potenziale spreco erariale e una perdita di opportunità per la vera diversificazione economica della regione, in una spirale di ricorso al sussidio pubblico che inibisce e condiziona anche la vivacità e le prospettive di investimento privato”

Conclusioni: dal mito alla performance

La Basilicata deve smettere di celebrare l’aumento percentuale degli arrivi e presenze e concentrarsi su indicatori di performance reale. Il settore non ha bisogno di nuovi posti letto, ma di destagionalizzazione e di un aumento radicale della Permanenza media nell’entroterra, per trasformare l’attuale domanda iper-locale e a basso yield in flussi internazionali ad alto valore aggiunto. Solo così il turismo potrà diventare un vero motore di esportazione economica, e non una zavorra di capitale immobilizzato. PIETRO SIMONETTI-CSERES