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Basilicata. Qui si vive di politica non per la politica
Immagine generata con IA

E poi si lamentano, per finta, che la gente non va a votare. Che sta succedendo nel Comune Capoluogo di regione? Il Pd non tocca palla

Se non ci sbagliamo in Consiglio comunale a Potenza ci sarebbero 7 esponenti Dem, almeno così pare. Non riescono a costituire un Gruppo e non toccano palla sulle vicende più scottanti per la vita del Capoluogo. Una somma di consiglieri che non fanno un totale. Forse perché, appare probabile, sono anch’essi divisi dall’appartenenza a quella o a quell’altra frangia interna o ai bordi del partito. O forse perché non esiste il Partito democratico. Ma su questo punto abbiamo già consumato molto inchiostro.

Ci chiediamo chi amministra realmente la città, chi decide nelle stanze del sindaco e degli assessori. Chi mette veti sulle nomine e sugli incarichi. Chi assegna appalti e affidamenti. Ci pare di capire che nelle dinamiche municipali potentine entrano in gioco ambizioni e aspirazioni legate alle prossime elezioni politiche e regionali. Il resto è marginale. Trame e tattiche sono al centro dell’impegno di amministratori e di fiancheggiatori interni ed esterni al perimetro del Consiglio comunale, del Consiglio regionale e del Parlamento.

Ieri la vice sindaca del Comune Capoluogo ha annunciato una conferenza stampa di presentazione del Progetto Civico Italia con lo slogan “Cambiamo la Basilicata, per cambiare l’Italia”. L’invito è per domani alle 11.30 nell’Auditorium di proprietà dell’imprenditore Donato Macchia, noto sponsor politico della vice sindaca. Per noi non è una grossa novità. Avevamo anticipato quali fossero le ambizioni di un certo mondo politico-imprenditoriale sia in Basilicata sia a Roma. Con la nascita del Progetto Civico la Basilicata si apre alle iniziative dell’assessore al Comune di Roma, Alessandro Onorato, molto vicino all’imprenditore Alfio Marchini.

Che sta succedendo nei palazzi? Siccome le movimentazioni politiche e di interessi avvengono quasi sempre dietro le quinte e nascoste all’opinione pubblica, proviamo a descrivere ciò che sta accadendo in queste settimane con l’approccio del racconto satirico.

La vicesindaca di Potenza aspira a una candidatura in parlamento con il blocco civico in formazione in Italia e con l’appoggio di settori del centrodestra potentino e dello stesso sindaco. Vincenzo Telesca ha l’ambizione di fare il presidente della Regione, appoggiato da pezzi di Forza Italia oltre che da pezzi del Pd e del centrosinistra e, naturalmente dalla vicesindaca. Vito Bardi sarà candidato al parlamento. Francesco Cannizzaro, che farà votare Telesca alle regionali, sarà candidato sindaco al posto di Telesca. In una parte del Pd ritorna l’ossessione Pittella. In vista delle politiche vorrebbero isolarlo costringendolo ad appoggiare Pasquale Pepe alle regionali che secondo alcuni sarebbe facilmente battibile da Telesca. Quest’ultimo vorrebbe un segretario regionale del Pd compiacente: o Rutigliano che sta bene pure a Speranza e Locantore, o Locantore che sta bene a De Filippo e Franceschini. Quest’ultimo però preme per una candidatura di Speranza a presidente della Regione. Mentre Speranza gradirebbe una candidatura in un posto più sicuro, magari Roma-Centro al Senato. In tutto questo c’è la mano di giornali ed editori che spesso si sostituiscono ai decisori politici.

Sullo sfondo possiamo notare almeno due tentativi “politici”: lo svuotamento d Forza Italia da parte di Progetto Civico e l’asservimento del Pd da parte di personaggi che galleggiano continuamente tra parentesi, Telesca & C. compresi.

Ora, cosa c’è di politico, di orizzonti ideali, di appartenenze culturali in tuto questo? Niente. Giochi di potere e di interessi. Poi si lamentano, per finta, che la gente non va a votare. Intanto il M5S sul Capoluogo di regione non fiata. E i Verdi-Sinistra sono tenuti a distanza dal sistema perché scomodi oppositori agli interessi di certi personaggi. Tuttavia, non reagiscono.

C’è una parte di quel che resta del Pd e degli stessi AVS che non digeriscono Vincenzo Telesca, né la vice sindaca né i mondi che questi rappresentano e a cui rispondono. Ebbene, a quando l’apertura di una crisi amministrativa che faccia chiarezza su appartenenze e posizionamenti politici all’interno del Consiglio comunale e della Giunta? Per quanto tempo ancora il Pd, o quel che ne resta dovrà rimanere bloccato? Daniele Manca pensava di farcela a mettere insieme un po’ di cocci e a ricostruire un minimo di Partito Democratico in Basilicata. Ma ha trovato il “Vietnam” sia dentro il partito sia dentro le dinamiche politiche lucane. Una guerra sotterranea al cui centro non c’è la politica, ma gli interessi privati e di confraternite.