Basilicata. Scontro in Consiglio regionale sul “ritorno del vitalizio”
Approvato l’emendamento al Collegato finanziario alla Legge di Stabilità sul sistema di previdenza dei consiglieri. Per la maggioranza “scelta di civiltà e trasparenza”. Per la minoranza: “vitalizi ripristinati con un emendamento infilato di nascosto”
Nella giornata di ieri il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato un emendamento al Collegato finanziario alla Legge di Stabilità sul sistema di previdenza dei consiglieri. L’emendamento introduce il sistema contributivo per consiglieri, assessori e presidente ed è stato presentato a “invarianza di spesa”. Si tratta in sostanza di una modifica del sistema previdenziale che permetterà ai componenti del Consiglio regionale di ottenere un mini vitalizio dai 65 anni. Un terzo dei contributi è a carico degli eletti, due terzi a carico della Regione. Sull’emendamento maggioranza e opposizione si sono scontrate
Per la maggioranza di centrodestra è “una scelta di civiltà e trasparenza”, per la minoranza, il centrodestra “ripristina i vitalizi con un emendamento infilato di nascosto, come un regalo di Natale alla politica”. In una nota congiunta, i consiglieri di centrodestra hanno evidenziato che è stato approvato “un provvedimento in piena attuazione della normativa statale vigente, allineando la Basilicata a quanto già previsto nelle altre Regioni escludendo con forza che si tratti di “un privilegio” o “una forzatura”.
Di parere opposto le consigliere di opposizione del M5S, Alessia Araneo e Viviana Verri che hanno votato contro l’approvazione ritendendo che “la classe dirigente regionale percepisce un’indennità che consente di sostenere quei costi, un’indennità nettamente superiore al salario medio di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno tengono in piedi questa regione”.
Il punto -sottolineano Araneo e Verri-non è solo il principio astratto del contributivo. Il punto è il tempo, il contesto e il messaggio. Questo emendamento viene introdotto a ridosso del Natale, infilato in un collegato alla legge di bilancio, tra decine di emendamenti, senza che la Giunta e il Presidente regionale abbiano avuto il coraggio di metterci la faccia. È una norma retroattiva che si estende fino a due legislature precedenti, e su cui sarebbe legittimo chiedere un serio approfondimento di legittimità. È una scelta che arriva nel momento peggiore possibile.
La Basilicata -aggiungono le due consigliere regionali -oggi è una regione che occupa gli ultimi posti in tutte le classifiche economiche e sociali. Ci sono circa 10.000 lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione o a rischio occupazionale. Gli agricoltori sono allo stremo. Migliaia di giovani laureati lasciano la regione ogni anno. Decine di migliaia di persone rinunciano alle cure perché non possono permettersele. Ragazze e ragazzi aspettano per anni una chiamata per un lavoro da mille euro al mese. Questo è il paese reale. E in questo contesto, la priorità della politica regionale diventa mettere in sicurezza il trattamento previdenziale della classe dirigente. È qui che si rompe qualcosa di profondo. Perché una classe dirigente degna di questo nome non pensa prima a sé stessa. Pensa agli ultimi. Li mette in sicurezza. Solo dopo, eventualmente, discute del resto”.
E sempre dalla minoranza interviene il consigliere rgeionale del Pd, Roberto Cifarelli che si dice fortemente critico per il “metodo e l’impostazione politica adottata”. Ci sono atti, -sottolinea Cifarelli- soprattutto quando riguardano il funzionamento delle istituzioni e il rapporto tra politica e cittadini, che non possono essere presentati e votati con discutibili modalità. Scelte così delicate rischiano di allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica, alimentando sfiducia e distanza proprio mentre sarebbe necessario l’opposto: trasparenza, confronto e responsabilità. Per queste ragioni abbiamo chiesto con chiarezza il ritiro dell’emendamento relativo dell’introduzione del sistema contributivo e anche dell’emendamento che prevede l’utilizzo di un fondo alimentato dai contributi versati dagli stessi consiglieri regionali. È una contrarietà per il metodo scelto e per l’assenza di un confronto politico serio e pubblico. Non è in discussione il principio dell’introduzione del sistema contributivo per i consiglieri regionali, peraltro previsto da norme costituzionali per i legislatori. Sono argomenti che andavano affrontati a testa alta e a viso aperto, con una discussione approfondita e trasparente in Consiglio regionale e davanti ai cittadini, non attraverso emendamenti collegati alla legge di bilancio, che per loro natura comprimono il dibattito e impediscono un esame approfondito delle conseguenze politiche, istituzionali ed economiche delle scelte”.




