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Economia e mercato del lavoro stagnanti in Basilicata: “dati drammatici”
La presentazione del rapporto Ires Cgil

Presentato a Potenza l’ottavo rapporto Ires Cgil: “L’azione di negazionismo del governo Bardi è contraddetta dai dati”

“Il bicchiere non è mezzo pieno ma è completamente vuoto in Basilicata. L’azione di negazionismo del governo Bardi è contraddetta dai dati. Come testimonia anche l’ottavo rapporto sull’economia e sul mercato del lavoro lucano redatto dall’Ires Cgil Basilicata e presentato oggi a Potenza, siamo nel pieno di una crisi senza precedenti che, senza correttivi da parte del governo regionale, porterà a un completo sfascio economico e sociale”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, commentando il rapporto Ires Cgil presentato oggi a Potenza nella sede della Cgil regionale dal direttore Ires Cgil, Riccardo Achilli. “Bisogna portare la vertenza Basilicata al governo nazionale. Dire che il bicchiere è mezzo pieno – ha aggiunto Mega in riferimento alle parole del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ieri alla conferenza di fine anno – significa non assumersi le responsabilità di questa grave crisi industriale, occupazionale, economica e sociale, che non può più essere gestita sotto il loggione di viale Verrastro. La crisi è tale per cui deve approdare al governo centrale, previa la sussistenza della nostra stessa regione”.

I dati dell’ottavo rapporto Ires Cgil nei primi mesi del 2025 rivelano una economia e una società regionali sostanzialmente stagnanti. Nel primo semestre del 2025 la crescita dovrebbe essersi contratta dello 0,1%, a fronte di un significativo calo della natalità di impresa. L’export del primo semestre, rispetto al corrispondente periodo del 2024, si è ridotto, risentendo delle difficoltà del comparto automotive e dei primi effetti dei dazi introdotti dagli Usa, che potrebbero aver colpito circa un quinto delle imprese industriali con almeno 20 addetti. Viceversa, il comparto agricolo-agroalimentare ha registrato una crescita delle vendite sull’estero, e anche le costruzioni sono cresciute, per effetto dell’espansione delle opere pubbliche legata al PNRR – espansione non determinata da bandi regionali, che sono marginali, ma da bandi varati dalle amministrazioni centrali. Nel terziario, al continuo calo del commercio, indotto da consumi deboli e ristagnanti, fa da contraltare l’incremento dell’attività nel turismo, anche grazie al segmento turistico dei visitatori stranieri.

Il mercato del lavoro è, come il resto dell’economia, ristagnante. L’andamento degli occupati è pressoché stazionario, mentre la crescita della cassa integrazione, legata soprattutto allo stabilimento Stellantis di Melfi, ha evitato una ulteriore crescita della disoccupazione che, considerando anche i lavoratori scoraggiati, supera il 12% della popolazione attiva lucana. L’emigrazione netta che, insieme al saldo naturale negativo, ha fatto ulteriormente diminuire la popolazione residente mantenendosi su un trend ormai strutturale di calo, ha funzionato come “serbatoio di sfogo” delle tensioni occupazionali. Nei primi sei mesi del 2025, secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro (RFL) dell’Istat, il numero di occupati è rimasto sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2024 (0,2 per cento), a fronte di una crescita del 2,2 per cento nel Mezzogiorno e dell’1,4 in Italia. All’aumento dell’occupazione per le donne (2,6 per cento) si è contrapposta la diminuzione tra gli uomini (-1,2). Il tasso di occupazione è cresciuto di 0,6 punti percentuali, al 56,0 per cento, per effetto anche del calo della popolazione in età da lavoro. Il dato è inferiore di 6,6 punti percentuali rispetto alla media nazionale, e superiore di 6,0 punti nel confronto con il Mezzogiorno. L’indicatore si è confermato più alto per gli uomini (66,8) rispetto alle donne (44,8). Le non forze di lavoro, che spesso includono situazioni di disoccupazione nascosta, cioè di persone che vorrebbero lavorare ma non cercano attivamente occupazione perché scoraggiate, diminuiscono rispetto ai primi sei mesi del 2024, ma soltanto per un effetto demografico, cioè per una diminuzione della popolazione regionale dovuta ad emigrazione netta. A ciò si aggiunge una situazione di debolezza nella capacità e possibilità di fare nuova impresa in Basilicata, una contrazione del fatturato e delle quantità vendute tra le imprese del settore automobilistico, un calo della produzione del comparto estrattivo – da cui dipende l’ammontare delle royalties erogate a favore degli enti locali lucani -, e andamento non positivo del manifatturiero con la crisi del polo imbottito.

“Sulla base di tale scenario stagnante – ha concluso Mega – caratterizzato da un mercato del lavoro in difficoltà, dove ci si limita a guardare i numeri ma non ai giovani che fuggono perché non trovano in Basilicata quello che cercano, a partire dalla questione salariale che è drammatica in questa regione; dalla diminuzione drastica delle royalties del petrolio da cui dipendono due terzi dell’economia lucana; dai dati drammatici di una regione che galleggia sugli ammortizzatori sociali, cresciuti del trecento per cento, dove abbiamo il primato per inoccupazione giovanile e per il rapporto tra lavoratori e pensionati (i secondi superano i primi); da una crisi industriale drammatica che va da Stellantis all’intera area industriale di Melfi fino alla SmartPaeper, direi che il bicchiere non è mezzo pieno ma è vuoto. Per questo motivo è obiettivo della Cgil coinvolgere anche Cisl, Uil e Confindustria in un piano d’azione congiunto per portare la vertenza Basilicata fuori dai recinti regionali. È il momento di prendere atto di questa situazione difficile e di smetterla con il negazionismo”.

Sulla grave crisi industriale e del manifatturiero si è soffermato anche il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, che ha ricordato le grandi vertenze che coinvolgono la provincia di Potenza: “Stellantis e indotto – ha detto – ma anche la logistica, SmartPaper e grandi aziende come Favorit, Vibac, fino al decalage del settore delle estrazioni petrolifere e ai ritardi nel no oil. Non si può pensare di risolvere vertenze che coinvolgono grandi player sedendo ai tavoli solo per pura propaganda. Occorrono visione, progetti concreti e la forza politica e negoziale per portare queste grandi vertenze ai ministeri competenti”.Ottavo_Rapporto_3_12_2025