Il Comune di Matera non prende posizione per la pace e ignora la società civile
Rammarico e delusione per la mancata approvazione della mozione presentato dalle 69 associazioni culturali e di promozione sociale in vista di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa delle associazioni Amabili Confini, Casa Netural, L’Albero, Matera Letteratura, Risvolta
Esprimiamo profondo rammarico e sincera delusione per l’esito della discussione in Consiglio comunale sull’appello presentato dalle 69 associazioni culturali e di promozione sociale in vista di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. La mozione, nata dall’appello promosso dalle realtà associative locali per un impegno ufficiale delle istituzioni a favore della pace, del dialogo e del riconoscimento dei diritti e della dignità dei popoli, non è stata approvata dal massimo consesso civico, nonostante la rilevanza etica, politica e culturale delle sue richieste.
Questo silenzio istituzionale, in un momento storico segnato da conflitti drammatici e da tensioni globali, offre un segnale di sfiducia e di arretramento rispetto a quanto altre amministrazioni comunali in Italia e in Europa già stanno facendo: assumere posizioni chiare e coraggiose sui valori fondanti della pace, dei diritti umani e dell’inclusione. La cultura non può essere ridotta a semplice intrattenimento o vetrina turistica: deve essere motore di giustizia, convivenza e dialogo autentico tra i popoli.
La mozione delle 69 associazioni chiedeva, tra l’altro, che Matera 2026 non restasse una celebrazione di facciata, ma fosse un progetto concreto e condiviso, in grado di: schierarsi apertamente per la pace e contro ogni forma di violenza, occupazione e ingiustizia; escludere dal programma chi sostiene politiche di guerra e non lavorare con istituzioni o soggetti che legittimano conflitti; aprire spazi di riconoscimento e visibilità ad artisti, intellettuali e attivisti che promuovono la riconciliazione e che non sostengono la guerra e il genocidio; adottare un metodo di co-progettazione formale, trasparente e monitorato, che coinvolga mondo associativo, imprese culturali e creative nella definizione delle scelte strategiche, oltre che nell’organizzazione degli eventi.
La mancata assunzione di queste scelte non è un dettaglio marginale: è la dimostrazione di un mancato ascolto della società civile e delle energie creative della città, che chiedono di essere parte attiva di un percorso culturale che dovrebbe rappresentare Matera e il Mediterraneo della cultura e del dialogo, non solo nel nome, ma nei fatti. Invitare occasionalmente le organizzazioni culturali a intervenire in Consiglio comunale non equivale a co-progettare; un ascolto episodico, privo di strategia e soprattutto senza un obiettivo chiaro e condiviso è servito solo a prendere e perdere tempo, allontanando il confronto dall’obiettivo principale. La mancata presa di posizione del Consiglio Comunale non può essere giustificata dalle parole ambigue del Sindaco, che hanno dimostrato piuttosto l’incomprensione dell’appello: non si chiedeva di escludere il popolo israeliano, ma di non legittimare rappresentanti e artisti favorevoli a un genocidio. Fingere di non capire è servito solo a evitare questioni scomode; sarebbe stato più onesto ammettere che ragioni diplomatiche e di rapporto con il Governo nazionale impediscono una posizione diversa. Resta aperta una domanda: quando la politica tornerà a essere sincera e coraggiosa nel dichiarare e sostenere anche scelte difficili?
Ribadiamo con forza che Matera può e deve essere un luogo autentico di pace, diritti umani e dialogo interculturale. Per farlo, servono istituzioni coraggiose, capaci di prendere posizioni nette quando i valori in gioco sono così fondamentali, e di costruire modelli di collaborazione strutturata e condivisa con associazioni culturali e imprese creative, garanzia di trasparenza e arricchimento per il territorio.


