Italia, Europa e la propaganda su riarmo e guerra
Il fronte per loro resterà lontano mentre i figli del popolo riempiranno le trincee di sangue. Fermiamoci finché siamo in tempo
Credo che ci sia qualche problema in Italia e in Europa che riguarda la democrazia e la progressiva tendenza, tipica dei regimi dittatoriali, di mettere la mordacchia a chi la pensa in modo non conforme al gregge e il gregge ora chiede riarmo e guerra.
In Europa, non si capisce in base a quali norme e a quali prove certificate da un organismo terzo rispetto al potere politico, si sono comminate sanzioni personali a Jaques Baud, analista svizzero. Putin e Trump sono diventati un modello!
In Italia Limes, la prestigiosa rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, è sotto attacco per il tramite di alcune firme che, in modo tardivamente sospetto, hanno dato le dimissioni dal mensile perché troppo filosovietico. Ma sono tempi di chiamata alle armi e non sono ammesse defezioni.
Come quando occorreva far cadere il Conte II per spianare la strada al governo Draghi. Ricordate la campagna strumentale di Mentana per aderire, nonostante i soldi del PNRR, al MES sanitario?
Oppure quando occorreva suonare la grancassa delle vessazioni UE alla Grecia e Federico Fubini, vicedirettore nientepopodimenoché del Corsera, dichiarò a TV2000: “Non ho voluto scrivere che dopo la crisi sono morti 700 bambini in più: sarebbe stata una clava per gli antieuropei. Il dibattito in Italia è avvelenato, sarei stato strumentalizzato da chi è contro l’Europa e ostracizzato dagli altri”.
È normale che i giornalisti prima di dare notizie si chiedano se possano influenzare negativamente l’opinione pubblica verso Istituzioni o partiti e che si possa essere ostracizzati dando notizie scomode? In Russia e nelle dittature sì ma pare anche in Europa, visto che Fubini non solo non è stato sanzionato dall’Ordine ma addirittura nel 2018 fu nominato membro di una commissione UE volta al contrasto delle fake news.
Ora tocca a riarmo e guerra. Si tratta di merce avariata e i ranghi devono essere ancora più stretti.
Caracciolo e Travaglio stonano troppo dal coro e quindi non si perde occasione per ricordare che non avevano previsto la c.d. operazione speciale di Putin. Ad accusarli sono soprattutto quella valanga di giornalisti adulatori di Draghi che popolano il gruppo Cairo e il Gruppo GEDI e che dimenticano i pronostici di Draghi, con responsabilità di governo e multiple rispetto a semplici giornalisti, sull’imminente disastro di Putin e della Russia. A rinfrescare la memoria alla falange draghiana il video del suo intervento all’ONU che suona oggi macchiettistico .
La falange è collaterale e di supporto ai centristi PD. Una congrega minoranza nel partito, nella sinistra e nel Paese che forte dell’appoggio dei media di sistema ritiene di poter imporre la linea a tutti, a prescindere dai voti presi.
Congrega di dubbia fede democratica. Picierno si sbraccia e sbraita per impedire al direttore d’orchestra russo Gergiev di esibirsi e al professor D’Orsi di partecipare a tavole rotonde. Delrio propone una legge che vieta di criticare Israele. Calenda, ex centrista PD, ne chiede una per limitare le ingerenze straniere, leggasi Russia. Però non siamo in guerra con la Russia, se le fossimo sia Mattarella sia Meloni andrebbero processati per alto tradimento, e di stranieri che si sono ingeriti e si ingeriscono nei fatti nostri la storia è piena. E quindi la legge varrà anche per americani, la UE, tedeschi, francesi e soprattutto inglesi che sono, secondo Treccani la logica e il buonsenso, per noi stranieri? Parafrasando Ernesto Rossi se Putin dice che piove e piove e un giornalista dice ‘piove’ è soggetto a influenze straniere e da arrestare o diffonde un fatto non curandosi delle conseguenze politiche?
Il clima poco dialogante non è certo aiutato dalla postura del Capo dello Stato fin da subito la più critica tra i capi di stato, europei e non, nei confronti della Russia, tanto da dare luogo a diversi aspri scontri con la diplomazia del Cremlino. Postura, a mio modo di vedere, così poco diplomatica da essere in aperto contrasto con lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione di cui è supremo garante.
Certo la difesa dei sacri principi, ferrea con Putin e cerchiobottista con Netanyahu, ha la sua ragion d’essere ma la politica estera dovrebbe fare anche i conti con l’interesse nazionale, Italia o UE che sia, e il realismo. Sul piano del realismo occorre prendere atto che la scommessa dell’indebolimento di Putin e del suo isolamento è fallita. Putin parla con tutti tranne che con l’Europa e l’Ucraina. L’Europa parla solo con l’Ucraina e Trump. Sul piano dell’interesse nazionale ed europeo per lunghissimo tempo l’industria europea, tedesca soprattutto, ha beneficiato dei prezzi amicali del gas fornito proprio da Putin. Per cui proprio non si capiscono le ragioni concrete della russofobia anti Putin se non con il revanscismo dei paesi dell’ex blocco sovietico nel cui gorgo è precipitata la UE invece di esserne motore di pacificazione.
Per Liberties, una associazione per i diritti umani cofondata dalla UE, “Lo scopo di una stampa libera è quello di assicurare che il popolo sia libero di ricevere e diffondere informazioni che non siano manipolate o al servizio di una particolare persona, organizzazione o interesse. Il suo compito, infatti, è spesso quello di indagare sulle persone di potere, e soprattutto sul governo, di porre domande difficili e cercare di scoprire cosa sta realmente accadendo, indipendentemente dalle conseguenze politiche.”
Da povero ingegnere, anima semplice dedita al computo metrico, mi pare che in questo Paese, e nella democratica e civilissima UE, tra propaganda e limitazioni della libertà di espressione i fatti scompaiono e scomparendo i fatti diventa tutto tifo da stadio e postura. Ma tutto questo sta diventando pericoloso non solo per la tenuta democratica.
La guerra viene invocata, la deterrenza in un mondo che è già ora capace di autodistruggersi enne volte è un illogico. Ma se per i pariolini o per gli ultra ottuagenari del Palazzo il fronte è e resterà lontano i figli del popolo sono quelli che riempiranno le trincee di sangue. Fermiamoci finché siamo in tempo.


