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La geometria del desiderio: lettera di un padre ai giovani della Città delle Scale
Ponte Musmeci (Foto di repertorio)

“Ereditare questa Basilicata non significa custodire ceneri, ma riconquistare ogni giorno il fuoco della propria storia”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta ai giovani di Potenza dell’ingegnere Antonio Santoro.

Carissimi giovani, mentre le luci del Natale 2025 tornano a disegnare i profili verticali della nostra città, sento il bisogno di affidare a queste righe un pensiero, che vorrei si diffondesse tra voi come un’eco di coraggio.

Viviamo in un’epoca che troppo spesso vi racconta come una “generazione perduta”, prigioniera di quello che Umberto Galimberti definisce l’ospite più inquietante: il nichilismo. È una condizione in cui i valori sembrano sbiadire e il futuro, anziché apparire come una promessa, assume i contorni di un’inquietudine silenziosa. Vi dicono fragili, ma io vedo in quella fragilità non un difetto, ma la “pelle nuda” di chi ha ancora il coraggio di sentire in un mondo, che ha spesso preferito l’anestesia del consumo alla profondità del sentimento.
Se il nichilismo è diventato il clima del nostro tempo, la risposta non può essere la rassegnazione passiva. Esiste un “nichilismo attivo”: la capacità di usare il vuoto non come una fossa, ma come un foglio bianco, su cui inventare nuovi percorsi. Voi giovani non avete bisogno di padri che vi spieghino dogmaticamente il bene e il male, ma di testimoni che mostrino con la propria vita come sia possibile stare al mondo con desiderio e responsabilità. Come il Telemaco descritto da Massimo Recalcati, siete sulla spiaggia in attesa di un segno: cercate un uomo, che sappia dirvi che vale ancora la pena di mettersi in viaggio.

Vorrei che guardaste il nostro ponte Musmeci non solo come un’opera di ingegneria, ma come una metafora esistenziale. Quella membrana di cemento sfida la gravità non attraverso pilastri massicci, ma grazie ad una “forma minima” e armoniosa. Ci insegna che la stabilità nasce più dall’armonia delle forze, che dalla rigidità. Ecco il mio augurio: che possiate trovare la vostra “forma”, quella curvatura unica del carattere, che vi permetta di reggere il peso della vita con la grazia della consapevolezza.

La nostra Potenza è la “Città delle Scale”. Ogni gradino, che sale dal Basento verso il centro storico, è un atto di fede nel piano successivo. Noi adulti abbiamo spesso la colpa di aver saturato i vostri desideri riempiendovi di oggetti, spegnendo la brace della mancanza, prima ancora che potesse trasformarsi in fuoco creativo. Vi abbiamo dato il superfluo, dimenticando talvolta di testimoniarvi l’essenziale: che l’onestà è una fierezza, che nutre l’anima.

In questo Natale 2025 vi esorto a non temere le vostre cicatrici. Come scriveva il poeta Guido Gozzano nella sua poesia “Speranza”, riferendosi ad un rovere abbattuto, anche dai nodi spezzati può rampollare un sogno nuovo, che sfida l’inverno per tornare ad essere fronzuto. Ereditare questa Basilicata non significa custodire ceneri, ma riconquistare ogni giorno il fuoco della propria storia, come ci ha indicato Leonardo Sinisgalli, il poeta-ingegnere, unendo la precisione del calcolo alla tenerezza della poesia.
Camminate su quelle scale con passo fermo. Non siete orfani di futuro; siete gli architetti di un tempo, che noi – non più giovani come voi – possiamo solo intravedere. Io sarò qui, non a spiegarvi la strada, ma a testimoniare che valeva la pena di percorrerla.

Vorrei lasciarvi con un’immagine cara allo psicoanalista Massimo Recalcati: quella di un suo vecchio zio che, per benedire la vita, metteva una foglia di basilico fresco sotto la narice del nipote sussurrandogli: “Ecco, un altro giorno divino”. Che questo Natale vi restituisca il profumo di ogni mattino e la forza di desiderare ancora. Buon Natale a tutti i giovani, che sanno ancora dire “sì” alla vita. *Ingegnere Antonio Santoro