L’anno ‘benedetto’ degli olivicoltori lucani
Nel Vulture, tra colline ‘rosse’ e campi scoscesi, c’è chi a dicembre raccoglie ancora. “Gli alberi sono carichi, se non piove speriamo di finire all’Immacolata”
“Muoviti, sennò quest’anno non finiamo più”. E’ già iniziato dicembre, e siamo in agro di Ripacandida (Potenza), culla di Aglianico e uliveti, tra collinette ora colorate di rosso e campi scoscesi. Sono le 9 di mattina: Mario e Donato, come due guerrieri tra i rami, sono ancora alle prese con la raccolta delle olive. “Abbiamo iniziato la prima settimana di novembre – ci dice Donato – e un’annata così produttiva e benedetta non si vedeva da tanto tempo”. Oltre “20 quintali” già raccolti, poi la pioggia, il brutto tempo, ed eccoli ancora qui, a segare rami e scartare le foglie dentro le reti distese. “Mancano ancora più di 20 alberi, qui è tutto in discesa, sono rimasti gli alberi più complicati, ma anche i più pieni”. Mario e Donato alle prese con la raccolta delle olive

Non è una lotta contro il tempo, ma poco ci manca. “Dobbiamo sperare che questa settimana il tempo mantiene, così all’Immacolata possiamo finire il raccolto”. Nell’area circostante macchinette elettriche, abbacchiatori e scuotitori fanno un’eco troppo leggera, segno che siamo agli sgoccioli della stagione, anzi nei tempi di recupero. “Un tempo si raccoglieva fino a Natale, da un po’ di anni invece è tutto più anticipato, ma noi proseguiamo, dobbiamo finire, sono rimaste ancora numerose piante, forse 7, 8 quintali, forse di più”.

“Dopo la grande perdita, lo scorso anno, quest’anno non ci aspettavamo una resa e una quantità così abbondanti. Abbiamo preso fino al 21%”, afferma con orgoglio Donato. Cioè 21 litri per ogni quintale macinato in frantoio. Una vittoria, un lungo sorriso sul viso. Ma l’altra parte è tutta sofferenza. “Non sono più i tempi in cui si mangiava il baccalà e si beveva il vino durante la raccolta, qui veniamo con panino e acqua minerale, sennò poi ci appesantiamo e non lavoriamo bene”. L’uliveto è tutto in discesa, facilmente si perde l’equilibrio. I mezzi appoggiati ai rami, e a mani nude si separano rami e foglie.

“Non è tutto oro – sussurra Donato – ci devi mettere tranciatura, aratura, concimi, potatura, la macina. Sono tante le spese. Quindi alla fine le copri appena appena, o poco più”. Eppure c’è orgoglio nei loro occhi. La forza di chi combatte proprio con la natura. “Ricordano tutti cosa accadde lo scorso anno – ribadisce Mario – grandinate feroci e raccolta quasi nulla”. E’ la natura, a volte generosa, a volte matrigna. “Quest’anno è stata generosa”, sorridono i due olivicoltori. “Muoviti però, dobbiamo andare velocemente, le dobbiamo raccogliere tutte”. Campi scoscesi, alberi carichi e “annata benedetta”, finalmente. “Una settimana e finiamo”, si fanno forza tra di loro, “sempre se non mette di nuovo pioggia nei prossimi giorni”.



