Operai Stellantis: “A Torino da 5 anni, qui è una favola”
Storie di giovani che hanno mollato lo stabilimento di Melfi e sono ripartiti tra Mirafiori e Indotto. “Qui non ci ritornerei mai”
“Già nel 2020 molti di noi avevano capito che a Melfi non c’era piu’ aria, così abbiamo colto a volo l’offerta e ce ne siamo andati. Ora si torna solo a Natale e d’estate”. Così un giovane 35enne giunto nel Vulture dai suoi, per il Natale. Un’intera generazione, quella del job act, entrata tra ex Fiat e Indotto, ai tempi di Renegade e 500x, oggi lavora e vuole metter su famiglia nella città della Mole. “Quando ce ne siamo andati, molti a cavallo del 2021 – spiega l’interlocutore – avevamo già capito che qui un futuro non c’era, che le cose stavano andando male”. E si parla proprio del momento in cui nasceva Stellantis dalla fusione tra Fca e Psa. “A molti di noi arrivò questa proposta a Torino, eravamo giovani e abbiamo provato a dare una svolta”. E aggiunge: “Molti di noi ora lavorano ai cambi delle auto, e stiamo benissimo”. Sono trascorsi quasi 5 anni.
“Quando parti in trasferta e vai in una grande città, dove guadagni di più, fai nuovi giri, godi di servizi mai visti prima, e non ti guardi più indietro. Anzi, pensi solo al futuro”. Da trasfertisti molti si sono addirittura “trasferiti”. Inevitabile quindi fare il confronto con quanto accade giù a Melfi. “Quando parlo coi miei colleghi che a S. Nicola fanno al massimo 6 giorni di lavoro al mese – aggiunge la nostra fonte- mi sembra assurdo, noi di giorni qui ne facciamo anche 20 al mese, lavoriamo anche di notte, quindi lo stipendio è un’altra cosa”. Ma è la vita in sé che ha preso un’altra piega. “Molti di noi hanno fidanzata, moglie a Torino, qualcuno ha anche messo su famiglia”.
In Basilicata solo genitori e affetti primordiali. “Qui non ci tornerei mai – insiste – che senso avrebbe, non ci sono spiragli”. Dieci anni fa era un giovane lucano entrato col job act, oggi un operaio emigrante senza velleità alcuna di rientro a casa. “Qui abbiamo i genitori, gli affetti, gli amici di una vita, rientriamo 2, massimo 3 volte l’anno”. Il passato è già amarcord. Il presente è altrove. “Quando c’è tempo, un week end libero, si viaggia, si scopre l’Europa, si cercano posti nuovi”. Pezzi di Lucania fuggita senza rimpianti. Pezzi di fabbrica lucana che sono andati ormai perduti. “Neanche il tempo di scendere per Natale e già si riparte”, ci saluta il lavoratore di Melfi emigrato a Torino. Sembra di essere tornati negli anni ’60. Eppure è oggi. Migrazioni senza fine. Dalla Lucania si fugge ancora, si fugge sempre di più.


