Politica, potere e spopolamento: dalle relazioni corte alle relazioni storte
Alcuni paesi lucani si sono trasformati in luoghi chiusi nelle mani di cerchie ristrette di dominio. A picconare i borghi sono gli stessi cittadini
Nelle scienze sociali, in economia e in contesti di analisi politica, le “relazioni corte” si riferiscono a legami sociali forti, comunitari e di prossimità. E dunque erano relazioni presenti soprattutto nei piccoli paesi. Le forme solidali di vicinato, la gratuità nello scambio di cibo e di servizi, il mutuo aiuto, eccetera. Da qualche parte questo tipo di convivenza basato sulle relazioni corte esiste ancora.
In alcuni paesi è, invece evidente, una trasformazione del principio di solidarietà e di vicinato in una forma patologica. Nascono così le ‘relazioni storte’. Persone detentrici di un qualche potere amministrativo, politico, economico o di natura sociale, entrano tra loro in relazione di interesse. E così si alleano per esercitare un’ampia influenza sulla vita della comunità locale. Il sindaco, il capo dell’ufficio tecnico, il brigadiere, l’imprenditore locale, il politico acchiappa voti, il vigile urbano, alimentano circuiti di interesse a cui assoggettano le popolazioni locali. Si sviluppano così relazioni sociali patologiche, ossia dinamiche di potere disfunzionali e tossiche che generano malessere nella parte più sensibile della comunità. Le armi usate da queste cerchie sono il controllo e la manipolazione.
L’imprenditore controlla i suoi dipendenti ai quali impone scelte elettorali e criteri di partecipazione alla vita pubblica. Il sindaco è in relazione con l’imprenditore a cui raccomanda assunzioni ed elargisce favori amministrativi. Il capo dell’ufficio tecnico ha la moglie assunta dall’imprenditore e si mette al suo servizio in caso di necessità. Il vigile urbano, assunto grazie all’intercessione del sindaco, è amico dell’imprenditore e del capo dell’ufficio tecnico. Intorno a questa ristretta cerchia si muovono altri personaggi: geometri, ragionieri, amministratori comunali, ditte individuali di piccolo taglio, commercialisti, avvocati. Una dinamica di reciproci interessi che si sviluppa nell’assegnazione di appalti, di prebende, di favori e di piccola corruzione.
Gli oppositori a questo potentato locale non hanno molti mezzi per fronteggiarlo. Molti abitanti del piccolo paese sono in qualche modo “debitori” nei confronti del sindaco, o dell’imprenditore, o del vigile, o dell’amministratore. La persona assunta nell’azienda dell’imprenditore ha moglie o marito, fratello o sorella, il nonno o la zia e tutti costoro devono essere riconoscenti all’imprenditore. Se il sindaco o un amministratore ha caldeggiato l’affidamento diretto di un lavoro alla piccola ditta tutti i familiari del titolare devono mostrare riconoscenza al sindaco o all’amministratore. Si tratta di un debito di riconoscenza su vasta scala che moltiplica e rafforza il ruolo di controllo della cerchia locale di potere. E’ così l’amministrazione comunale può inventarsi feste, manifestazioni, progetti con lo scopo di trasferire denaro pubblico, a parenti, figli, nipoti, amici. Con la certezza che la gente si guarderà bene dal sollevare questioni di opportunità e di abusi.
Nel quadro di queste ‘relazioni storte’ ad uso e consumo del malaffare, il paese non potrà mai fare un salto di qualità democratico, economico, sociale, culturale, demografico. Al contrario può garantire un certo benessere e, a volte, forme di sopravvivenza, a un numero minimo di residenti: quelli che stanno al gioco. Perciò le risorse, anche abbondanti, destinate al Comune da diverse misure regionali, nazionali e europee, finiscono in un circuito vizioso: girano su se stesse e all’interno di inutili meccanismi di assegnazione. Non è raro, in questi posti, incontrare amministratori senza arte né parte che conducono un tenore di vita al di sopra delle proprie apparenti possibilità.
I cittadini che si oppongono a questo sistema locale di potere, sono pochi e rari. E quando alzano la voce devono affrontare l’indifferenza generale e in alcuni casi lo stigma dell’invidioso o del vendicatore, destinatari di ostilità e di querele. Oppositori solitari, idealisti, coraggiosi, costretti a sopportare l’egoismo e l’ignoranza dei loro compaesani. Cari cittadini del paese di Bonasorte, non rendetevi complici della morte civile e demografica della vostra comunità. Se non cambiate rotta, se continuate a dare picconate al vostro borgo, sarà il paese a cambiare nome il giorno della sua dipartita: Bonamorte.
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