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Smartpaper-Indra vende il Bpo, sindacati denunciano: “una scelta senza confronto”
Sede di Tito della Smartpaper

Fim, Fiom, Uilm e Fismic chiedono garanzie per i lavoratori

Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Fismic denunciano con forte preoccupazione quanto accaduto nelle ultime ore all’interno del gruppo Smartpaper/ Minsait/Indra. Nella giornata di ieri, infatti, l’Amministratrice delegata di Smartpaper ha comunicato improvvisamente la vendita dell’intero Business Process Outsourcing( BPO) del Gruppo Indra, un’operazione che coinvolge più di 5.000 lavoratrici e lavoratori nel mondo, tra cui oltre 450 addetti impiegati negli stabilimenti di Tito, Sant’Angelo Le Fratte e Castelfranco Veneto, senza alcun confronto preventivo, senza informazioni preliminari e senza il minimo rispetto per il ruolo delle organizzazioni sindacali e delle RSU, confermando un deterioramento evidente delle relazioni industriali.

Indra ha spiegato che il settore Bpo non è più ritenuto strategico per il gruppo e questo dato, di per sé, dice molto sul futuro di queste attività che nel 2024 hanno prodotto un valore complessivo di 196 milioni di euro; nonostante ciò, l’intero settore è stato ceduto alla società spagnola Teknei per appena 96 milioni di euro, una realtà che per dimensioni e capacità industriale non è paragonabile alla multinazionale Indra, in un contesto in cui il settore dei servizi Bpo è già sotto forte pressione a causa di automazione, robotizzazione e intelligenza artificiale, con oltre il 35% di esuberi potenziali stimati a livello nazionale.

Condanniamo con forza anche il metodo -sottolineano i sindacati-con cui l’azienda ha gestito questa vicenda: da mesi Smartpaper affermava ai tavoli istituzionali di voler investire, crescere e rafforzare la propria presenza in Basilicata, mentre oggi scopriamo che, parallelamente a queste dichiarazioni, era già in corso da tempo una trattativa di vendita mai condivisa. Per questa ragione chiediamo le dimissioni dell’Amministratrice delegata di Smartpaper, il cui comportamento è incompatibile con i principi minimi di trasparenza, correttezza e responsabilità verso lavoratrici, lavoratori e rappresentanze sindacali. Indra ha comunicato che i livelli occupazionali e le anzianità saranno garantiti almeno per due anni, una garanzia del tutto insufficiente alla luce delle chiusure già avvenute, della perdita della commessa Energia e della fragilità complessiva che da mesi caratterizza Smartpaper: i lavoratori non possono continuare a vivere nell’incertezza e servono impegni seri, duraturi e verificabili.

Ribadiamo inoltre la necessità che il Ministero riconvochi con urgenza il tavolo sul cambio appalto che coinvolge altri 340 lavoratori Smartpaper, le cui attività per Enel Energia sono state acquisite dalla RTI Accenture/Datacontact: persistono infatti incongruenze e scelte unilaterali sulle liste del personale coinvolto, sulla territorialità della commessa e sulla tutela salariale dei lavoratori.

Smartpaper ha comunicato la proroga della commessa Enel Energia al 31 dicembre e la volontà di chiudere la sede di Tito entro il 31 gennaio 2026, ma abbiamo ribadito con forza che decisioni così impattanti non possono essere prese sulla base di meri formalismi, come il criterio dei “chilometri”, utilizzato per evitare il confronto sindacale, perché quando si incide sulla vita delle persone è necessario aprire un confronto vero, trasparente e condiviso.
Questa mattina, nel frattempo , a seguito della comunicazione di ieri, davanti allo stabilimento di Sant’Angelo Le Fratte, si è svolto un presidio con conferenza stampa per denunciare pubblicamente quanto sta avvenendo. Il 9 dicembre si terrà un tavolo regionale sulla vertenza Smartpaper/Indra e il 10 dicembre, nei siti di Tito e Sant’Angelo Le Fratte, si svolgeranno assemblee con tutte le lavoratrici e i lavoratori per decidere insieme le iniziative sindacali necessarie a difendere occupazione, diritti e dignità.

Fim, Fiom, Uilm e Fismic chiedono trasparenza, correttezza, serietà e garanzie reali per il futuro, valori che ancora una volta l’azienda ha dimostrato di non voler riconoscere: noi continueremo a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, pronti a intraprendere ogni azione utile per tutelare il loro futuro.