Una classe politica di scarso valore pagata a caro prezzo
Dalla “legge Pittella” al mini vitalizio: breve storia di privilegi immeritati
A far crescere i costi della politica ci avevano già provato il 12 agosto 2024 con la legge regionale n. 23, cosiddetta “legge Pittella”. Legge che poi la Corte dei Conti, nel giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Basilicata, ha censurato. In pratica quella norma aveva aumentato le spese del personale dei Gruppi consiliari per “una somma di un massimo di 75.000 euro per ogni consigliere componente del gruppo”. Con quella legge, molto contestata dai sindacati, si incrementava del 30% l’importo erogato annualmente ai gruppi consiliari per le spese del personale dedicato per ogni Consigliere componente il Gruppo, con un aumento della spesa annua di quasi mezzo milione di euro.
L’opposizione nel febbraio 2025 ha presentato una proposta di legge volta a ridurre l’indennità di carica dei consiglieri regionali e le spese per il personale dei gruppi consiliari. Si trattava di cancellare nei fatti la cosiddetta legge Pittella, ma la proposta fu bocciata.
Ieri in Consiglio regionale con l’approvazione di un emendamento infilato, tra gli altri, nel collegato al bilancio, la maggioranza ha introdotto una sorta di mini-vitalizio . Una indennità differita. Si tratta in sostanza di una modifica del sistema previdenziale che permetterà ai componenti del Consiglio regionale di ottenere un mini vitalizio al compimento dei 65 anni. Un terzo dei contributi è a carico degli eletti, due terzi a carico della Regione. La misura è retro attiva e riguarda anche gli ex Consiglieri in carica dal 2013. Su questa ultima misura si è accesa la polemica con toni duri da parte delle opposizioni.
A difendere con passione la legge Pittella in Consiglio regionale il 12 febbraio 2025 è stato il Capo gruppo di Fratelli d’Italia Michele Napoli, il quale ha motivato la bocciatura della proposta delle opposizioni con un discorso condivisibile: “…la democrazia ha un costo ma è anche un investimento sulla nostra libertà. Dove la politica è debole, avanzano il populismo e l’autoritarismo… Non possiamo permettere che ciò accada. Difendere la politica significa difendere la democrazia”. Poi aggiunge: “Tagliare le risorse alla politica non significa renderla più virtuosa, ma più debole e meno efficace nel rispondere alle esigenze dei cittadini. Senza strumenti adeguati, i rappresentanti eletti saranno sempre più isolati e incapaci di svolgere il loro compito. Questo non è un taglio agli sprechi, ma un regalo a chi vuole una politica inefficiente e lontana dalle persone.”
E’ vero. Tuttavia c’è un problema, molto grosso che, anche alla luce dell’ultimo provvedimento, quello di ieri, nessuno coglie: o perché non capisce o perché fa il finto tonto. E qual è il problema? Facciamola semplice. Se devo pagare la politica pretendo che questa abbia un valore, e se devo pagarla ad un costo maggiorato pretendo che quel valore sia più alto. Ora, spieghi la maggioranza di centrodestra quale sarebbe il valore della politica in Basilicata. L’esperienza e la realtà, conti alla mano, le darebbero un valore tra lo zero e il mediocre.
Siccome non siamo “inutili populisti” chiariamo subito un punto: vogliamo pagare i costi della politica in proporzione alla qualità dell’offerta. E vogliamo pagare, di conseguenza, i costi della democrazia in proporzione alla qualità della vita democratica nella regione.
Qualcuno confonde le lotte intestine tra gruppi di interesse con la politica. Confonde la politica con il “mercato nero del consenso” fatto di clientele, favoritismi, ricatti, promesse di prebende. Con quelle pratiche così diffuse da queste parti, parlare di democrazia è azzardato. La democrazia è altra cosa, nella sostanza, e qui in Basilicata è ormai scomparsa. E dunque noi dovremmo pagare il costo di una politica senza valore e di una democrazia vuota di contenuti?
E’ stata chiamata in causa addirittura la “libertà”. Noi cittadini dovremmo pagare un costo più alto per la “politica” perché sarebbe un investimento sulla nostra libertà. E ci dicano a quale libertà si fa riferimento? Alla libertà degli imprenditori legati agli esponenti di partito di ricattare i lavoratori? Alla libertà delle multinazionali del petrolio di inquinare “entro i limiti di legge”? Alla libertà dei giovani di emigrare da questa terra? Alla libertà dei poveri di accedere alla carità delle organizzazioni di beneficenza? Alla libertà degli stagionali immigrati di alloggiare nelle catapecchie? Alla libertà dei cittadini di farsi curare negli ospedali del Nord? Alla libertà dei partiti di turno al governo di nominare direttori e dirigenti secondo logiche spartitorie o familistiche? Alla libertà di manipolare concorsi e appalti e di utilizzare le risorse pubbliche a scopo privato?
E dunque è giusto che la Politica abbia a disposizione gli strumenti adeguati a esercitare il suo ruolo anche a tutela della democrazia. Tagliare le risorse alla Politica è sbagliato, se per Politica intendiamo la capacità di governare nell’interesse generale e per la tutela dei beni comuni. E’ giusto sostenere i costi della Politica, se la Politica è stimolo alla partecipazione pubblica dei cittadini alla vita democratica, se la Politica è al servizio della collettività e se agisce nel quadro dell’etica pubblica e della giustizia sociale. Qui in Basilicata e in Italia, invece, il valore della politica è dozzinale. Perciò il costo che i cittadini sopportano per mantenerla in vita è già troppo alto, aumentarne il prezzo è uno spreco oltre che un inganno.
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