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Basilicata cavia della crisi idrica: prima sacrificata, poi espropriata e infine silenziata
Diga del Pertusillo

Deroghe alle limitazioni di invaso e una profonda riorganizzazione della governance degli schemi idrici interregionali adottati dalla Puglia assunte in modo unilaterale

La DGR Puglia n. 1863 del 21 novembre 2025 con l’adozione del Piano di emergenza e la successiva ordinanza 586 del 18 dicembre 2025 del Presidente Michele Emiliano “Misure collegate all’Adozione del Piano di emergenza per il superamento della crisi idrica 2025-2026 nel comparto potabile e alla Dichiarazione dello stato di emergenza regionale per rischio da deficit idrico” segnano un cambio di paradigma nella gestione dell’emergenza idrica, introducendo deroghe alle limitazioni di invaso e una profonda riorganizzazione della governance degli schemi idrici interregionali. Tuttavia, questi atti sono stati assunti in modo unilaterale, senza un confronto pubblico né istituzionale con la Regione Basilicata, nonostante la quasi totalità degli invasi interessati ricada in territorio lucano.

A distanza di due mesi dall’adozione del Piano e di settimane dall’ordinanza commissariale pugliese, in Basilicata non si registra alcun dibattito pubblico, alcuna presa di posizione ufficiale delle istituzioni regionali, se non annunci di stanziamenti, promesse di interventi, spot di convenzioni scientifiche tra enti di ricerca e gestori, né una reale attenzione da parte della stampa locale. Questo silenzio configura una vera e propria estromissione della Basilicata dai processi decisionali che incidono direttamente sul proprio territorio, sulle proprie infrastrutture e sorgenti naturali, e sulla sicurezza idrica delle comunità locali.

Centralizzazione reale delle infrastrutture: pieni poteri di esproprio ad Acque del Sud. Il primo asse riguarda la ricomposizione proprietaria e gestionale degli schemi idrici interregionali. La delibera propone di attribuire ad Acque del Sud S.p.A. non solo il ruolo formale di gestore dell’approvvigionamento primario, ma anche pieni poteri di esproprio e trasferimento delle infrastrutture oggi frammentate tra consorzi di bonifica, acquedotti regionali e altri soggetti. L’obiettivo dichiarato è superare un assetto rimasto sostanzialmente invariato dal 1999 e attraverso gli accordi di programma del 2016, che impedisce: la redazione di bilanci idrici di schema; una gestione unitaria sovraordinata agli interessi dei singoli portatori di interesse; la valutazione delle interazioni tra schemi interconnessi a valle. Si tratta di un passaggio politico rilevante: per la prima volta viene ammesso che il semplice subentro di Acque del Sud ad Eipli è insufficiente senza il trasferimento effettivo di infrastrutture e titoli concessori.
Superamento del “dogma” delle limitazioni di invaso in emergenza

Il secondo asse, ancora più innovativo, riguarda il superamento delle limitazioni di invaso come principio rigido e assoluto. La delibera introduce un criterio chiave: in condizioni di emergenza idrica, le limitazioni di invaso possono e devono essere riconsiderate, soprattutto quando sono già programmati o autorizzati interventi di sicurezza sulle dighe. La Regione Puglia propone esplicitamente deroghe temporanee, affidate a un Commissario straordinario, per consentire l’incremento dei volumi invasati nelle more del completamento dei lavori strutturali di rivalutazione. È una presa di posizione netta, che riconosce come l’applicazione meccanica delle norme di sicurezza, in contesti di siccità prolungata, possa aumentare il rischio sistemico invece di ridurlo, trasformando una misura di prevenzione in un fattore di crisi.

Il carattere profondamente asimmetrico di questo processo emerge con particolare evidenza se confrontato con quanto avvenuto nel 2024 sullo schema del Camastra, quando circa 140.000 abitanti lucani furono esposti a una crisi idrica senza precedenti in nome del dogma della limitazione di invaso non negoziabile, imposto come principio assoluto di sicurezza. In quel contesto non furono attivati strumenti straordinari, non furono ipotizzate deroghe né venne messa in discussione l’applicazione rigida delle norme, nonostante le evidenti conseguenze sociali, economiche e sanitarie. Oggi, a distanza di un solo anno, la stessa rigidità normativa viene apertamente contestata dalla Puglia, che riconosce come le limitazioni di invaso, in condizioni di siccità prolungata, possano aggravare il rischio anziché ridurlo. Questo ribaltamento non è neutro: avviene dopo che la Basilicata ha già pagato il prezzo più alto, fungendo di fatto da caso di studio involontario di un approccio che ora viene dichiarato superabile.

L’esproprio triplo: risorsa, governance, ruolo decisionale. La Basilicata non subisce soltanto una sottrazione quantitativa della risorsa idrica, storicamente destinata in larga parte ai fabbisogni pugliesi, ma è oggi esposta a un esproprio su tre livelli: 1) della risorsa, attraverso una gestione interregionale che privilegia la sicurezza degli approvvigionamenti pugliesi; 2) della governance, mediante il trasferimento delle funzioni strategiche ad Acque del Sud S.p.A., soggetto controllato dal MEF e orientato verso interessi esterni al territorio lucano; e 3) del ruolo decisionale, poiché le scelte normative e commissariali vengono elaborate e attuate altrove, senza un coinvolgimento effettivo della Regione Basilicata, se non in promesse di convocazione tavoli ex post.

In questo quadro, la Basilicata assume il ruolo implicito di territorio-cavia del processo di decision making: subisce per prima gli effetti più rigidi delle norme, senza possibilità di negoziazione, mentre le deroghe e gli strumenti straordinari vengono attivati solo quando la crisi coinvolge bacini demografici e politici più rilevanti. La vicenda Camastra, letta alla luce delle recenti iniziative pugliesi, mostra che il problema non è solo tecnico o climatico, ma profondamente politico e istituzionale. Se le regole possono essere rimesse in discussione in emergenza, la domanda diventa inevitabile: chi decide quando l’emergenza è tale da giustificare una deroga, e per chi?