Basilicata. I vitalizi e quel salvadanaio ad uso e consumo della casta
Storia di una sceneggiata normativa che si è tradotta in un gruzzoletto ad uso e consumo dell’ennesimo privilegio
Sul cosiddetto “mini-vitalizio” ormai sappiamo tutto. Che cos’è, chi lo ha votato e perché. Forse sul perché dovremmo interrogarci ulteriormente, ma difficilmente troveremmo una spiegazione accettabile. Dobbiamo condividere l’opinione di chi ritiene che si tratti di una vera e propria “porcata”. Ora ci aspettiamo che i consiglieri regionali di opposizione rinuncino al privilegio. Anche perché pare difficile che la maggioranza di centrodestra faccia un passo indietro aderendo alla proposta di abrogazione della norma contestata.
Dietro questa faccenda si nasconde un’altra questione altrettanto grave e magari ancora più grave che chiama in causa il Consiglio regionale e gli stessi cittadini. Si tratta dell’articolo 4 della legge regionale 21 dicembre 2017, n. 37: Contenimento dei costi della politica: diminuzione emolumenti Consiglieri regionali della Basilicata. Modifiche alla L.R. 29 ottobre 2002, n. 38 «Testo unico in materia di indennità di carica, di funzione, di rimborso spese, di missione, di fine mandato, di assegno vitalizio spettanti ai Consiglieri regionali della Regione Basilicata». Si tratta della legge che ha aboliti i cosiddetti vitalizi.
L’articolo 4 di quella legge recitava: Le somme relative ai risparmi derivanti dall’applicazione del comma 1-bis dell’art. 2 e del comma 1-bis dell’art. 7 della legge regionale 29 ottobre 2002, n. 38, integrate dalle eventuali rinunce volontarie effettuate dai consiglieri e comunicate al competente ufficio che ne trattiene i relativi importi, confluiscono in un apposito fondo le cui finalità sono definite dall’ufficio di presidenza, sentita la Prima commissione consiliare permanente. L’ufficio di presidenza, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, tiene conto delle indicazioni dei cittadini lucani, chiamati a proporre la destinazione delle somme attraverso una procedura partecipativa stabilita con un regolamento predisposto dall’ufficio di presidenza previo parere della Prima commissione consiliare permanente. Il termine di 30 giorni sarà poi modificato e prolungato.
Questo articolo, seppure non abrogato, è stato sostanzialmente modificato con la legge regionale 30 dicembre 2025, n. 57 che introduce l’articolo 4bis: L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, sentita la Conferenza dei capigruppo, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della modifica della presente legge, disciplina l’utilizzo delle somme confluite nel fondo di cui all’articolo 4 della legge regionale n. 37 del 2017, e non ancora impegnate. Le somme di cui al primo periodo, possono essere utilizzate, su esplicita richiesta dei Consiglieri regionali interessati, da presentarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, per l’effettuazione, nei limiti di quanto individualmente versato, dei pagamenti necessari ai fini della maturazione dell’indennità differita…
Per farla semplice, traduciamo e sintetizziamo: riduco i costi della politica, le risorse derivanti da quel risparmio le deposito in un fondo le cui finalità le decide l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ma su indicazione dei cittadini chiamati a proporre la destinazione delle somme attraverso una procedura partecipativa stabilita con un regolamento predisposto dal medesimo ufficio di presidenza. Che carini, ottima idea. Fatto sta, però, che di quel regolamento non c’è traccia e nemmeno ci sono forti segnali circa la procedura partecipativa dei cittadini che avrebbero dovuto fornire indicazioni sull’utilizzo delle risorse. Una sceneggiata normativa, utile alla propaganda del momento, che si è tradotta in un salvadanaio ad uso e consumo dell’ennesimo privilegio dei consiglieri regionali. Infatti, le somme non ancora impegnate confluite nel fondo nato dall’abrogazione dei vitalizi, possono essere utilizzate per la cosiddetta indennità differita (mini-vitalizio). Loro hanno lasciato quei soldi e loro se li riprendono.
Ora, chiediamo agli ex presidenti dei Consiglio regionale Francesco Mollica, fino al 2018, Vito Santarsiero, fino al 2019, Carmine Cicala, fino al 2024, e a Marcello Pittella dal 5 luglio 2024 ad oggi, perché mai l’articolo 4 della legge regionale n. 37 del 2017 non è stato mai completamente applicato? E chiediamo ai consiglieri regionali insediati nello stesso periodo e fino ad oggi di farci sapere se hanno mai controllato o verificato sul funzionamento di quell’articolo che prevedeva, sulla base di un regolamento di cui non vi è traccia, la partecipazione dei cittadini alle decisioni circa la destinazione delle risorse. Chi e sulla base di quale visione generale risulta destinatario dei quelle risorse? Ci sono tracce di briciole distribuite a pioggia e politicamente targate, niente altro.
Sembra una banalità, ma la storia di quell’articolo 4 è emblematica di come funziona la politica in questa regione. Siamo di fronte a una storia di slealtà, di indifferenza, di casta, di distacco delle istituzioni dalla vita reale dei cittadini.
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