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Basilicata, vitalizi: il pasticcio e l’ammuina
Vito Bardi e, alle sue spalle, Marcello Pittella

Di fronte alla reazione mediatica e popolare Bardi ha scelto di fare ammuina anziché chiedere scusa, ammettere l’errore e rifare tutto d’accapo con saggezza e umiltà

Qualcuno lascia trapelare un vocale WhatsApp inviato dal presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, ai consiglieri di maggioranza. Il contenuto viene diffuso da alcuni blog locali e riguarda la vicenda mini-vitalizi che in queste settimane ha tenuto banco sui giornali. Contattato da noi per la conferma, Pittella riprende il ragionamento. E con onestà intellettuale, dobbiamo dirlo, ammette di aver riflettuto a posteriori, e che la norma sull’indennità differita è sbagliata. Insiste su un punto: “il sistema contributivo va istituito in forma di partecipazione volontaria al versamento dei contributi, così come avviene in quasi tutte le Regioni.” Quindi lei è per l’abrogazione degli articoli 16 e 17 della legge approvata il 30 dicembre scorso? “Certo. Abroghiamo tutto, chiudiamo qui la questione e ripartiamo con un ragionamento nuovo”.

La chiarezza in questi casi è oro. E dobbiamo riconoscere al presidente del Consiglio regionale la capacità di ascoltare le ragioni di chi si oppone e si è opposto alla norma cosiddetta del “mini-vitalizio”. Un’autocritica degna di apprezzamento.

Poche ore dopo l’uscita di Pittella, arriva un comunicato dall’Ufficio Stampa della Giunta Regionale per volontà di Vito Bardi: In merito alle polemiche sulla norma relativa alle indennità differite, la maggioranza in Consiglio regionale ribadisce che non è stato reintrodotto alcun vitalizio né alcuna forma di privilegio, contrariamente a quanto – in maniera strumentale – sta dicendo una opposizione senza idee ed argomenti.  La disciplina riguarda esclusivamente un sistema contributivo, volontario e interamente a carico di chi vi aderisce, senza automatismi, senza oneri per i cittadini e con effetti esclusivamente al raggiungimento dell’età pensionabile. Definire polemiche le critiche legittime a una norma ambigua, pare un po’ troppo.

Ora, delle due l’una: o Bardi prova mischiare le carte in tavola, come ha già provato a fare con una precisazione che non ha precisato nulla , oppure gli oppositori, compresi i promotori del referendum non hanno mai capito nulla. A noi pare che il presidente della Regione faccia fatica ad usare lo stile dell’onestà intellettuale e continua a cambiare le carte in tavola senza spiegare dove voglia andare a parare.

I fatti sono questi: si approva una norma secondo cui l’indennità differita anche retroattiva viene finanziata per due terzi da un fondo che è destinato a finalità sociali. In seconda battuta, dopo che viene proposto un referendum e si solleva l’indignazione popolare, si fa mezza marcia indietro: la norma non è retroattiva e non e il fondo destinato a iniziative sociali non si tocca. Tuttavia, il privilegio resta: due terzi delle risorse destinate all’indennità sono a carico dei cittadini. Terzo atto: Pittella suggerisce una via d’uscita e subito dopo Bardi spedisce un comunicato, ma non chiarisce se l’indennità cosiddetta differita avrà un costo a carico dei cittadini e se sarà, a “invarianza di spesa”. E’ chiaro che i consiglieri regionali hanno diritto alla pensione, un diritto sacrosanto, ma questo diritto va normato senza creare equivoci. I privilegi aggiuntivi, quelli no.

Nel frattempo, il Comitato promotore del referendum che, diciamolo, rappresenta una pressione critica importante nei confronti della norma e della maggioranza di centrodestra, fa sapere: “Ci auguriamo che adesso tutti i consiglieri si adoperino affinché i regolamenti attuativi sui referendum dello Statuto regionale vengano approvati per rendere sempre più esigibile i diritti dei cittadini a  poter partecipare e decidere sulle scelte politiche” E aggiunge: “Fino a quando non saranno compiuti concreti atti amministrativi di abrogazione dei vitalizi, noi andremo avanti. Questo provvedimento non può e non deve passare sotto silenzio”.

Che dire? Siamo di fronte a quello che sembra un pasticcio sfornato da Vito Bardi, Marcello Pittella  e dalla  maggioranza di centrodestra. Sembra, ma non lo è. In sostanza il tentativo era chiaro.  E di fronte alla reazione mediatica e popolare Bardi ha scelto di fare ammuina anziché chiedere scusa, ammettere l’errore e rifare tutto da capo con saggezza e umiltà.

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