Gli ignoranti furbi, i fessi intelligenti e i giovani che fuggono
Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle. Siamo in mano a una manica di impostori
Che cos’è l’ignoranza? Niente. L’ignoranza è il niente. Non il vuoto, no. Perché il vuoto se lo pensi, lo immagini come qualcosa che ha una sua consistenza. Il vuoto se lo avverti dentro di te, lo senti con un certo spessore, quasi si materializza. Visibile e pure denso della sua profondità. No, l’ignoranza è il niente. Quel non so che di inafferrabile, evanescente, inutilmente inesistente. L’ignoranza è come una malattia asintomatica, non avverti nulla, non senti niente. Non basta avere scarsa padronanza di un argomento per essere ignorante. Chi non conosce in modo adeguato un fatto, o un oggetto non è ignorante tout court, perché può sempre imparare. L’ignoranza vera non ha a che fare col divenire, col possibile, con una prospettiva dinamica, ma col finito. L’ignorante è il niente finito che si muove nell’infinito. Non parlo dell’ignoranza nel significato di “non conoscenza”, né dell’ignorante buono, colui che prova a dire e a fare anche se non sa dire e fare. No, parlo dell’ignoranza equivalente al niente, quella arrogante e presuntuosa. Quella di chi sa di non sapere e agisce come se non sapesse di non sapere.
Lo stato di ignoranza cui facciamo riferimento è dunque dell’uomo che sa di non sapere eppure si comporta come un depositario assoluto della conoscenza. Questo ultimo genere di uomo è il peggiore e rappresenta l’ignoranza equivalente al niente. Molti disastri sono generati dall’azione di queste persone, maschi o femmine che siano. Questo tipo di persona manca di coscienza e di verità, per dirla con i socratici. Ma non manca di furbizia.
Chi accetta incarichi che richiedono esperienza e conoscenza di una materia sapendo di non avere né esperienza né conoscenza, è un ignorante equivalente al niente. Gli manca la coscienza del limite. Ma ha bisogno di una forte carica di arroganza e di “faccia tosta” per rimanere a galla, per procrastinare a lungo il suo disegno di impostore. L’ignorante puro è un furbo egoista. E’ sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle e per la sua sottomissione al politico bugiardo che lo promuove.
Come ammoniva Giuseppe Prezzolini, non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui. Qui entriamo nella carne viva dell’ignorante puro. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo. Ecco spiegata la chiave di successo dell’ignorante. Il collega Giulio Cavalli ha ben detto: Secoli di indifferenza e tolleranza verso i furbi hanno permesso di portarli al potere, di accrescere boriosamente il prestigio degli scaltri a danno degli onesti…Insomma, i furbi al governo e gli onesti e intelligenti catalogati tra i fessi. Ai vertici di molti enti e istituzioni, fatte le dovute eccezioni, ci sono parecchi ignoranti puri, quelli equivalenti al niente, quindi i furbi. Perciò molti giovani, e non solo, preferiscono allontanarsi da questa regione, ormai da decenni. Ma è certo che alla fine, come auspicava Prezzolini, ci salveranno i fessi. E cioè gli onesti e gli intelligenti. Sì, ma quando?


