Logo
Il sindaco di Lagonegro e la lezione di dignità politica e civile: un esempio per tutti
Il sindaco Faabella a un evento pubblico (Foto di repertorio)

Salvatore Falabella non si dimette: demolirò la casa, ma io resto al mio posto

Lo hanno attaccato in tutti i modi. Offese, intimidazioni, calunnie, lettere anonime. Valanghe di fango. Gli attacchi indegni per due anni si sono concentrati principalmente sulla casa del sindaco, ereditata dalla madre morta quando ancora era ancora un ragazzo. Un immobile modesto su cui pesa un abuso edilizio e di cui certo la responsabilità non è di Falabella che lo ha scoperto “grazie alle investigazioni” dell’opposizione in Consiglio comunale. Un gruppo che evidentemente fa politica strumentalizzando la vita privata degli avversari. Tra personaggi nell’ombra e politici in chiaro, hanno messo in atto un vero e proprio piano di aggressione politica e personale per costringere il sindaco alle dimissioni. Ma sono stati sconfitti. Falabella purtroppo perde la casa. Va demolita. In caso contrario, per provare a salvare l’abitazione della sua vita, dovrebbe dimettersi: “incompatibilità per lite pendente”.

A questo punto si è arrivati dopo un iter burocratico-amministrativo tra richieste di sanatorie e dinieghi durato due anni. Dopo l’ultimo diniego comunicato dall’Ufficio Tecnico, Falabella si è trovato davanti a un bivio: fare ricorso contro il provvedimento, oppure demolire la casa. Ha fatto la scelta più dolorosa per se stesso. E questo per non soccombere a ricatti, calunnie, fango e aggressione mediatica di chi in questi anni ha provato con ogni mezzo a calpestare la democrazia e a seminare veleni nel confronto politico. Il sindaco di Lagonegro ha assunto una decisione coraggiosa, che mette al centro il rispetto per le istituzioni, per i cittadini, per la legalità, sacrificando un interesse personale. Ha dato una lezione di grande spessore politico e civile che tanti altri esponenti delle istituzioni dovrebbero imparare. Un caso raro, se non unico, in Basilicata e forse in Italia. Salvatore Falabella ha perso la casa costruita con tanti sacrifici. I cittadini di Lagonegro non hanno perso il loro sindaco. Le mafierie locali, invece, sono state sconfitte e gli “aggressori” politici hanno perso definitivamente la dignità.

Sul caso di “abusivismo” di Falabella è stato scomodato persino il senatore Maurizio Gasparri di FI, che ha presentato un’interrogazione al ministro Piantedosi. Una circostanza rara, ma che segna la cifra dello scontro ingaggiato dall’opposizione contro Falabella e la sua maggioranza. Qualcuno voleva mettere le mani sulla città, senza aspettare le prossime elezioni. Perché tanta “violenza”? In tanti l’hanno subita, i familiari del sindaco e tutti i consiglieri della maggioranza e le loro famiglie: una valanga di accertamenti sulle loro proprietà e sulle loro abitazioni, in seguito a lettere anonime. Un’opposizione consigliare che trascorre oltre due anni a inseguire ipotetici “scheletri negli armadi” degli avversari. La possiamo definire politica? La possiamo definire opposizione politica?

Nella mia conversazione con Falabella mi ha colpito una frase: “L’ho fatto per salvare la democrazia in questa città. Immagina, come sarebbe possibile in queste condizioni un clima sereno alle prossime elezioni? Chi sarebbe disposto a candidarsi in un pantano di veleni in cui è scritto un messaggio inquietante e cioè abbiate paura di impegnarvi nella politica, non lo fate, è pericoloso.” Diciamolo, questa è una storia che, grazie al coraggio di un sindaco, è finita male per i diffusori della cultura della mafiosità e dei praticanti della “violenza simbolica”. Il video con cui il sindaco annuncia la decisione

©Riproduzione riservata