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La Basilicata nel 2026, come sarà?

Dalle crisi in atto alle lotte politiche che cosa ci accadrà nell’anno appena iniziato. Analisi anarchica di una regione in mezzo al guado

Parafrasando Fabrizio Caramagna, possiamo dire che il tempo non va misurato in ore e minuti, e nemmeno in mesi e in anni, ma in trasformazioni. E allora diamo una scorsa ad alcune trasformazioni.

Il popolo o, meglio, la popolazione

Il calo verticale dei residenti è un fenomeno che continuerà nel 2026 allo stesso ritmo del 2025. E questo perché le misure adottate dai governi regionali in questi anni, al fine di contrastare lo spopolamento e il calo demografico, non produrranno alcuna modifica degna di rilievo. E questo perché, a titolo di esempio, si continua con gli incentivi, con i bonus, con interventi palliativi che non spostano di una virgola le situazioni anzi le peggiorano. Il tutto appare come una fatica di Sisifo. Tuttavia, si continua e si continuerà a spendere denaro pubblico nel quadro di circuiti chiusi di imprese, società, associazioni, gruppi politici per mantenere lo status quo utile e tenere a galla i soliti noti. Si distribuiranno favori e prebende in vista delle politiche del 2027. Si continuerà ad utilizzare le “norme di favore” introdotte dal Parlamento nazionale per alimentare ulteriormente fenomeni di illegalità legalizzata nella gestione della cosa pubblica. Affidamenti diretti, appalti, assegnazione di risorse ai soliti circuiti politico-imprenditoriali. Nei giovani la sfiducia continuerà a crescere.

Crisi industriale e crisi occupazionale

La precarietà del sistema produttivo industriale si trasformerà in una crisi caotica. I decisori politici non sapranno più che fare se non continuare a finanziare cassa integrazione e a moltiplicare i cappelli per supplicare le aziende a tenere in piedi impianti i cui scarsi profitti saranno compensati da denaro pubblico. I sindacati continueranno a fare promesse, a vedere il bicchiere mezzo pieno, ad illudere i lavoratori nella speranza di “tempi migliori”. I lavoratori continueranno a lottare e sperare perché non ci sarà altro da fare. L’approccio sindacale alle vertenze pagherà il prezzo dell’accresciuto squilibrio nei rapporti di forza tra le ragioni dei lavoratori e gli interessi delle aziende. Il sindacato è più debole e i lavoratori si affidano alla bontà degli azionisti. La famosa “Vertenza Basilicata” non decollerà. Tra incentivi e bonus anche qui gireranno soldi. Le multinazionali dell’energia e dell’acqua avranno più potere. Continueranno indisturbate a fare profitti nel silenzio e con la compiacenza delle istituzioni.

La Sanità

Finalmente avremo il nuovo Piano sanitario (o socio-sanitario) regionale. Ma non funzionerà. Troppi appetiti, poca visione. I lavori di costruzione di alcune Case di Comunità e Case della salute saranno conclusi. Tuttavia, sorgeranno problemi di gestione. Quelle strutture bisognerà riempirle di medici, infermieri, personale amministrativo e parasanitario. Avranno dei costi. Chi pagherà? Con quali risorse? E’ bene ricordare che un capannone fino a quando non ci entrano i falegnami non sarà mai una falegnameria. E uno dei problemi sarà proprio questo: ci saranno medici e infermieri in numero tale da garantire il funzionamento di queste nuove strutture? La riduzione dei tempi di attesa per una visita sarà solo sulla carta. Perché sia effettiva ci sarà bisogno di armonizzare un gran numero di variabili su base territoriale. Non vorremmo essere al posto dell’assessore pro tempore alla sanità. Ad ogni modo anche in questo settore continueranno a girare soldi la cui destinazione richiederebbe oculatezza e elevata attenzione al servizio pubblico e ai cittadini meno tutelati. Ma non ci sarà oculatezza né attenzione al servizio pubblico.

Le fibrillazioni politiche

Sarebbe più corretto parlare di lotte di potere. Di guerre tra gruppi di interesse sia politico sia affaristico. Già dalla seconda metà del 2026 assisteremo a un’accelerazione degli scontri e delle manovre in vista delle elezioni politiche del 2027. Il lavoro del mondo politico lucano sarà concentrato sulle tattiche elettorali, sulle candidature, sui patti a livello locale. Le decisioni amministrative saranno strumentali e funzionali alla raccolta di consenso. Non è esclusa una crisi della maggioranza che sostiene Vito Bardi a cavallo dell’ultimo semestre 2026. Non è esclusa la chiusura anticipata del governo regionale di centrodestra. Fibrillazioni sono previste anche in seno all’amministrazione comunale della città Capoluogo. Insomma, i problemi scottanti della Basilicata passeranno in secondo piano, la scena sarà tutta dedicata ai posizionamenti di politicanti di prima e seconda fila, di gruppi di interesse e di faccendieri di nuova generazione nel quadro della battaglia elettorale. Le liste civiche pioveranno a diluvio.

Cultura, Panem et circense

Nell’estate del 2026 si intensificheranno le iniziative ludico-gastronomiche spacciate per eventi culturali. I futuri probabili candidati e i loro amici faranno a gara nel foraggiamento di soldi ai sindaci per l’organizzazione di feste, sagre, convegni, mostre e processioni. Tutti con la cesta in mano per la raccolta di voti. Nel frattempo lo spopolamento galopperà a ritmo più sostenuto.

Anche nel 2026 la Basilicata non avrà un assessorato alla Cultura. Siamo su un terreno di soldi. Un settore che per alcuni è più opportuno continui a muovere passi disordinati e caotici. D’altronde quando tutto è cultura, niente lo è. La confusione agevola la gestione frammentata del settore su più fronti: l’Apt promuove il turismo? Ma è anche cultura. Le Proloco promuovono cultura? Ma è anche turismo. E poi le Fondazioni, le Diocesi, i Comuni, le Province, l’associazionismo frastagliato. Ma va bene così per lor signori. Mance a destra e a manca rendono più di una programmazione seria e lungimirante.

L’alternativa al centrodestra

Nel 2026 il Pd sarà ancora più lacerato al suo interno. Il M5S locale continuerà a scambiare il partito con gli eletti e la politica con i comunicati stampa. Basilicata Casa Comune non sappiamo dove si collocherà e il suo leader per quanto ci riguarda è discutibile. Donato Macchia con il suo Progetto Civico pare si collochi al centro, bisognerà capire al centro di cosa e di chi. Vincenzo Telesca è un’incognita ambigua che aspira a fare carriera. AVS prova a mettere insieme un fronte alternativo su pochi punti di convergenza, ma nessuno ascolta. La Basilicata Possibile dopo il pasticcio al Comune di Potenza, sembra la ciurma in cerca di un gommone. Insomma, la prospettiva non appare nitida. Troppi intrecci, specie nel Pd e nei civici, tra interessi economico-imprenditoriali e posizionamenti politici. E poi c’è una questione di personale politico. Senza un ricambio generazionale che vorrà dire anche e soprattutto un ricambio di prospettiva, la strada è complicata.

Conclusioni provvisorie

Qui, sia chiaro, non siamo in presenza della Sindrome di Cassandra, ma di una provocazione che aspira allo stimolo. La sera del 14 luglio 1789 (giorno storico della Rivoluzione Francese), Luigi XVI di Francia sul suo diario giornaliero scriveva: “Oggi, niente di nuovo”. Ecco, la speranza è che nel 2026 in Basilicata accada ciò che il Potere del re non aveva previsto. Che ci sia un risveglio civico accompagnato da una seria autocritica dei movimenti alternativi al sistema di potere lucano. Non si tratta di essere alternativi alla destra se la sinistra ne è sotto molti aspetti la fotocopia.  Non serve elencare 7 o 10 punti banali e generalisti per aggregare un campo alternativo. Perché l’alternativa in Basilicata deve essere soprattutto alternativa al sistema. Deve essere un orizzonte culturale e morale prima che politico. E dunque occorre aggregare intorno a una cultura del futuro, a un approccio etico alla gestione della cosa pubblica. Occorre aggregare intorno agli ideali prima che intorno alla “rozza materia”. Il che vuol dire convergere sulle fondamenta su cui far sorgere i pilastri di una nuova Basilicata. Purtroppo, tutta la politica continua a confrontarsi e a scontrarsi su arredi e tappezzerie, sul mobilio e sul colore delle pareti.

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