La pazienza di Rocco e Incoronata, lucani d’altri tempi
In molti luoghi e uffici che dovrebbero essere al servizio dei cittadini l’educazione è espatriata, al suo posto la burbanza. Il rispetto per l’altro è scomparso, al suo posto la strafottenza
In molti paesi lucani, tra vicoli e piazzette deserte, incontri donne e uomini anziani seduti su una sedia fuori dalla porta di casa, o su una panchina, come guardiani del luogo, vedette del silenzio e dei movimenti. Sono seduti in due o in tre, magari da soli. Non parlano osservano, meditano o semplicemente non pensano. Sono vite sospese in attesa di chissà cosa, forse di nulla. Ma se gli passi davanti si aspettano un buongiorno o un buonasera, e ti guardano fino a quando non li saluti. Non ti conoscono, non sanno chi sei, ma se sei lì devi salutare perché tu passi davanti ai loro sguardi e sei la scena che rompe la routine. Ti ricambieranno con un saluto sincero e istantaneo: buongiorno e buonasera. Non importa chi sei, che fai, da dove vieni. Sei una persona che sa dire buongiorno e buonasera. Nel mondo delle piazzette e dei vicoli deserti è questo che conta: rispetto, educazione e magari un sorriso senza pretesa. Il passante, soprattutto se forestiero, questo deve sapere, senza quel saluto si apre un fronte di angoscia che nonno Rocco e nonna Incoronata non si meritano.
Eppure, quei nonni, in molti luoghi pubblici dove rispetto ed educazione sarebbero necessari, nessuno li degna di un saluto. I due anziani sono seduti in una sala di attesa o nel corridoio di un ospedale, passa di lì un medico e tira dritto. Rocco e Incoronata buongiorno lo hanno detto. Ma l’operatore sanitario pur avendoli guardati non li ha visti. Né buongiorno, né buonasera. E così negli uffici pubblici, in tutti quei luoghi in cui sarebbe necessario che qualcuno, dopo aver salutato quei nonni, con un buongiorno o una buonasera, gli chiedesse con garbo se hanno bisogno di qualcosa. E invece no, loro sono utenti, sono quel numero che hanno appena ritirato dalla macchinetta eliminacode e, soprattutto, sono vecchi.
In alcuni uffici, Rocco e Incoronata sono una pratica, o un codice a barre. Insomma, sono anonimi che girano nei corridoi in cerca di qualche risposta, quella risposta che avranno chissà quando e chissà dove: “dovete tornare domani o dopo domani”, “non c’è il collega”, “dovete chiedere all’ufficio pinco pallo, non qui”, la visita è stata annullata”, “la prenotazione è sbagliata, torni dal suo medico.” Neanche un “mi dispiace”, un “dovete scusarci”, un “vi accompagno io allo sportello dedicato.” Naturalmente, mai un buongiorno o una buonasera. In molti luoghi e uffici che dovrebbero essere al servizio dei cittadini l’educazione è espatriata, al suo posto la burbanza. Il rispetto per l’altro è finito in soffitta, al suo posto la strafottenza.
Rocco e Incoronata sono stanchi per la fatica di spostarsi da un piano all’altro, da un edificio all’altro, da uno sportello all’altro: lei avanti e lui a fatica dietro di lei. Disorientati e confusi, rientrano in paese, a mani vuote. Due ore di pullman all’andata e due al ritorno. Non provano rancore per alcuno, non sono arrabbiati per la giornataccia, sono solamente rattristati. Hanno la forza della pazienza. Il medico da cui devono tornare è a dieci chilometri dal paese. Ma pazienza. “Risolveremo la prossima settimana.”
All’indomani si torna sulla panchina ad aspettare un forestiero che passi. Rocco saluterà con un buongiorno e con un sorriso senza aspettarsi di essere ricambiato. Quella giornataccia, nonostante la pazienza, lo ha cambiato. Non aspetterà che l’altro lo saluti, non aspetterà che lo ricambi. Dell’educazione degli altri gli importa meno. Ciò che conta è che lui non perda la sua e non dimentichi il rispetto dovuto alle persone chiunque esse siano.


