Protezione Civile in Basilicata, Europa Verde-AVS: “Un progetto incompiuto e scelte miopi”
“Che fine ha fatto il progetto, annunciato oltre quindici anni fa, per trasferire la struttura della Protezione Civile dagli spazi di viale Marconi, presso l’Assessorato alle Infrastrutture, all’ex Centrale della Vivalat, un’area pubblica abbandonata e in disuso all’interno del tessuto urbano di Potenza?”
Che fine ha fatto il progetto, annunciato oltre quindici anni fa, per trasferire la struttura della Protezione Civile dagli spazi di viale Marconi, presso l’Assessorato alle Infrastrutture, all’ex Centrale della Vivalat, un’area pubblica abbandonata e in disuso all’interno del tessuto urbano di Potenza?
Si tratta di un intervento per il quale erano state previste risorse di bilancio che, di fatto, non sono mai state realmente utilizzate, fino ad arrivare all’epilogo paradossale di una nuova ricerca di immobili per ospitare un presidio di sicurezza fondamentale come la Protezione Civile.
A oltre trent’anni dall’istituzione del sistema nazionale di Protezione Civile, in Basilicata questa funzione strategica continua a rimanere incompiuta, confinata nei cassetti della programmazione regionale e riesumata solo episodicamente, spesso più per alimentare spesa e propaganda che per costruire una struttura solida, efficiente e realmente al servizio delle comunità.
La scelta originaria di puntare sul recupero dell’ex Vivalat indicava invece una strada chiara e lungimirante: valorizzare gli immobili pubblici in disuso per ospitare servizi essenziali. È una linea che andrebbe perseguita con coerenza, soprattutto in una regione segnata da un forte spopolamento e da un patrimonio immobiliare pubblico ampio ma largamente sottoutilizzato. Servono programmazione e visione, non politiche estemporanee.
Come Europa Verde – AVS ribadiamo che la scelta più responsabile e coerente con l’interesse pubblico dovrebbe partire da una ricognizione puntuale, dal recupero e dalla piena valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico esistente. Anche perché esiste un preciso obbligo normativo che impone tale ricognizione prima di rivolgersi al mercato privato per l’acquisto o la locazione di nuovi immobili.
Il ricorso a soluzioni esterne appare non solo inadeguato, ma politicamente sbagliato: alimenta rendite private, aumenta l’indebitamento pubblico e lascia inutilizzati beni pubblici che continuano a produrre costi e degrado.
Inoltre, qualsiasi scelta relativa a nuove strutture non può prescindere dal principio della riduzione del consumo di suolo, una priorità ambientale e territoriale imprescindibile, soprattutto in una regione fragile come la Basilicata. Recuperare e rifunzionalizzare ciò che già esiste significa tutelare il territorio, contenere la spesa pubblica e rafforzare concretamente la sicurezza delle comunità.
Quanto avvenuto a Viggiano, dove si è consumata una rottura di quello che era considerato un fiore all’occhiello della Protezione Civile, peraltro in un’area tra le più esposte a rischio a livello nazionale, impone di innalzare il livello di attenzione su un tema così delicato e strategico.
Una politica che non è in grado di governare e valorizzare ciò che già esiste, né di portare a compimento progetti già finanziati, difficilmente può risultare credibile quando immagina nuove strategie e nuovi percorsi per la sicurezza della comunità lucana.
Donato Lettieri e Michela Trivigno (Portavoce Europa Verde Basilicata)


