Stellantis a Melfi: un ‘declino’ lungo cinque anni
Persi migliaia di posti lavoro: lo scorso anno “-47%” di produzione. E solo ora la politica regionale propone “il patto per Melfi”. Effetto Santa Chiara: “Dopo rubato, le porte di ferro”
Cronistoria di un fallimento Sono trascorsi 5 anni. Era il 16 gennaio 2021. Fca e Psa confluivano in Stellantis, la nuova multinazionale dell’Automotive. Francesi e italiani insieme per una nuova sfida mondiale. Al Governo, In Italia, c’era ancora Giuseppe Conte, ed eravamo in piena era covid. Nessuna o poche domande si ponevano i media e l’opinione pubblica, allora, su cosa avrebbe comportato il matrimonio italofrancese. Vista da Melfi, uno degli stabilimenti italiani più produttivi, la situazione appariva confortante. Politica silente, sindacati più o meno accondiscendenti al nuovo padrone. Trascorrono pochi mesi e si iniziano a fiutare, però, proprio a Melfi, i primi segnali di declino.
La linea smontata e i primi licenziamenti “Stanno smontando una linea”, mettevano in giardia, dall’interno, gli operai, già nella primavera 2021, mentre le segreterie sindacali facevano spallucce e assicuravano che “nessun esubero” ci sarebbe stato a Melfi. Arriviamo a giugno, dello stesso anno, ed ecco un primo forte segnale. La richiesta di Stellantis, firmata da tutti i sindacati di categoria, nessuno escluso, di incentivi all’esodo per i primi lavoratori. I primi a lasciare la linea, per un puro paradosso, furono i giovani, da pochi anni entrati col job act di Renzi. Nessuno si poneva domande. Né a viale Verrastro (Potenza) né altrove. Prima scrematura. A cui ne seguì un’altra, a novembre 2021 (solo Fiom si disse contraria). Altre richieste di licenziamento volontario, con gruzzoletto da portare a casa, per le maestranze di Melfi. Poi ne seguì un’altra, e un’altra ancora. Con le condizioni di lavoro che peggioravano e lo stabilimento che diventava più simile ad un’officina di periferia, per sporcizia e topi, che a un sito di Automotive, in molti hanno iniziato a non puntare più su un futuro, quindi a chiedere autonomamente di licenziarsi (previo incentivo).
Le trasferte a Pomigliano e la rotazione “non equa”. Si giunge al 2023/2024. Una linea viene del tutto smontata e a Melfi si inizia a lavorare su una solo linea. “Come facciamo a lavorare tutti su una linea”, si chiedevano, preoccupati, i lavoratori. Ma nel frattempo la forza lavoro indietreggiava. Quelli diretti di Stellantis, a Melfi, non erano più 7200, ma scendevano sotto i 6mila. Nel frattempo sono partite le trasferte, presentate dai vertici aziendali come volontarie ma che in realtà spesso erano considerate “coercitive” da chi le subiva. Chi non era troppo gradito a Melfi veniva spostato a Pomigliano; una sorta di “rieducazione” al lavoro, o giù di lì. Tra liste di prescelti ed esclusi, nel frattempo, anche la parentesi Pomigliano si è chiusa.
“Solo i prescelti sulla linea” Tutti di nuovo a Melfi, nel 2024. Ma con turni fantasma. Prima passaggio da 3 turni a 2, poi addirittura uno solo. Così è partita la stagione dei contratti di solidarietà. Tutti sulla stessa barca, teoricamente, gli operai, tutti con qualche giorno in meno di lavoro al mese. Ma in realtà, ciò ha significato liste di prescelti e liste di operai che non vedono la linea da almeno un anno e mezzo, con gravi ripercussioni sul salario e sulla dignità individuale. Alla faccia della “rotazione equa” prevista dagli accordi tra azienda e parti sindacali. Ma ora veniamo al 2025. L’anno “orribile” in cui tanti nodi sono venuti al pettine.
2025: “-47% di produzione” e solo 1800 Ds8 prodotte Il dato è di fonte sindacale, di qualche giorno fa (Report Fim Cisl). E certifica che lo stabilimento di Melfi lo scorso anno è quello che più ha accusato il colpo, in Italia, nel Gruppo, con una produzione certificata pari a un “- 47%” rispetto all’anno precedente, che già era in deficit rispetto al precedente. Dalla padella alla brace. Con l’attenuante che a Melfi le nuove produzioni, volute dall’allora ad Tavares, erano solo elettriche e ibride. E infatti, nel 2025, un dato su tutti, a Melfi, lascia riflettere. Di Ds8, in versione full electric, dopo mesi per ridisegnare la linea, ne sono state prodotte solo 1800 (dato Fim Cisl). Quando, sempre a Melfi, negli anni d’oro, tra 500x e Renegade, in un solo giorno si producevano quasi 1500 auto su 3 turni. A ciascuno le sue riflessioni. Ma sempre il 2025 è stato, nell’autunno, il momento del lancio della nuova Jeep Compass, a partire da novembre, coadiuvata dalla Ds8. Con l’aggiunta di ds7 e lancia Gamma, a partire dalla prossima primavera. Ed ecco cosà fa gridare alla “risalita produttiva” a partire dai prossimi mesi. Troppo poco.
Da 7200 a 4500 operai…Indotto azzerato Mentre passiamo in rassegna gli anni bui e la debacle Stellantis, vista da Melfi, alcuni altri fatti sono accaduti. Con le uscite incentivate, le maestranze che operano direttamente in Stellantis sono passate da 7200 del 2021 alle 4600 di oggi, ma il dato sarà da leggere al ribasso, quando sarà arricchito dalle nuove fuoriuscite, quindi ancora meno operai. Nel frattempo c’è stata una leggera revisione dei parametri europei, per cui la riduzione totale dell’endotermico entro il 2035 passerà dal 100 % atteso, al 90%. Incontrando, tra l’altro, il favore del ministro Urso e del nuovo ceo di Stellantis (Filosa). Ma visto sempre dall’area di S. Nicola di Melfi, l’ultimo anno ha visto anche un azzeramento senza precedenti dell’Indotto, con produzioni che sono state per la gran parte internalizzate e le commesse non rinnovate alle aziende che se ne occupavano. A farne le spese Fdm, Lsg, Lgs. Pmc. Tiberina, ecc. Migliaia di operai sul lastrico. E in ultimo, ma non per importanza, il primo presidio permanente contro i licenziamenti, inaugurato nell’area Plastica/Indotto, dalla Pmc ai primi di ottobre. Quasi 100 giorni di presidio. A cui si sono aggiunti i lavoratori della Tiberina. 70 e passa giorni di presidio in tenda anche per loro. Giorno e notte. Con pressanti richieste a Stellantis, alla politica regionale e al Mimit, di intervenire. Per essere riassorbiti dalla fabbrica madre. Per non perdere il lavoro.
Il patto di filiera per Melfi, e le politiche tardive Veniamo all’ultima pagina, per ora, di questo matrimonio Stellantis, a Melfi, lungo 5 anni. Dopo tavoli e tavolini di cui si parla e su cui ci si incontra da anni, senza alcun effetto concreto (eccezion fatta per bandi e corsi di formazione per operai licenziati), ecco giungere la “risoluzione unitaria”, presentata in Consiglio regionale, lo scorso 13 gennaio, e che ha messo d’accordo maggioranza e opposizione. Si va dalla “reindustrializzazione del sito”, alla “riconversione”, passando per il “mantenimento”, o quasi dei livelli occupazionali oggi presenti. Lungo, tortuoso e ambizioso il documento, su cui ci si potrà meglio esprimere nei mesi a venire. Ma a livello preliminare appare come un lungo elenco della spesa, se non addirittura un libro dei sogni.
‘Santa Chiara, “ropp’arrubbata, facetter ‘e porte ‘e fierro”
Non sappiamo se il 2026 sarà davvero l’anno del rilancio di Stellantis, a Melfi, se si arriverà a “150mila auto prodotte”, su due o addirittura tre turni. Sta di fatto che la politica regionale ha atteso 5 anni, una lunga e inarrestabile discesa verticale delle produzioni, di posti di lavoro già persi, per tirare fuori il coniglio dal cilindro, mettendo così d’accordo maggioranza e opposizione. Viene in mente, quindi, il vecchio adagio partenopeo. “Comme a Santa Chiara, ropp’arrubbata, facetter ‘e porte ‘e fierro”. Nulla da aggiungere. A ciascuno la sua traduzione.
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