Vito Bardi sui “vitalizi” ci ha dato una lezione di furbizia borbonica
Il suo “chiarimento” sull’indennità differita è uno schiaffo all’intelligenza dei lucani
Per capire la tattica “cotta e mangiata” del presidente della Regione e dei suoi suggeritori bisogna riprendere sinteticamente la vicenda dal punto di partenza. Dall’approvazione della legge 30 dicembre 2025, n. 57, Collegato alla legge di stabilità che tratta, tra l’altro, dell’indennità differita.
Nell’articolo 17 leggiamo: Dopo l’articolo 4 della legge regionale n. 37 del 2017 è inserito il seguente articolo: “4 bis (Modifica del fondo di cui all’articolo 4) L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, sentita la Conferenza dei capigruppo, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della modifica della presente legge, disciplina l’utilizzo delle somme confluite nel fondo di cui all’articolo 4 della legge regionale n. 37 del 2017, e non ancora impegnate. Le somme di cui al primo periodo, possono essere utilizzate, su esplicita richiesta dei Consiglieri regionali interessati, da presentarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, per l’effettuazione, nei limiti di quanto individualmente versato, dei pagamenti necessari ai fini della maturazione dell’indennità differita…
Ricordiamo che quel fondo è alimentato dalle somme derivanti dalla legge regionale che nel 2017 aveva aboliti i vitalizi. In pratica quei risparmi, integrati dalle eventuali rinunce volontarie effettuate dai consiglieri, confluiscono nel fondo.
Siccome è stato dichiarato che l’introduzione del nuovo metodo contributivo non avrebbe avuto alcun costo a carico della Regione, “invarianza di spesa”, hanno pensato bene di ricorrere a risorse non utilizzate del fondo destinato a iniziative sociali. E questo è il primo atto. Andiamo al secondo.
Bardi fa il furbo
“Arriva lui” dice una canzone. Dopo giorni di indignazione popolare e una proposta di referendum abrogativo, il palazzo “trema”. E così Bardi corre ai ripari. In un comunicato stampa di oggi, dichiara che “con l’intera maggioranza abbiamo condiviso due indirizzi chiari, che saranno tradotti in modifiche normative: separare completamente il sistema contributivo da qualsiasi fondo ed eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività. Il fondo costituito integralmente dal taglio volontario delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato e sarà destinato a interventi nel sociale, a difesa dei più fragili, individuati contestualmente alla modifica della normativa. Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo.”
Evidentemente lo spauracchio del referendum e l’indignazione popolare sono serviti a qualcosa. Tuttavia, la pezza del presidente e dei suoi suggeritori non copre alcun buco, anzi ne apre uno più grande. Non perché si conferma il vitalizio, ma perché si prova a girare la frittata quando è già bruciata. Capiamo che usare quel fondo sarebbe stato davvero “cinico e baro”. Perciò Bardi prova a togliersi dall’imbarazzo. Ma quel fondo adesso bisogna abrogarlo? Lo chiediamo al presidente del Consiglio, Pittella.
Bardi aggiunge un’altra novità a revisione della legge approvata: “eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività.” Venendo meno l’uso del fondo costituito integralmente dal taglio volontario delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali, si pone una questione di costi. E dunque l’idea è, almeno sembra, di evitare che la norma “sui privilegi” venga applicata anche agli ex consiglieri.
Per rendere operative le dichiarazioni di Bardi, sarà necessario ritornare in Consiglio regionale per la modifica della legge, con tutto l’iter preventivo.
Insomma, il privilegio resta tutto. Il fatto è che viene utilizzato, per i Consiglieri, il cosiddetto metodo contributivo come si fa per i lavoratori dipendenti. Ai consiglieri regionali viene trattenuto l’8,6 per cento dell’indennità di 6.700 euro, pari a 580 euro, e la Regione aggiunge una cifra 2,7 volte l’importo della trattenuta, cioè 1.595 euro al mese per ogni consigliere che in totale fanno 2.180 euro al mese. La cifra finale costituisce l’accantonamento che dopo 5 anni si tradurrà nel diritto ad un vitalizio di 600 euro.
Dato che nella legge hanno scritto che l’operazione è ad invarianza di spesa, dove prenderanno i soldi per la quota a carico della Regione, 1.600 euro, che in prima battuta avrebbero attinto da quel fondo sociale? Se, come ci fa sapere Bardi, quel fondo non si tocca, vuol dire che quell’integrazione di 1.595 euro saranno a carico dei cittadini? Insomma, il vitalizio che qualcuno ama chiamare “indennità differita”, rimane. La differenza è che se con la legge approvata il 30 dicembre 2025 lo pagavano gli stessi consiglieri con le somme accantonate nel fondo di cui all’articolo 4, adesso, con la modifica annunciata da Bardi la pagheranno i lucani. O no? Qualcuno ci spieghi.


