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Aggiunti altri 15 prodotti lucani agroalimentari nell’elenco nazionale di quelli tradizionali

Dalla panetteria alla pasticceria e dalla gastronomia alle produzioni vegetali tipiche. Cia: è in aumento la “Dop Economy lucana”

Con i 15 i prodotti lucani – della panetteria, della pasticceria e della gastronomia, produzioni vegetali tipiche – inseriti nell’aggiornamento dell’Elenco nazionale dei Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), è in aumento la “Dop Economy lucana” ( i prodotti alimentari dop, igp, stg, pat e i vini a denominazione di origine) che nel 2024 ha raggiunto un fatturato diretto di 18 milioni di euro. E’ il commento di Cia-Agricoltori Potenza-Matera.

La Basilicata vanta oltre 200 prodotti PAT inseriti nell’elenco nazionale, un numero in crescita che racconta una biodiversità sorprendente e radici culturali profonde. Si tratta di prodotti di piccole quantità e riferiti ad aree territoriali troppo ristrette per poter ambire a una certificazione comunitaria DOP o IGP e persino difficili da reperire.  Tra i riconoscimenti più recenti l’Indicazione geografica protetta per la Lucanica di Picerno che è il traguardo di un lungo lavoro degli allevatori e dei trasformatori di salumi dell’intera area e dell’iniziativa incalzante della Cia con il contributo rilevante di Unibas.

Ora -spiega Cia Potenza- i consumatori staranno più attenti perché i produttori indicano in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali)”; “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali)”; “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali)”. Siamo ad ulteriori opportunità di crescita per  il settore agroalimentare lucano che ha visto un forte incremento dell’export: è passato da 87 milioni di euro nel 2017 a circa 212 milioni più recenti, il valore più alto degli ultimi 30 anni. Questo include sia prodotti agricoli sia trasformati.  Anche se l’agroalimentare rappresenta una parte limitata del totale dell’export regionale (circa 7,4%), la crescita è stata molto forte e superiore alla media italiana.  E crescono in regione i produttori certificati nel settore agroalimentare di qualità. Sono agricoltori, allevatori, trasformatori, piccoli operatori che si occupano di Dop, Igp e Stg sempre più richiesti sui mercati e che consentono maggiore remuneratività.

In Basilicata sono 324, in aumento rispetto al 2021 (più 29,6%). Tra i settori in crescita per numero di produttori figura, in particolare, quello delle carni fresche. L’Italia mantiene il suo primato tra i Paesi UE per riconoscimenti nel comparto del cibo. In crescita i produttori nel Mezzogiorno. Questo il quadro tracciato dall’Istat nel Report 2022 su “Prodotti agroalimentari di qualità Dop, Igp e Stg”.  Nella nostra regione al primo posto i produttori dell’ortofrutta – 144 di cui 21 sono anche trasformatori – in numerosi comprensori della Basilicata (in gran parte Metapontino) per un’estensione di 257 ettari. Seguono gli allevamenti  – 63 (più 16,7%) – con una superficie di 1208 ha, più 8,7% in un anno. Si tratta di “marchi” che non sono solo etichette: rappresentano garanzia di tracciabilità, qualità e territorio, aumentano il valore commerciale dei prodotti e favoriscono la promozione della Basilicata nel mercato globale. In sintesi un volano per turismo, economia e identità. . I prodotti PAT, DOC e IGP –  evidenzia Cia – sono le tessere di un mosaico di eccellenze che meritano di essere conosciute, gustate e valorizzate attraverso strumenti più efficaci di promo-commercializzazione.

Secondo Cia  occorre, dunque, salvaguardare e conservare questa tradizione, organizzarla con adeguate forme di tutela e farne strumento di sviluppo economico per imprese e comunità locali. In particolare, è importante il legame fra territorio, consuetudini alimentari e tradizioni enogastronomiche: tutto ciò offre identità e sviluppo alle comunità locali. Sono necessarie iniziative di promozione della vendita diretta dei prodotti dell’azienda agricola, delle “strade enogastronomiche” collegate ai prodotti tipici e ai vini di qualità, del turismo attraverso le tipicità agroalimentari, i musei del cibo e la tradizione contadina. Puntando su una ristorazione dedicata alle ricette e prodotti locali, anche nelle mense pubbliche, su un’ospitalità turistica alberghiera che valorizzi le tradizioni alimentari locali. In Basilicata, sottolinea ancora la Cia regionale, possiamo creare un reale circuito virtuoso partendo dalla realizzazione del marchio “Qualità Lucana” quale brand di riconoscimento e valorizzazione del nostro sistema agroalimentare, agriturismo e agroambiente.